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06/02/2012, 16:15
Continua il massacro, decine di morti. Pesanti bombardamenti, colpito anche ospedale da campo. Obama: sanzioni ma no guerra.
Non si fermano gli attacchi delle forze siriane su Homs, roccaforte dell'opposizione al regime di Bashar al-Assad. Dopo gli oltre 350 morti nei bombardamenti del fine settimana, oggi sono ripresi gli attacchi di artiglieria che avrebbero ucciso non meno di 50 civili.
Polemiche sul veto Intanto restano accese le polemiche provocato dalla decisione di Russia e Cina di mettere il veto per bloccare la risoluzione dell'Onu che avrebbe imposto a Assad di rinunciare al potere. Il ministro della Difesa francese, Gerard Longuet, ha addirittura affermato che "certe culture politiche meritano un "calcio in c...". I Fratelli Musulmani, movimento al bando in Siria, hanno accusato le autorità di Mosca e Pechino, insieme a quelle iraniane, di "complicità diretta nell'orrendo massacro perpetrato contro il popolo" siriano. Dalle due capitali sotto accusa sono arrivate reazioni piccate. "Noi non proteggiamo nessuno e non abbiamo interessi personali riguardo alla situazione siriana, ma vogliamo solo giustizia", ha replicato Liu Weimin, portavoce del ministero degli Esteri cinese. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha liquidato gli attacchi dell'Occidente come "indecenti" e al limite "dell'isteria". Il regime siriano ha attribuito le violenze in atto a Homs a non meglio identificate "bande di terroristi armati", con allusione ai gruppi di opposizione. Sarebbero stati loro a causare le esplosioni risuonate a più riprese in città, per via dell'innesco accidentale delle bombe che si sarebbero apprestati a utilizzare. I terroristi inoltre assalirebbero indiscriminatamente cittadini e membri delle forze di sicurezza, si darebbero a furti e rapine, e avrebbero sabotato una condotta petrolifera e un al'tra di gas della zona. Intanti i disertori siriani hanno annunciato la creazione di una nuova entità di coordinamento, il Consiglio Superiore Rivoluzionario: prenderà il posto del Libero Esercito Siriano, con il compito di "liberare" il Paese mediorientale.
Obama: sanzioni ma no guerra Per il presidente Usa, Barack Obama "è molto importante cercare di risolvere" la crisi in Siria "senza il ricorso a un intervento militare". "Credo che questo sia possibile", ha affermato nel corso di un'intervista all'emittente Nbc. Il titolare della Casa Bianca ha quindi indicato come via maestra quella delle sanzioni contro il regime e della pressione sul presidente Bashar al-Assad per fargli compiere un passo indietro e favorire la creazione di un governo transitorio.
06/02/2012