Suo figlio Oddone (ca.1010-ca.1058), sposando la
gran duchessa Adelaide (?-1091), figlia del marchese di
Torino, Olderico Manfredi, Signora della "marca d'Italia"
(Susa e Torino) e una delle più grandi donne del secolo XI,
allargò i suoi domini al di qua delle Alpi. Nella prima
metà del secolo XII, Amedeo III (1095-1148) si oppose alla
nomina imperiale di Lotario di Suplimburgo (ca.1060-1137),
che gli tolse il controllo di Torino (1136). Suo figlio,
Umberto III il Beato (ca.1135-1189), pio ed energico
insieme, sostenne il Papa, Alessandro III (ca.1310-1181;
pontefice dal 1159), contro Federico Barbarossa
(ca.1123-1190), il quale a danno dei Savoia, voleva
restaurare l'autorità imperiale anche nei domini
dell'antico Regno di Borgogna. Per la posizione geografica
dei loro domini, i Savoia dovettero partecipare
contemporaneamente, tanto dal punto di vista politico che
militare, su due fronti: durante i secoli XII e XIII essi
lottarono aspramente contro i maggiori feudatari del
Piemonte (i marchesi del Monferrato e di Saluzzo) e i
Comuni che erano in pieno sviluppo (Asti, Vercelli, Torino,
Alba, Chieri, Ivrea, Cuneo, Mondovì ecc.), e, infine,
contro la Casa d'Angiò, che, dalla Provenza, s'era estesa a
molte terre del Piemonte. Fra queste continue lotte, si
avvantaggiò notevolmente Tommaso I (1178-1233), figlio di
Umberto III, che ebbe privilegi e territori da parte
dell'Impero parteggiando prima per Filippo di Svevia
(1178-1208) e poi per Ottone IV di Brunswick
(ca.1175-1218); poi, per legare a sé il movimento dei
Comuni, riconobbe le loro franchigie; infine,da Federico II
(1194-1250) ebbe il vicariato imperiale in Piemonte. Dei
suoi figli, Pietro II, detto "Il piccolo Carlo Magno"
(1203-1268), guerreggiò in Svizzera, e Tommaso II (?-1259)
divenne Conte di Fiandra per aver sposato, nel 1237,
Giovanna, unica erede di Baldovino IX (1171-ca.1205):
perduta questa contea(1244), tornò in Piemonte, dove
combatté a lungo contro Asti, che era allora all'apice
della sua potenza, e le strappò Moncalieri, Torino, Chieri.
Dopo Tommaso II, lo Stato sabaudo andò diviso tra i suoi
figli: Tommaso III (1252-1282; ramo d'Acaia), Amedeo V
(1253-1323; Savoia) e Lodovico (baronia di Vand). Sebbene
tale divisione fosse nociva, lo Stato sabaudo iniziò da
allora una decisa ascesa per opera di Amedeo V, il "Conte
Grande". Alla fine del XIII secolo, fallito il tentativo di
Guglielmo VII di Monferrato (1240-1292) di unificare una
gran parte del Piemonte, toccò ai Savoia la funzione di
creare uno Stato di confine contro l'espansione francese
(angioina). Amedeo V, con il nipote Filippo I di Savoia
(ca.1267-1334), principe d'Acaia (per aver sposato, nel
1301, Isabella di Villehardouin, erede del principato
d'Acaia, in Grecia), seguirono la parte ghibellina,
ricevendo così favori dall'imperatore Enrico VII di
Lussemburgo (1275-1313), che nominò Amedeo V vicario
imperiale, e si allearono con i Visconti di Milano contro
gli Angioini. Ma tutto il Piemonte era, in quel tempo,
travagliato da continue guerre: vi parteciparono il
marchese di Saluzzo, il marchese di Monferrato (il quale,
per l'estinguersi della dinastia degli Aleramici, era
passato, nel 1305, alla dinastia dei Paleologi), gli Angiò,
i Visconti, gli Acaia, i Savoia e infine i Comuni. In
