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11/02/2012, 05:30

Quell'ora di follia sulla Concordia

Lo scoop del Tg5: Video girato nella plancia della nave nei momenti dell’impatto. Schettino appare incapace di prendere decisioni.

Video esclusivo del Tg5. Caos nella plancia della Concordia dopo l'urto al Giglio. Nel cerchio il comandante Schettino Cinquanta minuti di buio, quasi un'ora di ordinaria follia sulla plancia di comando della Costa Concordia dalle 21 e 35 alle ore 22 e 25 di quel maledetto venerdì 13 gennaio. Il documento esclusivo, il filmato scioccante trasmesso ieri sera dal Tg5 non lascia alcun dubbio: il comandante Francesco Schettino pur sapendo che la nave Concordia era stata aperta da uno scoglio come una scatoletta di sardine ha esitato a lanciare l'allarme. Anzi. Per quasi un'ora, quasi sperando in un miracolo, fors'anche in una sorta di cicatrizzazione della ferita mortale inferta alla nave regina della Costa, è rimasto inerme. Bloccato. Incapace di decidere, riparare al disastro e, cosa ancora più grave, mettere al riparo tutti i passeggeri della nave delle meraviglie. Con lui, con il comandante incapace di dare ordini, altre quattordici persone sulla plancia di comando. Lo testimoniano le voci in sottofondo e le ombre stagliate sulla telecamera che ha registrato tutti i drammatici momenti dalla collisione con lo scoglio  maledetto del Giglio fino al lancio in mare delle prime scialuppe. Tra i dialoghi registrati anche quello tra un ufficiale e Schettino: «Comandante i passeggeri stanno cominciando a entrare nelle lance da soli...». E la risposta: «Vabbuò...». Sono diverse le voci che sono registrate nel video. Poco dopo la collisione una di queste si esprime così: «I motori non ci stanno proprio... stanno andando al diavolo». E poi: «Praticamente ci sta uno squarcio e l'acqua viene giù...». Forse è ancora Schettino o un altro ufficiale che chiede «Stiamo scarrocciando a terra, quanti metri abbiamo?». «Cento metri», è la risposta. «Aspettiamo che scarrocciamo un altro poco in acque più basse, poi diamo fondo all'ancora e vediamo...». La videoregistrazione testimonia anche la dichiarazione di emergenza generale e di abbandono nave, il cui annuncio viene dato anche in diverse lingue. Ma poco prima qualcuno, sempre in plancia, chiede: «Che facciamo? Che facciamo?». Ma è giallo soprattutto su una telefonata fatta da Schettino  alle 22.25 dalla plancia della Costa Concordia, che si ascolta nell'audio delle immagini esclusive trasmesse dal Tg5.Sono le ore 22 e 42 quando viene lanciato l'ordine di abbandonare la nave. Tutto attorno il buio e una splendida macchina del divertimento trasformata in una bara galleggiante. Ieri invece mentre nevicava, eccome, sulla nave Concordia e sull'isola del Giglio si è chiuso nel tardo pomeriggio, dopo oltre quattro ore, l'interrogatorio di Gianni Onorato, direttore generale della compagnia Costa Crociere. Il dg è stato infatti sentito, come persona informata sui fatti, dai pm di Grosseto che indagano sul naufragio della nave. Onorato ha cercato di ricostruire insieme agli inquirenti cosa è accaduto quella maledetta notte, tra venerdì 13 e sabato 14 gennaio nelle acque dell'isola del Giglio. Nessuna contraddizione. Così come aveva affermato già poche ore dopo l'incidente, Gianni Onorato ha confermato di essere venuto al corrente fin da subito che il comandante Francesco Schettino era sul ponte di  comando al momento dell'incidente e di essersi recato alle ore 3.30, minuto più minuto meno, insieme al capo dell'unità di crisi di Costa, Roberto Ferrarini, Manfred Ursprunger e Pierluigi Foschi, ad di Costa Crociere, sul luogo del disastro. A proposito di guai giudiziari: la vicenda del naufragio della nave Costa Concordia approda, si fa per dire, anche al Tribunale di Roma; il 14 giugno si svolgerà la prima udienza di una causa per risarcimento promossa da due anziani coniugi, i quali avevano deciso di festeggiare con una crociera i 50 anni di matrimonio, celebrato il 15 gennaio 1962 nella Capitale. Dopo il naufragio i coniugi hanno raggiunto la terraferma a bordo di una scialuppa ed ora, hanno promosso un'azione civile contro la Costa, chiedendo un risarcimento di 60 mila euro. Nell'atto di citazione si punta su una sentenza della Cassazione, la quale stabilisce che «la Compagnia è tenuta, oltre alla rifusione delle spese sostenute dal viaggiatore, anche al risarcimento del danno non patrimoniale da  vacanza rovinata». Il tutto mentre Domnica Cemortan ha scritto una e-mail al suo ex eroe e comandante: «Ti odio».

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Franco Avallone

11/02/2012

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