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Mario Leocata La Casa di Savoia, regnante in Italia fino al ...

Mario Leocata
La Casa di Savoia, regnante in Italia fino al 1945, ebbe origine da Umberto I Biancamano (ca.980-ca.1047), conte di Savoia, uno dei più potenti feudatari del Regno di Borgogna; Signore di Nyon (lago di Ginevra) e conte d'Aosta, ebbe da Corrado II di Franconia, detto il Salico (990-1039), la contea di Maurienne (1034), per avergli dato manforte nella conquista del Regno di Borgogna.

Suo figlio Oddone (ca.1010-ca.1058), sposando la gran duchessa Adelaide (?-1091), figlia del marchese di Torino, Olderico Manfredi, Signora della "marca d'Italia" (Susa e Torino) e una delle più grandi donne del secolo XI, allargò i suoi domini al di qua delle Alpi. Nella prima metà del secolo XII, Amedeo III (1095-1148) si oppose alla nomina imperiale di Lotario di Suplimburgo (ca.1060-1137), che gli tolse il controllo di Torino (1136). Suo figlio, Umberto III il Beato (ca.1135-1189), pio ed energico insieme, sostenne il Papa, Alessandro III (ca.1310-1181; pontefice dal 1159), contro Federico Barbarossa (ca.1123-1190), il quale a danno dei Savoia, voleva restaurare l'autorità imperiale anche nei domini dell'antico Regno di Borgogna. Per la posizione geografica dei loro domini, i Savoia dovettero partecipare contemporaneamente, tanto dal punto di vista politico che militare, su due fronti: durante i secoli XII e XIII essi lottarono aspramente contro i maggiori feudatari del Piemonte (i marchesi del Monferrato e di Saluzzo) e i Comuni che erano in pieno sviluppo (Asti, Vercelli, Torino, Alba, Chieri, Ivrea, Cuneo, Mondovì ecc.), e, infine, contro la Casa d'Angiò, che, dalla Provenza, s'era estesa a molte terre del Piemonte. Fra queste continue lotte, si avvantaggiò notevolmente Tommaso I (1178-1233), figlio di Umberto III, che ebbe privilegi e territori da parte dell'Impero parteggiando prima per Filippo di Svevia (1178-1208) e poi per Ottone IV di Brunswick (ca.1175-1218); poi, per legare a sé il movimento dei Comuni, riconobbe le loro franchigie; infine,da Federico II (1194-1250) ebbe il vicariato imperiale in Piemonte. Dei suoi figli, Pietro II, detto "Il piccolo Carlo Magno" (1203-1268), guerreggiò in Svizzera, e Tommaso II (?-1259) divenne Conte di Fiandra per aver sposato, nel 1237, Giovanna, unica erede di Baldovino IX (1171-ca.1205): perduta questa contea(1244), tornò in Piemonte, dove combatté a lungo contro Asti, che era allora all'apice della sua potenza, e le strappò Moncalieri, Torino, Chieri. Dopo Tommaso II, lo Stato sabaudo andò diviso tra i suoi figli: Tommaso III (1252-1282; ramo d'Acaia), Amedeo V (1253-1323; Savoia) e Lodovico (baronia di Vand). Sebbene tale divisione fosse nociva, lo Stato sabaudo iniziò da allora una decisa ascesa per opera di Amedeo V, il "Conte Grande". Alla fine del XIII secolo, fallito il tentativo di Guglielmo VII di Monferrato (1240-1292) di unificare una gran parte del Piemonte, toccò ai Savoia la funzione di creare uno Stato di confine contro l'espansione francese (angioina). Amedeo V, con il nipote Filippo I di Savoia (ca.1267-1334), principe d'Acaia (per aver sposato, nel 1301, Isabella di Villehardouin, erede del principato d'Acaia, in Grecia), seguirono la parte ghibellina, ricevendo così favori dall'imperatore Enrico VII di Lussemburgo (1275-1313), che nominò Amedeo V vicario imperiale, e si allearono con i Visconti di Milano contro gli Angioini. Ma tutto il Piemonte era, in quel tempo, travagliato da continue guerre: vi parteciparono il marchese di Saluzzo, il