Le società titolari dell'area hanno bruciato i
tempi, provvedendo alla rimozione di buona parte dei
rifiuti più nocivi, rappresentati in primis dall'eternit.
L'intervento è stato avviato poco dopo la sentenza del Tar
di Latina che di fatto obbligava le società proprietarie
del sito ad avviare i lavori di riqualificazione. «La
bonifica doveva essere in linea di principio essere
eseguita dal responsabile dell'inquinamento -sentenziarono
i magistrati del Tar- se questi non è noto o non risulta
possibile obbligarlo alla bonifica, quest'ultima è eseguita
dall'amministrazione che potrà, per recuperare le spese,
rivalersi sul proprietario, essendo il suo credito
assistito da privilegio speciale immobiliare sull'area. A
sua volta il proprietario ha la facoltà di eseguire lui
stesso la bonifica con la procedura indicata dall'art.9 del
D.M. 471». Negli ultimi anni non sono mancati i colpi di
scena sul sito di borgo Piave. La polizia provinciale nel
2003 procedette al sequestro giudiziario della struttura
abbandonata, rilevando la presenza di rifiuti in modo
incontrollato. Gli ispettori dell'Arpa entrarono in azione
sempre nello stesso anno confermando «la presenza di fibre
di amianto». Successivi esami hanno portato al rilevamento
dell'inquinamento della falda acquifera, «a soli 5 metri di
profondità in terreno di media permeabilità». Dopo aver
constatato il mancato adempimento dei due vecchi
proprietari del sito, il Comune di Latina adottava
nell'estate del 2005 l'ordinanza di bonifica. Sul futuro
dell'area non sembrano esserci molti dubbi. La Sviluppo
Immobiliare srl ha presentato un progetto di programma
integrato, che prevedeva per l'area del sito dismesso un
cambio di destinazione urbanistica, con realizzazione di
una grande struttura di vendita per 158.250 mc.
All'orizzonte si profila un nuovo centro commerciale.
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28/04/2008