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Salvatore Ialongo, diciannove anni senza una «verità»


Orazio Ruggieri
ITRI Salvatore Ialongo, chi l'ha visto? E' il giallo di fine secolo a Itri. L'uomo, oggi 64enne se in vita, è scomparso dal periodo del Corpus Domini del 1989 e dal 18 giugno del 1990 si è cominciato a parlare di sparizione «certificata».

Viveva in Itri, in via san Martino, all'allora civico 16 (oggi riscritto come 30), ai piedi dello storico castello, a quel tempo non ancora restaurato. Ottimo muratore, fu apprezzatissimo nella lunga esperienza di emigrato (1971-1984) in Germania Ovest, a quel tempo ancora divisa dal muro di Berlino. Sposato con una bellissima ragazza del posto, rientrò in Italia dopo la morte del padre e con la madre che si era ritirata a vivere a Fondi presso la figlia Civitina, operatrice nella mensa della scuola materna di Itri e pendolare quotidiana tra la città della Piana e il suo paese d'origine e di lavoro. Dal versatile interesse e dalle tante amicizie, aveva il culto di una esistenza improntata al clichè bohemien attorno ad un fiasco di buon vino nella mansarda, dove il più stretto interlocutore quotidiano è stato il cugino Vinicio, che, ancora oggi, lo ricorda con commozione, quando qualcuno gli chiede, nei pressi della sua abitazione in vico Uso, presso la torre cilindrica dell'Orto della Corte, di parlare di Salvatore. L'uomo aveva interesse nei confronti dell'archeologia e qualcuno, senza prove d'altronde, sussurra che proprio in quel settore potessero essere maturate antipatie nei suoi confronti. Chissà. L'alone del mistero accompagna l'ultima vicenda, quella che suggella con un salto nel buio la sua esperienza esistenziale che dal 1989 non ha più dato segni di provata documentazione.

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07/05/2008










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