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11/02/2012, 05:30

Monti a Wall Street: "Una fiction il default dell'Italia"

Il premier convince  gli investitori: "C'è interesse verso il nostro Paese". Obiettivo convincere gli operatori a comprare i 430 miliardi di titoli in scadenza.

Mario Monti «L'ipotesi di un default italiano e l'uscita dell'Italia dall'euro fanno parte della fiction». Non credo nemmeno che questo accadrà alla Grecia, ma senz'altro non è un'ipotesi per l'Italia». Il premier Mario Monti lo ha dichiarato ieri sera durante l'intervista concessa alla tv Cnbc. Dopo l'accoglienza calorosa del presidente Obama, ieri il premier Mario Monti ha incontrato i grandi investitori americani a Wall Street, poi il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon e il presidente dell'assemblea generale Nassir Abdulaziz al Nasser. Monti ha fatto visita anche al New York Times a Manhattan, dove ha incontrato i vertici e le maggiori firme del giornale e all'agenzia Bloomberg dove ha visto il magnate George Soros.  Infine l'appuntamento con i rappresentanti della comunità italiana e italoamericana a New York. Il premier accompagnato dal ministro degli Esteri Giulio Terzi e dal viceministro dell'Economia Vittorio Grilli, ha ricevuto ovunque un'accoglienza calorosa e attestazioni di stima per il lavoro svolto in poco tempo. «È un economista molto rispettato che ha tutte le carte in regola per gestire le sfide che l'economia italiana si trova ad affrontare» ha detto Nancy Pelosi, leader dei Democratici alla Camera dei Rappresentanti di Washington. Nancy Pelosi ha inoltre sottolineato che proprio per il «rispetto di cui gode in tutto il mondo» il premier italiano ha incontrato a Washington sia il presidente Obama sia i leader della Camera e del Senato. L'ex speaker della Camera ha anche sottolineato che «l'Italia è il miglior amico degli Stati Uniti nella Nato e che i due Paesi sono impegnati nella sfida di garantire stabilità e crescita dell'economia globale». Monti negli incontri ha illustrato le misure introdotte dal suo governo per risanare i conti pubblici ma anche per aiutare la crescita. «Il consolidamento fiscale e le riforme strutturali, sebbene dolorose nel breve termine, sono ora comprese dall'opinione pubblica italiana e penso che questa possa essere una buona base per il futuro del paese» ha detto il premier che ha più riprese ha detto di essere «incoraggiato» dalla manifestazione di fiducia degli Stati Uniti.  «Dopo il pareggio di bilancio, le riforme andranno avanti - ha ribadito il premier- . Sono qui per mettere le cose in ordine». Monti ha fatto riferimento anche alla riforma del lavoro: «Occorre più flessibilità. Speriamo con l'accordo delle parti sociali di portare a termine il progetto entro la fine di marzo per rendere il mercato «più flessibile e moderno. L'Italia raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2013 «nonostante le previsioni pessimistiche sui tassi e sulla crescita. Le banche italiane sono le meno colpite dalla crisi». Il presidente del Consiglio ha ribadito che la disciplina finanziaria da sola «non è sufficiente», che serve più di ogni altra cosa la crescita per rendere sostenibili gli sforzi e i sacrifici che gli italiani, «compresi i sindacati, stanno accettando con maturità». Esattamente la ricetta che gli Usa e gli operatori finanziari di Wall Street si aspettano dall'Europa. Non è mancata una battuta all'indirizzo del Parlamento dove sono stati depositati un centianio di emendamenti al decreto sulle liberalizzazioni. «Non li ho ancora guardati tutti» ha risposto tranchant ai giornalisti. «Per lungo tempo abbiamo visto arrivare dall'Italia notizie sensazionalistiche sul vostro ex premier. Ora siamo tornati a interessarci di quel che l'attuale premier intende fare per risolvere i problemi nazionali ed europei» ha affermato l'ex governatore dello stato di New York, Mario Cuomo. «L'Italia è un alleato troppo prezioso e leale per cambiare giudizio per un semplice avvicendamento di governo».  L'appuntamento più delicato è stato con la comunità finanziaria di Wall Street. Il premier ha cercato di convincere il mondo della finanza che l'Italia è un Paese affidabile. Il che significa portare i mercati a girare in «buy» e non «sell», gli ordini sui titoli tricolore. Perché sul piatto la posta in gioco non è da poco. Nel breve periodo l'Italia deve piazzare oltre 430 miliardi di titoli di Stato, tra quelli in scadenza entro aprile e quelli di nuova emissione. E, a fronte di una crisi del debito europeo e della moneta unica che agli Usa fa paura, l'Italia si presenta come uno dei paesi con il più alto debito: oltre 1.900 miliardi che pesano sulle valutazioni di chi deve comprare.  La vera mission strategica del suo viaggio in Usa, dopo l'incontro con Obama, è proprio l'incontro con Wall Street.  Alla conquista di quelle piazze che fino a qualche mese fa scommettevano sul default italiano, a ruota di quello greco. «Penso di aver convinto gli investitori - dice il premier a visita ultimata - ma in genere non lo dicono seduta stante. C'è molto interesse per l'Italia e per il mercato italiano una volta che l'economia si consoliderà nel suo miglioramento, ma già oggi». Mario Monti ha cenato con il gohta della politica Usa, con Marchionne e Scaroni a Villa Firenze a Washington.  E a Wall Street  sventola il Tricolore.

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Laura Della Pasqua

11/02/2012

  • 11/02/2012 17:28
    ".....convincere gli operatori a comprare i 430 miliardi di titoli di stato italiani in scadenza." Se Monti riesce in questo certe critiche vanno rivedute e corrette.
  • 11/02/2012 13:54
    I leaders dei partiti .... tremano! Perchè se Monti la crisi sconfiggerà allora la gente si domanderà ma 'sti partiti che ce stanno a fà? Sai quanto se potrebbe risparmià!
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