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Latina

L'amministrazione di Gaeta dovette sborsare oltre 350 milioni di lire: Corte dei Conti assolve due politici e un funzionario

Comune danneggiato, nessuno pagherà
Per i giudici esistono delle responsabilità, ma manca l'elemento della colpa grave

Clemente Pistilli
GAETA Responsabili per gli oltre 350 milioni di vecchie lire che il Comune era stato costretto a sborsare a favore di una ditta edile, ma da assolvere mancando «l'elemento psicologico della colpa grave». Un danno alle casse dell'ente pubblico dovuto a negligenza e trascuratezza, ma nessun risarcimento dovuto.

Queste le valutazioni fatte dalla sezione giurisdizionale del Lazio della Corte dei Conti, chiamata a pronunciarsi su una controversa e annosa vicenda relativa ad alloggi popolari, che ha appunto assolto l'ex sindaco Erasmo Di Nitto, l'ex assessore ai lavori pubblici Raffaele Esposito e il funzionario dell'ufficio tecnico del Comune Emilio Masiello.
Il caso esaminato dalla magistratura contabile riguarda diciotto alloggi di edilizia economica e popolare realizzati nell'ambito del piano di zona Il Colle C1. Una ditta edile, il 23 marzo 1987, stipulò con il Comune una convenzione che gli dava il diritto di superficie sull'area, per costruire tali appartamenti. Ben presto si scoprì che le nuove case erano irragiungibili e la stessa ditta realizzò quindi anche una strada d'accesso, via degli Olmi, oltre alle fogne. Il Comune non riconobbe tali lavori e venne quindi citato in giudizio. Il Tribunale di Latina riconobbe, nel 2001, le ragioni della società e condannò l'amministrazione comunale a pagare oltre 350 milioni di vecchie lire. Il 25 maggio 2003 a Palazzo furono costretti a inserire la somma tra i debiti fuori bilancio e a contrarre, l'11 febbraio 2004 un mutuo. Contestualmente partì dal Comune una segnalazione alla magistratura contabile, che iniziò a indagare sulla vicenda.
La Procura presso la Corte dei Conti, ritenendo censurabile la condotta tenuta da politici e funzionari, il 13 aprile 2006 inviò gli atti di citazione all'ex sindaco Di Nitto, all'ex assessore Esposito e al funzionario Masiello. Per gli inquirenti la giunta Di Nitto, insediatasi nel settembre 1991, ricevuta la citazione dalla ditta edile, nonostante l'atto fosse fondato, non tentò alcuna transazione, andando così verso la condanna del Comune e il conseguente notevole esborso di denaro. In particolare la Procura chiamò a risarcire di 181.268,61 euro, per danno erariale, l'ex primo cittadino, l'ex assessore e il funzionario, addebitando il 50% del risarcimento a Masiello, il 25% a Di Nitto e il restante 25% a Esposito, difesi dagli avvocati Luigi Di Nitto, Michele Buono, Pasqualino Magliuzzi e Giulio Correale.
La sezione giurisdizionale del Lazio, presieduta dal giudice Salvatore Nottola, con consiglieri Agostino Basta e Giuseppina Maio, dopo aver sentito il vice procuratore generale Marco Smiroldo e le difese, ha ora ritenuto di assolvere i tre convenuti, pur riconoscendo la loro responsabilità nell'accaduto. «Ad avviso del collegio - specificano i giudici nella sentenza - si è in presenza di ipotesi di semplice negligenza e trascuratezza, che consente di ritenere affievolito il livello di responsabilità. La sezione ritiene che i convenuti, pur essendo responsabili, debbano essere mandati assolti per mancanza dell'elemento psicologico della colpa grave».

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02/02/2008










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