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07/02/2012, 05:30
Preoccupata Israele mentre l'Unione Europea confida in un nuovo corso delle fazioni palestinesi verso il negoziato di pace.
Le fazioni rivali palestinesi di Fatah e Hamas hanno firmato a Doha un accordo che prevede la formazione di un nuovo governo «tecnico» unitario guidato dal presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) e leader di Fatah, Abu Mazen, che dovrà preparare il terreno per nuove elezioni parlamentari e presidenziali, rimuovendo uno dei principali ostacoli al processo di riconciliazione tra i palestinesi. La «Dichiarazione di Doha» è stata firmata dallo stesso Abu Mazen e dal capo di Hamas, Khaled Meshaal, alla presenza dell'emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa al Thani. L'intesa prevede che il nuovo esecutivo sia formato da «tecnocrati indipendenti» e che esso sia responsabile anche di sovrintendere alla ricostruzione nella Striscia di Gaza. «Pare che Abu Mazen abbia abbandonato la via della pace per unirsi a Hamas», ha affermato il premier israeliano Benyamin Netanyahu condannando l'accordo e aggiungendo che «Hamas è una organizzazione terroristica votata alla distruzione di Israele». Netanyahu ha poi ricordato di aver sollecitato più volte in passato l'Autorità nazionale palestinese a scegliere fra una alleanza con Hamas e la pace con Israele. «La pace e Hamas non vanno assieme» ha insistito il primo ministro israeliano. Messaggi di aperto sostegno all'intesa sono giunti dal premier dell'Anp Salam Fayyad e dal capo dell'esecutivo di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh. L'Unione europea, tra i principali sponsor finanziari dell'Autorità palestinese, ha detto di essere pronta a «continuare il suo sostegno». Ma a patto che il nuovo governo palestinese si impegni al rispetto della non violenza, riconosca Israele e sostenga una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese con la creazione di due Stati e quindi riconosca «il diritto legittimo di Israele ad esistere», ha sottolineato Michael Mann, portavoce dell'Alto commissario per le relazioni esterne, Catherine Ashton. Colloqui esplorativi tra israeliani e palestinesi per valutare la possibilità di una ripresa del processo di pace si sono svolti il mese scorso ad Amman ma si sono conclusi senza apparenti risultati. La data delle elezioni, inizialmente previste per il 4 maggio da un accordo di riconciliazione firmato la scorsa primavera dalle parti, non è stata annunciata e dovrebbe essere decisa solo dopo una riunione di tutte le fazioni palestinesi il 18 febbraio a Il Cairo nella quale sarà annunciata ufficialmente la formazione del nuovo governo. Le elezioni parlamentari saranno le prime dopo quelle del 2006 che videro la vittoria di Hamas e dopo la traumatica rottura del 2007 tra il movimento islamico, che prese il controllo della Striscia di Gaza, e Fatah, rimasto al potere in Cisgiordania. Tra le altre questioni che dovranno essere decise a Il Cairo vi saranno le elezioni per il Consiglio nazionale palestinese (Cnp), organo legislativo dell'Olp, che non si riunisce dal 1998 e che attualmente non comprende rappresentanti di Hamas. La formazione di un governo di unità che preparasse lo svolgimento di elezioni presidenziali e parlamentari era già prevista dagli accordi di riconciliazione tra Fatah e Hamas dello scorso anno, ma fino ad ora le due parti non erano riuscite a trovare un'intesa sulla sua composizione. Inizialmente Abu Mazen aveva proposto che l'esecutivo fosse guidato dal primo ministro dell'Autorità palestinese, Salam Fayyad, apprezzato dalla comunità internazionale, ma Hamas si era opposto.
John Voice
07/02/2012