Viveva in Itri, in via san Martino, all'allora civico 16
(oggi riscritto come 30), ai piedi dello storico castello,
a quel tempo non ancora restaurato. Ottimo muratore, fu
apprezzatissimo nella lunga esperienza di emigrato
(1971-1984) in Germania Ovest, a quel tempo ancora divisa
dal muro di Berlino. Sposato con una bellissima ragazza del
posto, rientrò in Italia dopo la morte del padre e con la
madre che si era ritirata a vivere a Fondi presso la figlia
Civitina, operatrice nella mensa della scuola materna di
Itri e pendolare quotidiana tra la città della Piana e il
suo paese d'origine e di lavoro. Dal versatile interesse e
dalle tante amicizie, aveva il culto di una esistenza
improntata al clichè bohemien attorno ad un fiasco di buon
vino nella mansarda, dove il più stretto interlocutore
quotidiano è stato il cugino Vinicio, che, ancora oggi, lo
ricorda con commozione, quando qualcuno gli chiede, nei
pressi della sua abitazione in vico Uso, presso la torre
cilindrica dell'Orto della Corte, di parlare di Salvatore.
L'uomo aveva interesse nei confronti dell'archeologia e
qualcuno, senza prove d'altronde, sussurra che proprio in
quel settore potessero essere maturate antipatie nei suoi
confronti. Chissà. L'alone del mistero accompagna l'ultima
vicenda, quella che suggella con un salto nel buio la sua
esperienza esistenziale che dal 1989 non ha più dato segni
di provata documentazione.
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07/05/2008