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Latina

Formia La battaglia degli operatori balneari ha portato all'invocata delocalizzazione L'area attuale sarà «bonificata». Controlli per bloccare eventuali abusivi

Basta allevamenti a Vindicio

Sergio Monforte
FORMIA Si concretizza, finalmente, il progetto di delocalizzazione degli impianti di mitilicoltura ed itticoltura presenti nel Golfo di Gaeta. E' stato l'assessore all'Ambiente del Comune di Formia, Enrico Paone, a rendere noto i risultati dell'incontro svoltosi, l'altro giorno, presso la Capitaneria di Porto di Gaeta, con la partecipazione del comandante Vincenzo Leone e dei rappresentanti della Regione Lazio, della Provincia di Latina, dell'Arpa, della Asl, dell'Autorità portuale e dei Comuni di Formia e Gaeta.


In base a quanto deciso, nel giugno scorso, dall'assessore regionale alla Mobilità, Fabio Ciani, ed al piano di delocalizzazione predisposto dalla Commissione tecnica, di cui fanno parte anche i professori Ennio Zaottini e Stefano Cautadella, i filari di mitilicoltura che attualmente sono stati impiantati a poco più di trecento metri dal litorale formiano di Vindicio, verranno spostati almeno a 1.500 metri dalla costa, a partire dal gennaio del prossimo anno. Premessa d'obbligo a tale operazione, una verifica dell'effettiva regolarità degli allevamenti, poiché, in base ai controlli effettuati, nel maggio scorso, dalla sezione operativa navale di Formia della Guardia di finanza, risultò un abnorme ed illegale ampliamento di diversi impianti, rispetto ai metri quadri previsti dalle concessioni rilasciate, a suo tempo, dalla Capitaneria di Porto di Gaeta e dalla stessa Regione Lazio. Secondo tali dati, effettuati per difetto, l'area completa occupata dalla mitilicoltura è di 653.455 mq, rispetto ai 330.000 dati in concessione, mentre quella asservita agli impianti di itticoltura è di 254.018 mq, rispetto ai 130.000 ufficialmente occupati. Circa mezzo milione di metri quadri di allevamenti abusivi, dunque, a 300 metri dalla costa ed al centro del Golfo di Gaeta, in aggiunta ad un ulteriore milione di metri quadri di mare, interdetto alla navigazione, tra fasce di sicurezza, zone di sperimentazione e classificazione delle acque, con evidenti conseguenze drammatiche, tanto sull'economia turistico-balneare del comprensorio, quanto sullo stato di inquinamento dei fondali. Tant'è vero che, subito dopo lo spostamento dei vivai, occorrerà procedere al dragaggio dell'area attualmente occupata, avviando un completo e definitivo disinquinamento del Golfo. Per questo, restano, però, da definire i tempi della delocalizzazione off shore e cioè, oltre punta Stendardo, anche per gli impianti di itticoltura, come assicurato dallo stesso assessore regionale Fabio Ciani.
Per quanto riguarda, infine, i problemi della pesca, l'Ascom-Confcommercio di Formia e gli operatori ittici dell'associazione «La Quercia», presieduta da Giovanni Masiello, hanno indirizzato al ministro De Castro, al presidente della Regione, Marrazzo, all'assessore Valentini ed alla Provincia, la richiesta di un contributo «una tantum», a favore dei pescatori del Golfo, «gravemente danneggiati dal ricorrente fenomeno delle mucillagini, dalla crescente carenza di pescato e dalle limitazioni imposte al settore».









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