Su un conto di Andrea Di
Fusco, ad esempio, sarebbe transitato un assegno di 300
mila euro emesso dal consorzio "IRICAV" della Regione
Campania e destinato agli espropri per la Tav, la linea
ferroviaria dell'alta velocità Roma-Cassino-Napoli. La
ditta che avrebbe dovuto effettuare i lavori era infatti
fallita, ma ha incassato ugualmente parte dei soldi che,
anzichè finire nella massa fallimentare, sarebbero stati
deviati sul conto del Di Fusco, uscendone poi in contanti,
mentre 80 mila euro finiti su altri conti di suoi
familiari. Per quanto riguarda invece Riccardelli, c'è da
registrare come un'azienda di Formia a lui vicina, per
acquisiti rapporti di parentela e sottoposta a ben 27
procedure di pignoramento e fallimentari, é stata
protestata solo a seguito della recente ispezione
ministeriale, per un milione di euro, ai danni di
commercianti locali ed anche esteri. A ciò vanno aggiunti
tutta una serie di falsi verbali di pignoramento, per merce
inesistente. Intanto domani si potrebbero avere i primi
sviluppi dal Tribunale del Riesame, che, tra l'altro, si
pronuncerà sulla richiesta di un provvedimento meno
afflittivo per Antonio Aurola, difeso dagli avvocati
Archidiacono e Costante. L'ex responsabile dell'ufficio
pignoramenti del Tribunale di Gaeta, a differenza di
Riccardelli e Di Fusco (che si trovano ai domiciliari), è
rinchiuso in carcere a Latina. Ma anche gli avvocati Luca
Scipione e Vincenzo Macari, difensori di Riccardelli e Di
Fusco, attendono novità positive per i loro clienti.
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19/05/2008