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21/02/2012, 05:30

All'Umberto I per 4 giorni legata su una barella

Roma, i senatori Marino e Gramazio: in coma in attesa del letto. La Regione: cure regolari.

L'entrata del pronto soccorso del Policlinico Umberto I a Roma Nuovo caso choc nella sanità del Lazio. Nel Pronto soccorso del Policlinico Umberto I una donna di 53 anni sarebbe stata lasciata in coma quattro giorni legata alla barella con le lenzuola e senza nutrizione in attesa di essere ricoverata. È quanto denunciano i senatori Ignazio Marino (Pd) e Domenico Gramazio (Pdl), dopo un vero e proprio blitz nei Dea di Umberto I, San Camillo e San Giovanni. «La signora aveva solo la flebo con l'acqua fisiologica e i sanitari ci hanno spiegato che erano in attesa, da un minuto all'altro, di poterla trasferire in un altro reparto per darle assistenza», raccontano i parlamentari. Nel frattempo, per quattro giorni, la signora è rimasta in barella nella cosiddetta «piazzetta», l'area del pronto soccorso dove vengono lasciati i pazienti in mancanza di posti letto per i ricoveri. Un posto dove «vengono ammassati anche 30-35 pazienti in situazioni di promiscuità», denunciano i medici dell'Umberto I. La signora, aggiunge Marino, «era stata legata con delle lenzuola a mani e piedi alla barella» per evitare cadute. Marino e Gramazio parlano di «situazione intollerabile, totalmente indecente. Nella piazzetta ci sarebbe posto per 8 malati, ne abbiamo trovati almeno 20, con le barelle una accanto all'altra senza corridoi e persone in attesa di trasferimento anche da venerdì». «La sanità non può essere gestita da ragionieri», rincara la dose Gramazio, riferendosi evidentemente al decreto 80 e ai tagli ai posti letto effettuati dalla Regione Lazio. Alla denuncia bipartisan dei due senatori si aggiunge quella del direttore del Dea del Policlinico, Claudio Modini: «È una cosa che capita spesso, il problema della mancanza di posti per il ricovero non è una novità. Bisogna risolvere queste situazioni. Noi non possiamo respingere i malati. Li curiamo tutti, ma se poi non si possono ricoverare è perché non ci sono posti letto. Ma questa è una condizione nota a tutti, alla direzione generale, alla direzione sanitaria». Modino lamenta la carenza di personale, prende atto «che le necessità economiche debbano portare alla rivoluzione dei posti letto», ma chiede che il malato si messo «in condizioni dignitose in attesa di un ricovero. Quella donna è in coma da tre giorni e viene assistita al meglio. Non è nei miei poteri trovare il posto dove dovrebbe essere ricoverata». Una versione, quella del coma, non confermata dalla Regione Lazio. Al termine di una riunione tra la governatrice Renata Polverini, il dg dell'Umberto I Antonio Capparelli e i tecnici dell'assessorato che hanno analizzato la cartella clinica della donna, la Regione spiega che la paziente di 53 anni è affetta da Alzheimer. In seguito alle ripetute cadute in casa è stata portata dal figlio all'ambulatorio per l'Alzheimer dell'Umberto I con un ematoma subdurale e trauma cranico. In seguito all'aggravarsi delle sue condizioni è stata trasferita in Pronto soccorso dov'è stata accettata alle 11.17 del 17 febbraio scorso in codice giallo. Al Dea la donna è stata curata e sottoposta a tutti gli accertamenti. Il figlio ha acconsentito all'immobilizzazione, visto che la madre aveva crisi convulsive e non era collaborativa. Una volta stabilizzata la donna è stata ricoverata, ieri sera, in Neurologia. «Avevamo avvertito i parenti che l'unico modo per evitare che si facesse male era legarla - conferma un operatore sanitario - Cosa dovevamo fare con una malata di Alzheimer che aveva anche un'emorragia celebrale?». Una tesi che non convince Marino: «Sono un medico ed ero accompagnato da due Nas: ho guardato le pupille della paziente e visto i segni del trauma cranico. La donna non era sedata ed era in coma, legata ai polsi con una garza e alle caviglie con un lenzuolo. Tutto confermato dagli operatori sanitari e verbalizzato dai militari». «La paziente è stata gestita correttamente essendo stata sottoposta a due Tac, un'ecografia, tre trasfusioni e assistita in Pronto soccorso da un pool polispecialistico di 11 medici - replica la Polverini - I cittadini del Lazio possono continuare a fidarsi della sanità pubblica e di tutto il personale altamente qualificato, medico e non medico, impegnato quotidianamente a garantire il diritto alla salute delle persone. Questo è il mio impegno principale, insieme alla certezza che alla signora in cura presso il Policlinico Umberto I è garantita la massima assistenza». Il ministo della Salute Renato Balduzzi ha disposto l'invio d'urgenza degli ispettori all'Umberto I: «È una situazione non giustificabile in alcun modo. Fermo restando le valutazioni di competenza della magistratura non c'è nulla che possa giustificare una tale indegnità. Dall'ispezione amministrativa in corso e dalla relazione già chiesta alla Presidenza della Regione Lazio giovedì mi attendo elementi per individuare le cause e i responsabili». La Procura di Roma svolgerà accertamenti. I magistrati oggi esamineranno il caso che entrerà a far parte dell'inchiesta già aperta sui disservizi nei Pronto soccorso degli ospedali romani, soprattutto San Camillo e Tor Vergata. Proprio nell'ambito di questa inchiesta sono state svolte e, proseguiranno nei prossimi giorni, le acquisizioni di atti e documenti necessari per far luce sulla vicenda.

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Daniele Di Mario

21/02/2012

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