Queste le
valutazioni fatte dalla sezione giurisdizionale del Lazio
della Corte dei Conti, chiamata a pronunciarsi su una
controversa e annosa vicenda relativa ad alloggi popolari,
che ha appunto assolto l'ex sindaco Erasmo Di Nitto, l'ex
assessore ai lavori pubblici Raffaele Esposito e il
funzionario dell'ufficio tecnico del Comune Emilio
Masiello.
Il caso esaminato dalla magistratura
contabile riguarda diciotto alloggi di edilizia economica e
popolare realizzati nell'ambito del piano di zona Il Colle
C1. Una ditta edile, il 23 marzo 1987, stipulò con il
Comune una convenzione che gli dava il diritto di
superficie sull'area, per costruire tali appartamenti. Ben
presto si scoprì che le nuove case erano irragiungibili e
la stessa ditta realizzò quindi anche una strada d'accesso,
via degli Olmi, oltre alle fogne. Il Comune non riconobbe
tali lavori e venne quindi citato in giudizio. Il Tribunale
di Latina riconobbe, nel 2001, le ragioni della società e
condannò l'amministrazione comunale a pagare oltre 350
milioni di vecchie lire. Il 25 maggio 2003 a Palazzo furono
costretti a inserire la somma tra i debiti fuori bilancio e
a contrarre, l'11 febbraio 2004 un mutuo. Contestualmente
partì dal Comune una segnalazione alla magistratura
contabile, che iniziò a indagare sulla vicenda.
La
Procura presso la Corte dei Conti, ritenendo censurabile la
condotta tenuta da politici e funzionari, il 13 aprile 2006
inviò gli atti di citazione all'ex sindaco Di Nitto, all'ex
assessore Esposito e al funzionario Masiello. Per gli
inquirenti la giunta Di Nitto, insediatasi nel settembre
1991, ricevuta la citazione dalla ditta edile, nonostante
l'atto fosse fondato, non tentò alcuna transazione, andando
così verso la condanna del Comune e il conseguente notevole
esborso di denaro. In particolare la Procura chiamò a
risarcire di 181.268,61 euro, per danno erariale, l'ex
primo cittadino, l'ex assessore e il funzionario,
addebitando il 50% del risarcimento a Masiello, il 25% a Di
Nitto e il restante 25% a Esposito, difesi dagli avvocati
Luigi Di Nitto, Michele Buono, Pasqualino Magliuzzi e
Giulio Correale.
La sezione giurisdizionale del Lazio,
presieduta dal giudice Salvatore Nottola, con consiglieri
Agostino Basta e Giuseppina Maio, dopo aver sentito il vice
procuratore generale Marco Smiroldo e le difese, ha ora
ritenuto di assolvere i tre convenuti, pur riconoscendo la
loro responsabilità nell'accaduto. «Ad avviso del collegio
- specificano i giudici nella sentenza - si è in presenza
di ipotesi di semplice negligenza e trascuratezza, che
consente di ritenere affievolito il livello di
responsabilità. La sezione ritiene che i convenuti, pur
essendo responsabili, debbano essere mandati assolti per
mancanza dell'elemento psicologico della colpa grave».
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02/02/2008