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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

22/02/2012, 05:30

Il racket del kebab in mano ai terroristi

Arrestati sei turchi e una romana: con mille euro ottenevano le licenze per gli esercizi. I locali fonti di finanziamento per la causa.

Il racket del kebab in mano ai terroristi Kebab per finanziare una rete terroristica turca. Paninoteche etniche aperte in diverse città italiane grazie allo sfruttamento di immigrati fatti arrivare dalla Turchia e al pagamento di «mazzette» a funzionari compiacenti per ottenere permessi sanitari per aprire le attività commerciali. La struttura clandestina faceva giungere in Italia curdi e palestinesi con falsa documentazione. Il denaro estorto agli immigrati doveva servire per finanziare l'organizzazione terroristica di Ankara. La polizia ha eseguito nove arresti. Oltre a queste ordinanze di custodia cautelare, la Digos di Terni, coordinata dal prefetto Stefano Berrettoni del Servizio centrale antiterrorismo, ha eseguito 41 perquisizioni nei confronti di presunti esponenti di «una struttura criminale riconducibile all'organizzazione terroristica turca Hezbollah».

 
In carcere è finita anche un'italiana, Sonia Bortoni di Roma, che facilitava, in cambio di cifre tra i mille e i milleduecento euro, le pratiche per il rilascio agli stranieri di abilitazioni per la conduzione di esercizi pubblici. Ai domiciliari due ucraine che collaboravano alla gestione del racket. Gli arresti sono stati eseguiti a Terni, Modena, Milano e Roma. Numerose perquisizioni anche a Trieste, Venezia, Bergamo, Varese, Como, Viterbo, Latina e L'Aquila. In appartamenti e esercizi di kebab.


I nove arrestati sono accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ma l'organizzazione sarebbe riconducibile a esponenti del gruppo «Hezbollah turco» presenti in Italia. L'Hezbollah turco, di credo islamico sunnita, non ha alcun legame con l'omonima formazione libanese-sciita - e nasce nei primi anni Ottanta con l'obiettivo di creare uno «stato islamico retto dalla sharia sul territorio della Repubblica turca». L'organizzazione è stata completamente disarticolata in Turchia, ma molti aderenti sono sfuggiti alla cattura. Dai documenti rinvenuti in uno dei covi risultavano ventimila membri. L'indagine ha avuto inizio con l'arresto in Lombardia di un cittadino turco destinatario di un mandato di cattura internazionale per terrorismo, che ha portato alla luce l'esistenza e l'operatività, nel nostro Paese, della struttura clandestina di Hezbollah turchi che facevano giungere in Italia clandestini curdi e palestinesi con falsa documentazione relativa a inesistenti vicende umane per poter richiedere asilo politico e ottenere il permesso di soggiorno.

 
Secondo gli investigatori l'intera filiera del kebab, dalla lavorazione delle carni fino alla vendita al minuto, era finalizzata alla raccolta di denaro. Una sorta di salvadanaio periodicamente svuotato dai vertici del gruppo per sostenere la causa in Turchia. A carico dei sei arrestati sono emersi precedenti per terrorismo, armi, droga e immigrazione. Gestivano in diverse regioni la vendita di kebab: un sistema economico di tipo monopolistico e avevano regolarizzato la loro posizione, ottenendo fraudolentemente il riconoscimento di rifugiati politici. Attraverso la prospettiva della regolarizzazione, mediante l'asilo politico, l'organizzazione favoriva l'ingresso dei turchi, molti di etnia curda, ricorrendo a trafficanti di esseri umani, passaporti di servizio, visti di breve durata, sostituzione di persona e matrimoni simulati grazie alla complicità di donne russe e ucraine.


Ai clandestini, dietro pagamento, fornivano un pacchetto «all inclusive» che gli garantiva viaggio, alloggio e un lavoro. Il più delle volte è stato accertato che i cittadini turchi dichiaravano l'«appartenenza organica» al Pkk, per ottenere più facilmente il riconoscimento dell'asilo politico. I principali indagati - Aday Sait, Burulday Huseyin, Ucguk Fehmi, Arslan Mehmet, Sarigul Sahim - si sono dimostrati ben introdotti anche in alcuni settori della pubblica amministrazione potendo contare su una fitta rete di conoscenze. «In Italia con le mazzette si ottiene tutto come in Turchia», è una delle frasi ricorrenti intercettate dagli investigatori.

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Maurizio Piccirilli

22/02/2012

  • 22/02/2012 14:21
    Pensateci bene prima di dare soldi ai kebab o a negozi gestiti da immigrati in genere. C'è sempre il fondato rischio di foraggiare terroristi o criminali. E in tutto ciò i negozi italiani stanno chiudendo a velocità vertiginosa. Comprate italiano. No alla colonizzazione cinese, turca, araba, pakistana, etc dell'Italia. Gli immigrati sono troppi e stanno facendo danni incalcolabili in termini di costi sociali. Sarebbe assolutamente necessario non concedere più permessi di soggiorno e mandare a casa alemno la metà di quelli che sono già entrati. Ma sento che c'è chi vuole dare la cittadinanza automatica a chi nasce in Italia. Siamo matti ? Così la prima cosa che faranno appena arrivati è mettere al mondo un figlio. Tra un quarto di secolo gli italiani saranno la minoranza. Basta. Basta. Basta con l'invasione.
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