E di non essere stato, in sostanza, un padrone di casa gentile con i suoi ospiti, nella fattispecie lo staff di D'Alessio. Lo scenario è quello, suggestivo, di Gaeta, dove l'altra sera l'acclamato D'Alessio ha raccolto otre 10.000 fans. A rovinare la festa ci sono stati veleni e strascichi al vetriolo. Un alterco dai toni tutt'altro che sereni avrebbe caratterizzato la conversazione fra sindaco e staff tecnico dell'artista napoletano rifiutatosi, a suo dire, di prestarsi ad un'operazione elettoralistica. Ma che cosa è successo l'altra sera? Abbiamo raggiunto il «fenomeno» della canzone italiana nel mondo a Sperlonga, nella sua seconda casa, quella del «cuore» dove nascono le sue più belle canzoni: «La Nave» di Eleuterio e Filippo Conte. L'abbiamo trovato profondamente amareggiato per «l'atteggiamento avuto nei miei confronti e del mio staff - è Gigi D'Alessio che parla, ponderando e dando il suo giusto peso alle parole, taglienti più di una lama - da parte del sindaco di Gaeta, del quale non ricordo il nome. Ieri sera ho cantato con il cuore perchè amo Gaeta e tutti i gaetani, ma credo che questo angolo di paradiso non sia rappresentato dalla persona giusta. Quello di ieri doveva essere un concerto espressamente popolare e parte dell'incasso andava dato in beneficenza ad un istituto per disagiati, ma, all'ultima ora, il sindaco pretendeva che io mi facessi fotografare con suoi amici e parenti in un bar. Sosteneva che tali amici e parenti fossero disabili, quindi una frangia di quelle persone a cui avevo devoluto parte dell'incasso del concerto. La cosa non era vera affatto perchè i disabili -ribadisce D'Alessio- erano già seduti davanti a me, in prima fila, come accade in tutti i miei concerti. Lo stesso sindaco e l'organizzazione non sono stati garbati con i miei collaboratori a cui tengo molto perchè rappresentano la mia immagine in Italia e in tutto il mondo, usando affermazioni e atteggiamenti non proprio idilliaci. Lo stesso sindaco, secondo me, non è stato l'interprete perfetto dell'entusiasmo degli oltre 10.000 presenti. Alla metà circa del mio concerto, una persona dell'organizzazione si è avvicinata all'addetto responsabile della mia sicurezza e, rivolgendosi con tono non proprio garbato, intimava di spostare i disabili che stavano in prima fila per far sistemare in quell'area altra gente. Di fronte a questa offesa alla civile convivenza, voglio solo dire che uno degli errori più gravi della vita è stato quello di non aver conosciuto prima il sindaco di questa città, comunque meravigliosa e impagabilmente generosa. Ancora una volta ho dimostrato di avere grande rispetto per il mio pubblico, a cui ho dato la vera importanza e lo scopo principale della mia esibizione perchè, come dico sempre, «le aquile possono volare più in basso delle galline, ma le galline non potranno mai volare in alto come le aquile». Mi scuso con i lettori de IL TEMPO ma tutto questo mi era dovuto per il bene della vostra bellissima città che porterò sempre nel cuore». Come risponderà il sindaco?
04/08/2005