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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

19/02/2012, 12:03

Pescatori uccisi, tensione con l'India
Due Marò italiani sotto custodia

Fermati i militari del "San Marco" Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La Farnesina: "Atto unilaterale". Interrogati dalle autorità indiane i fucilieri hanno ribadito di aver visto persone armate e di essersi limitati a sparare "warning shots". Numerose le incongruenze con la versione indiana.

I militari del San Marco fermati in India Massimiliano Latorre (con la mimetica) e Salvatore Girone (dietro con la barba) Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due Marò italiani che le autorità indiane ritengono coinvolti nella morte di due pescatori locali il 15 febbraio scorso, sono stati tratti "in custodia giudiziaria" e sottoposti a interrogatorio. La riunione tra la delegazione italiana e i funzionari indiani sulla gestione della vicenda della Enrica Lexie "non ha permesso di raggiungere una posizione condivisa", ha riferito infatti la Farnesina, parlando di "atti unilaterali in corso da parte delle autorità di polizia", ha sottolineato il ministero. Sulla vicenda, il governo di Roma ritiene sia competente la magistratura italiana, essendo i fatti avvenuti in acque internazionali, su una nave battente bandiera italiana. Da parte italiana si è sottolineato che la presenza di militari a bordo di navi mercantili è regolata da una specifica legge italiana che risponde anche alle esigenze delle risoluzioni delle Nazioni Unite in materia di lotta alla pirateria. La delegazione italiana ha ricordato alle autorità indiane che, in questo contesto, i militari sono organi dello Stato italiano e pertanto godono dell'immunità dalla giurisdizione rispetto agli Stati stranieri.
 

VERSIONI TROPPO DIFFERENTI L'assistenza e la tutela dei nostri connazionali coinvolti è assicurata dal Console Generale d'Italia a Mumbai che, in contatto con l'Unità di Crisi della Farnesina e in collegamento con gli esperti dei tre ministeri, è presente a tutte le attività poste in essere dalle forze dell'ordine locali. D'altra parte, dalle dichiarazioni rese dalle parti coinvolte, ovvero i nostri militari, il "master" del mercantile e i pescatori - o meglio, dai funzionari di polizia locali dato che nessun riscontro giuridico è ancora venuto dalla magistratura indiana - emergono incongruenze di assoluto rilievo che fanno ritenere l'arrembaggio alla Lexie e la morte dei pescatori come due eventi separati e non connessi. In particolare, gli orari differiscono di oltre 4 ore, le posizioni di oltre 5 miglia nautiche (10 chilometri circa) e tanto il master del Lexie quanto il comandante del nucleo militare di protezione asseriscono che il peschereccio con i pescatori morti sarebbe diverso, per forma e colore, da quello oggetto di azione dissuasiva. I militari italiani, inoltre, hanno ripetutamente riportato - anche negli interrogatori delle ultime ore a terra - che dall'osservazione dell'imbarcazione presunta pirata in fase di avvicinamento erano state chiaramente viste alcune persone armate a bordo, almeno in numero di cinque.
 

SOLO COLPI D'AVVERTIMENTO I due Marò hanno ribadito la loro estraneità ai fatti e confermato la loro versione iniziale, ovvero di avere sparato colpi di avvertimento in aria e in mare. Ma l'incongruenza più vistosa riguarda il numero di colpi sparati: gli italiani parlano di 20 colpi complessivi (raffiche di avvertimento), nessuno dei quali ha centrato il barchino con i pirati. Gli indiani hanno prima riferito di 60 colpi, poi di 16. Secondo la ricostruzione delle autorità locali, il natante avrebbe infatti 16 buchi sulla chiglia, che però non sono stati ancora mostrati 'ufficialmente'. Se così fosse, però, l'imbarcazione avrebbe subito gravi danni e molto difficilmente avrebbe potuto raggiungere la costa senza affondare, sia che si trovasse a 33 miglia nautiche dal porto - come riferito dagli italiani -, sia che fosse a 22 miglia dalla costa come da versione indiana.
 

SEVERINO: SITUAZIONE PREOCCUPANTE La situazione relativa ai due militari del Reggimento San Marco "non è tranquillizzante", ha asmmesso il ministro della Giustizia Paola Severino. "Abbiamo trattato tutta la notte", ha detto la Guardasigilli  sottolineando che in loco sono attivati rappresentanti dei ministeri di Giustizia, Esteri e Difesa. Il fatto, ha ribadito Severino, è avvenuta "in acque internazionali", con una nave che batte bandiera italiana e dunque la "giurisdizione è italiana".

 

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19/02/2012

  • 20/02/2012 07:58
    E’ vero ci sono incongruenze, ma nei racconti degli italiani che, parafrasando Ecateo di Mileto, sono molti e ridicoli. Non è serio fornire versioni diverse fatte riferire da più portavoce (ambasciata in India. marina militare, ministri). Pare accertata la confessione dei due militari circa la sparatoria contro il peschereccio, resta divergenza solo sul dove (per stabilire la competenza giurisdizionale). Il diritto di zaino (ossia l’applicazione del diritto della nazione che invia i soldati) lo possono imporre gli Stati forti su quelli deboli (gli USA con noi: vedi tragedia del Cermis e caso Calipari) non gli Stati deboli contro quelli forti (Italia nei confronti dell’India) perché tale diritto ha rappresentato una prassi ma non è norma del diritto internazionale. Invocare il diritto di zaino è quindi inutile provocazione in questo caso. Raoul Pontalti
  • 19/02/2012 20:00
    E' pur curioso che, nel nostro caso, il Governo si ispiri al principio di sovranità nazionale, dopo averlo recentemente negato nei confronti dei risarcimenti dovuti dalla Germania per le distruzioni di guerra e i massacri compiuti.
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