queste lotte, il dominio angioino si sfasciò, soprattutto
in favore del conte di Savoia Amedeo VI (1334-1383), detto
il "Conte Verde". Questo principe, brillante cavaliere e
abile condottiero, visto l'affermarsi, al di là delle Alpi,
della monarchia francese, avviò decisamente la politica
sabauda verso la Pianura Padana; cacciati gli Angioini,
guerreggiò vittoriosamente contro i principi d'Acaia (suoi
parenti), i marchesi di Saluzzo, i Visconti (1365) e andò a
sostenere (1366) suo cugino Giovanni V Paleologo,
imperatore d'Oriente, contro i Turchi e i Bulgari. Tornato
in patria, capitanò brillantemente, nel 1372-73, una lega
contro i Visconti, che gli fruttò Biella, Santhià e altre
terre del Vercellese. Perciò Amedeo VI crebbe in tale
prestigio e fama che, nel 1381, Venezia e Genova lo fecero
arbitro nella guerra di Chioggia (pace di Torino), e l'anno
dopo ebbe da Luigi I d'Angiò (1339-1384), erede di Giovanna
I di Napoli (1326-1382), l'importante città di Cuneo, con
l'obbligo di accompagnarlo nella spedizione contro Carlo
III di Durazzo (1345-1386), durante la quale Amedeo VI
morì. Il Conte Verde è il fondatore dell' "Ordine del
Collare dell'Annunziata", il più elevato Ordine
Cavalleresco del Regno d'Italia. Gli successe Amedeo VII
(1360-1391), detto il "Conte Rosso", valoroso guerriero
come il padre, che combatté a lungo nel Vallese, andò in
aiuto del re di Francia contro gli Inglesi, guerreggiò
contro il marchese di Saluzzo e, nel 1388, acquistò per
spontanea dedizione la valle di Barcellonetta, nonché la
contea di Nizza, portando così i confini dello Stato fino
al Mediterraneo. Gli successe Amedeo VIII (1383-1451), per
virtù militare e saggezza politica, il maggiore principe
sabaudo del Medioevo, il quale consolidò e allargò lo
Stato, sottraendosi all'influenza francese. Acquistò
Ginevra, guerreggiò contro il duca francese di Borbone e
contro i Bernesi; fu mediatore nelle lotte civili di
Francia; in Piemonte, approfittò dell'indebolimento dello
Stato visconteo, dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti
(1351-1402), per assoggettare il Vercellese, e riunì ai
domini aviti, per l'estinzione della dinastia, il
principato di Acaia (1418). Nel 1416, fu creato "duca"
dall'imperatore Sigismondo (1368-1437). Nel 1426, Amedeo
VIII si alleò con Venezia e Firenze contro Filippo Maria
Visconti (1402-1447), duca di Milano, e da lui ottenne la
promessa di avere Asti. Nel 1430, dopo aver ampliato e
consolidato lo Stato, Amedeo VIII emanò i "Decreta seu
statuta" del ducato, codice di leggi uniformi per signori e
città assoggettate. Torino, capitale ormai del nuovo Stato,
aveva già la sua Università, fondata nel 1405 da Lodovico
di Acaia. Così sorgeva ai confini occidentali dell'Italia
un vasto e forte Stato accentrato e ben ordinato, e fin
d'allora baluardo contro la Francia. Nel 1434, Amedeo VIII
lasciò al figlio Lodovico (1413-1465) il governo del Ducato
e si ritirò nell'eremo di Ripaglia (lago di Ginevra), ove
fondò con alcuni cavalieri l' "Ordine di San Maurizio". Nel
1440 fu eletto antipapa da parte del Concilio di Basilea
con il nome di Felice V, in opposizione a Eugenio IV
(1383-1447; pontefice dal 1431), ma nel 1449 abdicò,
sottomettendosi a papa Nicolò V (1397-1455; pontefice dal
1447).
Vai alla homepage
05/05/2008