Dodici persone sono state
arrestate dalla squadra mobile di Latina e dal
commissariato di Terracina, con una lunga serie di accuse
legate da quella di associazione per delinquere. Altre 25
persone risultano indagate. Decine le perquisizioni
effettuate, a partire dalle 4 di ieri, da almeno 150
poliziotti di Latina, Roma e Napoli con l'aiuto di unità
cinofile. In carcere sono finiti i capi della presunta
organizzazione: Renato Luzzi e Riccardo Andrea Di Meo,
terracinesi di 37 e 36 anni, soci nel settore delle
onoranze funebri e il primo titolare anche di una ditta di
pulizie. Dietro le sbarre anche i loro concittadini Matteo
Lombardi, 23 anni, Antonio Del Monte, di 32, e il 21enne
Francesco Iannarilli, accusati di essere gli esecutori
materali di alcuni incendi e di essere coinvolti nel
traffico di droga locale. Giuseppe Anastasio, napoletano
26enne, è ritenuto invece l'importatore della cocaina
proveniente dalla Campania. Proprio con la droga, infatti,
sarebbero stati pagati in alcuni casi i ragazzi assoldati
per gli incendi: da tossicodipendenti ne facevano uso e da
spacciatori ne rivendevano il resto. Il terracinese 48enne,
Renato Patriarca, sarebbe invece dietro ad un'attività
parallela dell'organizzazione: il suo compito sarebbe stato
quello di fondare società fantasma con cui truffare altre
imprese. L'esempio più eclatante a danno di aziende
vinicole del Nord Italia, pagate con assegni scoperti per
circa 180mila euro. Con lui avrebbe operato anche un
siriano di 35 anni, Mohamed Sayed, arrestato nel pomeriggio
di ieri nello studio del suo avvocato latinense.
L'extracomunitario sarebbe anche tra gli organizzatori
degli attentati. Ai domiciliari sono finiti altri quattro
terracinesi: Antonio Iannucci, 28 anni, Carlo Gennaro
Marsella, 35enne preso a Fondi, Cristian Mandatori, 23 anni
e Andrea Pagliaroli, 26enne catturato in casa della
fidanzata a Nettuno. Secondo la Polizia, si tratterebbe di
altri «mercenari del fuoco»: per un incendio, anche
quattromila euro. Gli investigatori sono arrivati agli
indagati grazie ad intercettazioni, con cui si seguivano i
movimenti dell'organizzazione, il cui lo scopo principale
sarebbe stato quello di impedire a qualunque altro
concorrente di mettersi sul mercato. I conoscenti del
gruppo non erano certo esenti da minacce: bruciate due auto
ad una ex dipendente di Luzi, colpevole di aver avviato in
proprio un'impresa di pulizie, mentre la figlia minorenne
sarebbe stata costretta a licenziarsi a causa delle
continue molestie sessuali quando Di Meo la accompagnava al
lavoro. A un neo-impresario del settore funebre, costretto
alla fine a rinunciare al progetto di aprire un'agenzia, di
auto ne sono state invece bruciate cinque.
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01/05/2008