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20/02/2012, 18:57

Pescatori uccisi
Tre giorni di fermo
per i marò italiani

Severino: la giurisdizione è nostra. Terzi: con l'India considerevoli divergenze. Cortei anti-italiani.

Enrica Lexie, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone davanti al posto di polizia di Kochi (India) Tre giorni di fermo di polizia fino al 23 febbraio per i due marò che erano a bordo dell'Enrica Lexie e che sono rimasti coinvolti nella morte di due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala. Lo ha deciso il magistrato del distretto di Kollam, nello Stato di Kerala, a conclusione di un lungo interrogatorio dal giudice K.O. Joy. E intanto il governo italiano fa pressing per risolvere in tempi rapidi la crisi. La difesa di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone presenterà domani un ricorso per eccezione di giurisdizione all'Alta Corte del Kerala: i legali chiederanno che venga confermato che l'incidente è avvenuto in acque internazionali e non indiane.
 

VERSIONI DIVERSE
Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha ribadito che esistono "considerevoli divergenze" sulla versione dei fatti, ma auspicato una "maggiore collaborazione" con il governo di New Delhi. L'auspicio dell'Italia, ha spiegato il ministro, è che "si possa avviare una collaborazione concreta nell'indagine e nella comparazione di dati", "sia a livello federale sia a livello di Stato del Kerala" perché vi sono elementi finora non considerati "da entrambi i livelli di governo": innanzitutto il fatto che "la nave italiana si trovava a 32 miglia nautiche dalla costa, di conseguenza ampiamente in acque internazionali" e poi che "gli incidenti sono stati almeno due in quella zona di mare ad orari diversi".

Il governo resta comunque fermo sulle sue posizioni: i marò godono dell'immunità e la giurisdizione dell'incidente - ha ribadito ancora oggi il ministro della Giustizia, Paola Severino - è esclusivamente dell'Italia perché "i rilevamenti satellitari provano che la nave battente bandiera italiana era in acque internazionali". Ma la Farnesina cerca la collaborazione con New Delhi. "Allo stato delle cose ci sono considerevoli divergenze di carattere giuridico", ha riconosciuto il ministro. Terzi non nasconde che la vicenda è "complessa" anche perché in Kerala sono in corso elezioni politiche e amministrative che potrebbero influire sull'indagine e sulle autorità giudicanti. Oggi dinanzi alla residenza del giudice dove venivano ascoltati i militari italiani, lavoratori dello Youth Congress e del principale partito della destra, il partito nazionalista indù Bharathya Janata Party, avevano inscenato una protesta.  Ma la protezione e tutela dei militari italiani all'estero in missioni di pace o anti-pirateria è una "priorità assoluta'" ha detto il ministro.

"La situazione è ingarbugliatissima", ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato all'uscita dell'hotel Regina Margherita di Cagliari, dopo l'incontro con i familiari della cooperante italiana rapita in Algeria, Rossella Urru, ha ammesso che "il caso diplomatico è già nato, l'importante è che si risolva".


UN'ALTRA BARCA VICINO ALLA PETROLIERA
La ricostruzione dei fatti intanto si arricchisce di nuovi elementi. Nella comunicazione inviata subito dopo il fatto dal comandante della petroliera alla società armatrice Fratelli D'Amato si parla di un'imbarcazione sospetta che si trovava a "circa 20 miglia" dalla costa indiana e che si è avvicinata alla petroliera Enrica Lexie nonostante i segnali luminosi fatti dai militari imbarcati. Nel rapporto si sostiene che l'imbarcazione ha continuato ad avvicinarsi, fino ad una distanza di cento metri, e che poi se n'è andata dopo che il team di protezione ha sparato dei colpi di avvertimento. Nella comunicazione inviata alla società armatrice, il comandante della petroliera scrive che "a circa 20 miglia da Alleppey (India) un 'target' è stato visto sullo schermo radar ad una distanza di 2,8 miglia (dalla nave - ndr) e il team Latorre (Massimiliano Latorre è il marò comandante del Nucleo militare di protezione, fermato insieme a Salvatore Girone - ndr) è stato allertato. L'obiettivo, in apparenza un peschereccio, è stato monitorato per tutto il tempo. Il Nucleo militare di protezione ha avvertito l'imbarcazione che si stava avvicinando con delle luci lampeggianti e mettendo in evidenza le proprie armi. Nonostante l'avvertimento la barca ha proseguito l'inseguimento".

"Alle 16, in posizione Latitudine 09 17.2N Longitudine 076 01.8E - prosegue il rapporto - l'imbarcazione era più vicina, a circa 100 metri a dritta. Il team di sicurezza ha avvistato 6 persone armate a bordo dell'imbarcazione e ha sparato dei colpi di avvertimento (warning shots). Immediatamente, noi abbiamo contattato la compagnia e lanciato l'allerta SSAS", un particolare sistema satellitare di sicurezza di cui sono dotate alcune navi. "Nello stesso tempo, il comandante ha suonato l'allarme e tutto l'equipaggio si è ritirato all'interno della cittadella", una zona blindata realizzata sulla nave proprio per queste evenienze. L'imbarcazione sospetta, quindi, "ha rinunciato all'inseguimento e se n'è andata. Alle 16.30 la situazione era sotto controllo. Per ulteriore precauzione il comandante ha tenuto l'equipaggio in stand by nella cittadella. Inoltre, siamo stati contattati dalla nave militare italiana Grecale. Alle 17 l'allarme è rientrato e l'equipaggio ha lasciato la cittadella".
 

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20/02/2012

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