La vicenda è improvvisamente
ritornata di attualità perchè i difensori , gli avvocati
Sergio Rastrelli e Massimo Krogh, avevano chiesto la fine
delle misure cautelari. I due legali avevano contestato il
fatto che nei confronti dell'indagato esistano gli indizi
di colpevolezza sufficienti a suffragare la misura
cautelare. Gli avvocati Rastrelli e Krogh avevano anche
sostenuto che la competenza dell'inchiesta era della
procura di Trento o di quella di Teramo, dove si sono
registrati gli ancora oscuri fatti che hanno portato, alla
vigilia di Natale, all'arresto del professionista campano
che si era presentato spontaneamente in Italia da Londra
dove aveva rischiato anche un tragico epilogo per la nota
vicenda del polonio.
Appresa la notizia, il Comitato
spontaneo "Pro Scaramella", attivo da dieci mesi a Itri,
dove la famiglia è ricordata per la grande disponibilità
verso tanti casi umani, ha sottolineato come l'assurda
campagna di stampa contro il professionista fa rilevare che
«Mentre all'estero la considerazione e la credibilità dello
Scaramella sono molto elevate, in Italia continua la
dissacrazione del personaggio che, da ben dieci mesi, è
sottoposto a misure cautelari a fronte di reati tutti da
dimostrare». Scaramella è un consulente di origine
napoletata assurto agli onori della cronaca a seguito della
commissione "Mitrokin" che indagava sul traffico d'armi con
gli ex Paesi dell'Est europeo. Secondo le accuse, avrebbe
denunciato un ex agente del Kgb, in Italia da diverso
tempo, il tutto in relazione a un carico di armi che
secondo Scaramella sarebbe servito per attentare alla vita
dell'on. Guzzanti, presidente della Commissione. Il momento
più tragico della vicenda fu quando a Londra si sospettò
che stessero per eliminarlo con il veleno.