La pena prevede il
versamento di una cifra che sfiora i tremila euro per
ciascuno. La vicenda risale al 2002, periodo in cui i
sessantuno protagonisti della vicenda, si recarono in un
noto centro diagnostico del Comune di Minturno, per
effettuare degli esami di laboratorio.
In occasione
delle prestazioni ottenute sottoscrissero un modulo nel
quale affermavano il loro diritto ad usufruire
gratuitamente di prestazioni sanitarie. Per l'Autorità
Giudiziaria ciò avrebbe procurato un danno alla Asl di
Latina, che ha poi provveduto a rimborsare il costo delle
prestazioni effettuate al centro diagnostico minturnese. I
sessantuno condannati, che con quelle attestazioni
avrebbero tratto un ingiusto profitto, sono accusati di
truffa aggravata e falso nei confronti dello Stato. Il
Decreto Penale emesso nei loro confronti prevede il
pagamento di circa 2900 euro a testa.
Stante
l'esiguità del fatto, infatti, era stato lo stesso P.M. a
chiedere al Gip di emettere una condanna pecuniaria,
accolta dal Gip pontino, dott. Toselli. Tra i sessantuno
condannati, oltre ad operai in cassa integrazione,
impiegati, dipendenti di esercizi pubblici, figurano anche
dei liberi professionisti. L'indagine sulle false
attestazioni di esenzione del ticket furono portate avanti
dalla Guardia di Finanza, la quale andò a controllare la
veridicità dell'autocertificazione, che ha portato al
mancato pagamento delle somme previste dai tariffari
sanitari. Gli accusati, che potranno presentare opposizione
alla decisione del magistrato, hanno un'età compresa tra i
23 anni di una ragazza minturnese e i 69 anni di tre
pensionati. Va inoltre sottolineato che il centro
diagnostico risulta estraneo a qualsiasi tipo di
«imbroglio».