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21/02/2012, 05:30
Pescatori uccisi. L'Olympic Flair attaccata da pirati aveva chiamato la Guardia costiera indiana. Nave greca coinvolta.
Tre giorni agli arresti per i due marò italiani che hanno difeso la petroliera italiana. Il giudice di Kollam ha interrogato Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri del San Marco, e ha confermato le accuse in base all'articolo 302 del codice penale indiano, ICP. L'accusa è pesante e i due militari italiani rischiano la pena di morte, in alternativa il carcere a vita. L'interrogatorio è durato quasi due ore davanti al giudice K.P. Joy che sta conducendo l'inchiesta. Le dichiarazioni che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone stanno rendendo sono tradotte da un sacerdote cattolico. Per ora i due marinai godono di un trattamento di «cortesia»: sono ristretti in una caserma. Fra tre giorni il magistrato deciderà il da farsi non è escluso che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone possano anche finire in prigione. La difesa dei due marò italiani fermati per l'uccisione di due pescatori indiani presenterà oggi un ricorso per «eccezione di giurisdizione» all'Alta Corte del Kerala: i legali chiederanno che venga confermato che l'incidente è avvenuto in acque internazionali e non indiane. Del resto ci sono molte incongruenze nella tesi delle Autorità indiane come è emerso dalla testimonianza davanti al giudice Joy di altri testimoni, fra cui il proprietario del peschereccio indiano ed altri pescatori. La versione dei pescatori descrive che la sparatoria sarebbe avvenuta a 33 miglia dalla costa, mentre il pubblico ministero ha sostenuto che le miglia sarebbero solo 22,5. In entrambi i casi comunque si sarebbe oltre le 12 miglia delle acque territoriali, mentre il concetto di «acque contigue», secondo un «diritto ultraconsolidato» si applica unicamente in quattro casi - sanità, droga, immigrazione e contrabbando -, ma non per il reato di omicidio. Ed emergono altri fatti che alimentano sospetti sull'atteggiamento delle Autorità di Kerala. La Guardia costiera indiana, l'Autorità portuale di Kochi e l'MRCC Mumbai erano stati allertati e informati di un attacco di pirati subìto da una petroliera greca: l'Olympic Flair. Ma quando è stato chiesto agli indiani se avevano avuto informazioni di attacchi di pirati avvenuti dalle loro parti - in India - hanno assolutamente negato e detto che mai in India si erano verificati attacchi di pirati cosa falsa perché quella stessa sera loro avevano avuto un'informazione proprio di un attacco di pirati. Circostanza confermata dalla denuncia fatta nell'immediatezza dall'Olympic Flair all'International Maritime Bureau e alla camera di commercio di Atene oltre ovviamente all'armatore. La «tanker» greca era partita dal porto di Jebel negli Emirati arabi il 10 febbraio ed era giunta nel porto di Kochi il 16 da dove è ripartita il 18 febbraio alle 16.30. L'allarme lanciato dall'Olympic Flair avrebbe fatto scattare un'operazione anti pirateria della Guardia costiera indiana. Qualche ora dopo l'arrivo in porto a Kochi del peschereccio con i due pescatori morti. Ingannevole anche il messaggio inviato dalle Autorità marittime indiane al comandante delle «Enrica Lexie», Umberto Vitelli. «Fate rotta verso il porto di Kochi per identificare i pirati catturati», questo il messaggio che ha indotto il master della petroliera italiana a tornare indietro con le conseguenze che sappiamo. Non solo: se i giudici indiani sono così convinti della colpevolezza dei marò italiani perché continuano a negare l'autopsia delle due vittime così da scoprire il calibro delle armi che li hanno uccisi? L'episodio ha però scatenato un forte risentimento anti italiano. Varie organizzazioni ittiche del Kerala hanno proposto di mettere in atto una protesta, a cominciare da oggi, per chiedere l'arresto immediato anche del capitano della petroliera italiana, «Enrica Lexie». Come prima protesta contro quello che viene definito «un atto vile», i pescatori promettono manifestazioni a Kollam e a Kochi. Una manifestazione è stata inscenata davanti alla residenza del giudice che indaga sulla vicenda da esponenti dello Youth Congress e del principale partito della destra, il partito nazionalista indù Bharathya Janata Party (BJP). Aspetti che aumentano la pressione sul Governo centrale indiano dal quale trapela irritazione per la vicenda. Da parte italiana, dopo il comunicato di domenica sera dello Stato Maggiore della Marina, ieri è intervenuta la Farnesina che sottolineato la piena disponibilità dell'Italia a collaborare alle indagini fino al punto di inviare una missione di alti funzionari in loco. A incendiare gli animi anche il ministro della pesca dello Stato di Kerala. «L'attacco al peschereccio è un crimine imperdonabile - ha detto Gs Vasan - Le nostre coste non sono infestate dai pirati. I colpevoli vanno puniti non possono essere in alcun modo perdonati». Preoccupato anche il presidente Giorgio Napolitano che, a proposito della vicenda della vicenda dei due marò della petroliera italiana Enrica Lexie accusati dell'omicidio di due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala, ha detto «la situazione è ingarbugliatissima»..
Maurizio Piccirilli
21/02/2012