marchese di Monferrato (il quale, per l'estinguersi della dinastia degli Aleramici, era passato, nel 1305, alla dinastia dei Paleologi), gli Angiò, i Visconti, gli Acaia, i Savoia e infine i Comuni. In queste lotte, il dominio angioino si sfasciò, soprattutto in favore del conte di Savoia Amedeo VI (1334-1383), detto il "Conte Verde". Questo principe, brillante cavaliere e abile condottiero, visto l'affermarsi, al di là delle Alpi, della monarchia francese, avviò decisamente la politica sabauda verso la Pianura Padana; cacciati gli Angioini, guerreggiò vittoriosamente contro i principi d'Acaia (suoi parenti), i marchesi di Saluzzo, i Visconti (1365) e andò a sostenere (1366) suo cugino Giovanni V Paleologo, imperatore d'Oriente, contro i Turchi e i Bulgari. Tornato in patria, capitanò brillantemente, nel 1372-73, una lega contro i Visconti, che gli fruttò Biella, Santhià e altre terre del Vercellese. Perciò Amedeo VI crebbe in tale prestigio e fama che, nel 1381, Venezia e Genova lo fecero arbitro nella guerra di Chioggia (pace di Torino), e l'anno dopo ebbe da Luigi I d'Angiò (1339-1384), erede di Giovanna I di Napoli (1326-1382), l'importante città di Cuneo, con l'obbligo di accompagnarlo nella spedizione contro Carlo III di Durazzo (1345-1386), durante la quale Amedeo VI morì. Il Conte Verde è il fondatore dell' "Ordine del Collare dell'Annunziata", il più elevato Ordine Cavalleresco del Regno d'Italia. Gli successe Amedeo VII (1360-1391), detto il "Conte Rosso", valoroso guerriero come il padre, che combatté a lungo nel Vallese, andò in aiuto del re di Francia contro gli Inglesi, guerreggiò contro il marchese di Saluzzo e, nel 1388, acquistò per spontanea dedizione la valle di Barcellonetta, nonché la contea di Nizza, portando così i confini dello Stato fino al Mediterraneo. Gli successe Amedeo VIII (1383-1451), per virtù militare e saggezza politica, il maggiore principe sabaudo del Medioevo, il quale consolidò e allargò lo Stato, sottraendosi all'influenza francese. Acquistò Ginevra, guerreggiò contro il duca francese di Borbone e contro i Bernesi; fu mediatore nelle lotte civili di Francia; in Piemonte, approfittò dell'indebolimento dello Stato visconteo, dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti (1351-1402), per assoggettare il Vercellese, e riunì ai domini aviti, per l'estinzione della dinastia, il principato di Acaia (1418). Nel 1416, fu creato "duca" dall'imperatore Sigismondo (1368-1437). Nel 1426, Amedeo VIII si alleò con Venezia e Firenze contro Filippo Maria Visconti (1402-1447), duca di Milano, e da lui ottenne la promessa di avere Asti. Nel 1430, dopo aver ampliato e consolidato lo Stato, Amedeo VIII emanò i "Decreta seu statuta" del ducato, codice di leggi uniformi per signori e città assoggettate. Torino, capitale ormai del nuovo Stato, aveva già la sua Università, fondata nel 1405 da Lodovico di Acaia. Così sorgeva ai confini occidentali dell'Italia un vasto e forte Stato accentrato e ben ordinato, e fin d'allora baluardo contro la Francia. Nel 1434, Amedeo VIII lasciò al figlio Lodovico (1413-1465) il governo del Ducato e si ritirò nell'eremo di Ripaglia (lago di Ginevra), ove fondò con alcuni cavalieri l' "Ordine di San Maurizio". Nel 1440 fu eletto antipapa da parte del Concilio di Basilea con il nome di Felice V, in opposizione a Eugenio IV (1383-1447; pontefice dal 1431), ma nel 1449 abdicò, sottomettendosi a papa Nicolò V (1397-1455; pontefice dal 1447).

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05/05/2008










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