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07/02/2012, 05:30
Repressione Obama: "No a interventi militari, ma Assad deve lasciare". Mosca tenta una soluzione sul modello Yemen. Il regime non ferma la repressione.
Fuga da Damasco. Dopo il veto di Russia e Cina alla risoluzione di condanna del regime di Bashar Assad e il persistere della violenta repressione, Stati Uniti e Regno Unito hanno chiuso le loro sedi diplomatiche, richiamato gli ambasciatori e invitato i loro concittadini a lasciare la Siria. E oggi è atteso nella capitale siriana l'arrivo del ministro degli Esteri Lavrov. La Farnesina ha convocato l'ambasciatore siriano per esprimere «lo sdegno dell'Italia» per le inaccettabili violenze perpetrate dal regime di Damasco nei confronti della popolazione civile. Londra, dopo aver richiamato il suo ambasciatore dalla Siria per consultazioni a proposito delle violenze nel Paese, ha convocato l'ambasciatore siriano al Foreign Office. Il ministro degli Esteri britannico, William Hague ha dichiarato che sta usando canali multipli per esprimere il proprio «orrore» sulla repressione del dissenso da parte del presidente Bashar Assad. «Si tratta di un regime spacciato e assassino - ha detto Hague - Non c'è modo in cui possa recuperare la propria credibilità internazionale». Hague ha anche duramente condannato la decisione di Russia e Cina di porre il veto alla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulle violenze in Siria. Hague ha detto che Londra continuerà a sostenere la Lega araba e cercherà di allargare la coalizione delle nazioni che vogliono una soluzione pacifica e duratura in Siria e continuerà i contatti con l'opposizione. Chiara e ferma la posizione di Washington. «È importante risolvere il conflitto in Siria senza intervento militare straniero» ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, intervistato durante il programma «Today» del canale Nbc. Obama ha poi aggiunto che non tutte le situazioni permettono le iniziative militari che gli Usa e gli alleati hanno intrapreso in Libia. Secondo il presidente, in Siria è possibile invece riuscire ad arrivare a una soluzione negoziata, ma Washington è stata «implacabile» nel chiedere a Bashar Assad di lasciare il potere. Un potere che perde i pezzi. Infatti secondo il Pentagono un certo numero di militari siriani «di alto rango» hanno abbandonato l'esercito lealista per unirsi alle forze che si battono contro il regime di Assad. Ma il presidente siriano non sembra averne l'intenzione e ha ordinato alle truppe di intensificare la repressione. Una cinquantina di persone sono morte ieri in Siria in numerosi episodi di violenza in tutto il paese. Secondo quanto riferito dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, almeno 47 persone hanno perso la vita, la maggior parte civili. Almeno 29 persone hanno perso la vita a Homs, dove l'esercito regolare è impegnato in una grande offensiva. Bilancio che resta provvissorio. I bombardamenti, che sono iniziati all'alba, hanno colpito in particolare i quartieri di Khalsiyé, Baba Amro, Inchaat e Bab Sbaa. Centinaia di blindati, inoltre, hanno preso d'assalto la città di Zabadani, a nordovest di Damasco. «Siamo al limite dell'isteria», ha commentato Sergej lavrov, responsabile della politica estera del Cremlino in partenza per Damasco riferendosi alla reazione della comunità internazionale dopo il veto della Russia alla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla Siria. Secondo alcune fonti russe, la visita di Lavrov, che vedrà il presidente Bashar Assad ed altri esponenti del regime, si inquadra nel tentativo per arrivare a un cambio di governo «pilotato» sulla falsariga di quanto accaduto in Yemen, che consenta alla Russia di salvare l'unico alleato che le è rimasto in Medio Oriente.
Maurizio Piccirilli
07/02/2012