Cancellati
dalle mappe catastali sono finiti per essere «inglobati»
dalle ville progettate, a partire dagli anni Cinquanta dal
grande architetto e scenografo Antonio Valente e sono
diventati, anch'essi, proprietà privata, muniti di
cancelletti azionati da dispositivi automatici o più
semplicemente apribili con una semplice chiave, in possesso
di pochi eletti.
«Ormai l'unica discesa a mare a
nostra disposizione è quella che porta alla Grotta delle
Capre ma le pessime condizioni della strada l'hanno resa
sempre più rischiosa», ci conferma Alfredo C., uno dei
tanti abitanti di San Felice Circeo, che da anni sono stati
costretti a rinunciare a Punta Rossa per emigrare nella
vicina Sabaudia e godere di un mare altrettanto bello.
Ma la chiusura incontrollata ed indisturbata degli
accessi al mare, che erano naturalmente pubblici, non ha
soltanto negato un elementare diritto a chi non ha la
fortuna di possedere una villa ma ha fatto sì che sugli
scogli, che non possono certamente essere ritenuti
proprietà privata, «fiorissero», piazzole di cemento armato
su cui piazzare ombrelloni e sdraio, naturalmente con «uso
vietato» agli estranei o meglio agli intrusi.
Spesso
per ragioni di «privacy» le piazzole di cemento armato
realizzate sugli scogli sono state munite di reti di
recinzione in ferro, a dispregio di tutti i vincoli
ambientali, paesaggistici e comunitari che gravano sulla
zona di Quarto Caldo.
La carenza di varchi è
praticamente assoluta e le possibilità che il problema
possa essere risolto sono pressoché nulle.
«Non mi
risulta che il Comune si sia mai fatto carico del problema
che riscontriamo anche in certi tratti di via del Sole e
via delle Batterie», conclude Alfredo.
Per fare un
bagno a Punta Rossa ormai non c'è che un modo: essere
ospite in una delle tante ville che si susseguono, protette
dal verde e dai cancelli, su via del Faro, sino a piazzetta
Valente. In caso contrario meglio rinunciarvi.
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20/05/2008