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22/02/2012, 15:34
Fuoco su Homs, roccaforte della rivolta contro l regime di Assad. Morti l'americana Colvin e il francese Ochlik, celebri corrispondenti di guerra.
La Siria sembra essere diventato il posto più pericoloso per i giornalisti, arrivati nel Paese mediorientale per raccontare il conflitto tra l'esercito regolare e i ribelli. Due reporter occidentali sono stati uccisi in un bombardamento su un centro stampa allestito dai ribelli nel quartiere di Bab Amr, assediato dai lealisti siriani dal 4 febbraio scorso. Si tratta dell'americana Marie Colvin e del fotoreporter francese Remi Ochlik.
UCCISI DUE REPORTER OCCIDENTALI Entrambi i reporter erano celebri corrispondenti di guerra. In Sri Lanka, Marie Colvin fu ferita all'occhio sinistro, da allora coperto con una benda nera. Ochlik, 28 anni, lavorava per l'agenzia IP3, che aveva contribuito a fondare a Parigi. Proprio ieri alla Cnn, la Colvin aveva detto che il conflitto siriano è uno dei più difficili da coprire proprio per l'entità dei bombardamenti. Il bilancio provvisorio complessivo delle vittime del bombardamento è di 11 morti. I tre reporter feriti sono, secondo Al Jazira, un britannico e altri due francesi, dei quali una in gravi condizioni, Edith Bouvier de Le Figaro. "E' ferita alla gambe. Stiamo cercando di far in modo che venga evacuata", ha detto il capo redattore degli Esteri, Philippe Gelie. La scorsa notte era rimasto ucciso Rami al Sayed, citizen journalist, ovvero uno di quei cittadini siriani che, ancora prima dell'arrivo dei reporter inviati dalle testate, hanno raccontato sui social network quando accade nel Paese del Medio oriente. La notizia della morte dei due reporter ha scatenato polemiche e reazioni politiche. "Il troppo è troppo. Questo regime se ne deve andare", ha detto il presidente francese, Nicolas Sarkozy. "Non c'è ragione per cui i siriani non debbano avere il diritto di vivere la propria vita e scegliere liberamente il proprio destino", ha aggiunto il titolare dell'Eliseo. La Russia, dal canto suo, appoggia la richiesta di una tregua quotidiana di due ore nel conflitto in Siria, formulata dalla Croce Rossa internazionale. "Siamo molto preoccupati dai rapporti sulla situazione umanitaria in Siria", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Alexander Lukashevich.
"Sosteniamo attivamente", ha aggiunto, "gli sforzi del Comitato internazionale della Croce Rossa". Lukashevich ha aggiunto che il governo russo lavora con le parti per assicurare il passaggio di convogli umanitari. "Ne stiamo parlando", ha sottolineato il portavoce, sia con le autorità siriane, sia con l'opposizione". Sono 7.636 i morti dall'inizio della repressione in Siria. E' la cifra fornita dall'Osservatorio siriano dei diritti umani, secondo cui le vittime civili sono 5.542 mentre le altre 1.692 sono soldati disertori.
22/02/2012