AdnKronos

 scorri notizie più vecchie
 scorri notizie più recenti

Rassegna stampa

Tempo.it nel Web con Google

POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA
  • stampa
  • commenta
  • dizionario

    Trova significati nei dizionari Zanichelli

    In questa pagina è attivo il servizio ZanTip:

    Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.

    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

05/02/2012, 05:30

Quello slalom tra la neve di Roma sognando una vacanza a Cortina

DI ANGELO MELLONE Il racconto. Le stupende collinette trasformate d'incanto in percorso a ostacoli.

«Al Gore, li mortacci tua e di quegli altri del surriscaldamento planetario»: ho pensato esattamente questo ieri mattina sul presto quando ho messo il naso fuori sulla collinetta innevata, anzi strapiena di neve, che da via della Mendola per salite ripidissime porta su a via Cortina d'Ampezzo, e Luigi già mi massaggiava «Aoooo stai a sciare? Ci hanno fatto prigionieri» e, fatti i dovuti conti, s'è capito che manco con i copertoni invernali e la misericordia il 4x4 sarebbe mai potuto arrivare al cancello. E in ogni caso, fuori dal cancello, era pieno di alberi crollati, rami spezzati e cumuli di fanghiglia e nevischio che avevano trasformato le collinette di Roma Nord in lunghissimi percorsi a ostacoli.  La sera prima, a pochi minuti dallo scoccare della mezzanotte fatale dell'ordinanza del Sindaco sulle catene obbligatorie, avevo lasciato su Facebook un post del tipo: «Vedete, cari concittadini romani che vi lamentate dell'impoverimento: adesso abbiamo assicurata la settimana bianca per tutti». Avevano riso in tanti, a giudicare dal gradimento, tranne quelli che hanno trovato un bel ramo di abete posato indelicatamente sul cofano dell'automobile. Era stata una notte strana, col cielo reso di color oro opaco - il colore dei lingotti - dall'effetto combinato dei lampioni riflessi di luce sulla neve. Un colore irreale e prezioso che aveva lasciato di stucco i nottambuli, scampati - magari, come nel mio caso, da una maratona preliminare nella metropolitana per prelevare il pargolo all'asilo in centro - all'epico ritorno a casa culminato nell'ingorgo della galleria Giovanni XXIII e schiantato sul Tetris d'autovetture che aveva reso via Fani e via Pieve di Cadore scalabili solo a piedi. E lì era capitato di ascoltare qualcuno, cammin facendo, che rivendicava con merito d'essere «Ao', so' arivato a piedi da Largo Argentina!», eleggendosi a eroe podistico di giornata. Finito lo slancio lirico, la semiseria giornata catastrofista e festaiola a via Cortina d'Ampezzo è cominciata così: alcuni spalavano, altri smadonnavano i tronchi, altri ancora passeggiavano increduli in un panorama surreale, altri si limitavano a osservare quella spiaggia color ovatta che scatenava nei più anziani i ricordi con la nevicata dei tempi di Vetere. Diciamo, per chi ha visto La strada con Vigo Mortensen o ha letto il libro di Cormac McCarthy da cui è tratto il film, che pareva un tranquillo weekend postatomico, o il primo giorno dopo una catastrofe che ha mandato la tecnologia in tilt, lasciando - come i protagonisti del romanzo, un padre e il suo bambino in marcia verso chissà dove a Sud - l'uomo in balia dell'unica possibilità delle sue gambe. E per un giorno, almeno, una strada - anzi, una zona antropologica della Capitale, quella dei Suv (che poco sono serviti) e delle vanziniane finte bionde (prontissime a sfoggiare impeccabili completi tecnici e fantastici cappellini di lana griffata) - s'è fatta davvero simile alla più famosa località turistica: solo che da qui si vedono i monti Prenestini e non le Tofane, per le arrampicate il monte Guadagnolo e non le Cinque Torri, ma sono dettagli per cavillosi, suvvia. E insomma, alle otto, scartata l'idea delle catene e calzate le scarpe in Gore-Tex da trekking e inforcate le racchette da risalita, abbiamo fatto i prontosoccorritori, in mancanza di vigili urbani (non pervenuti): con la signora Piera col cappello di visone e due buste di latte, che era già caduta due volte sul vialetto, e poi col signor Antonio che non riusciva a fare due passi senza pattinare. Alla fine, a dio piacendo, scalata via Sanzeno completato il percorso siberiano di via Campo Catino e via Roccaraso, ho guadagnato la cima di Cortina d'Ampezzo, sbucando nel punto dove il centro commerciale, l'istituto Calasanzio e un parcheggio con giornalaio e distributore di benzina solitamente provocano proverbiali ingorghi mattutini. E qui ho scoperto che via Cortina d'Ampezzo, al netto dei due autobus che ancora s'incarognivano a zigzagare sul ghiaccio prima di desistere e farsi monumenti del fallimento a quattro ruote, s'era trasformata in un gigantesco snow park collettivo e partecipato, a ingresso gratuito e uscita sconsigliata. Oggi si scriverà dei disagi o più buonisticamente delle spalate collettive per tirar d'impaccio qualcuno, invece devo confessare che - non solo all'apparenza - nello specchio di Roma Nord che rimonta su da Vigna Clara hanno prevalso l'aspetto ludico, la socializzazione spontanea, l'appuntamento comunitario di un paese isolato dal resto del mondo, l'atmosfera da gita fuoriporta con la macchina fotografica e la voglia di immortalare scorci insoliti, profili alpini e romanissimi, ricordi da raccontare ai nipoti. C'era un sacco di gente. Tutto era quasi chiuso tranne il supermercato, preso con furia d'assalto a far provviste, la farmacia, piantonata da una fila lunga e silenziosa, l'edicolante Alberto che ha polverizzato i giornali e il bar Cortina del signor Franco, approdo sicuro che aprirebbe anche il giorno dopo uno tsunami, zeppo di famiglie a ordinare cioccolate calde e liquori col sapore montanaro, dove ci si dava appuntamento così: «Ao', se vedemo alla baita?». Fuori dalla baita abbiamo visto di tutto. Madri che incitavano i figli a prendere a pallettoni di neve le auto che slittando provavano a circolare, coi conducenti a farsi bersagliare sorridendo. Capannelli di reduci del Grande Ritorno che ricapitolavano le disavventure e gli aneddoti del giorno prima, nonché apprezzamenti poco lusinghieri verso il povero Alemanno, incoerentemente accusato solo un giorno prima d'aver ordinato la chiusura delle scuole e ora crocifisso per opposta colpa (l'ho fatto notare più volte, con esiti deludenti dal punto di vista del consenso, ma ne resto convinto, in questi casi il qualunquismo s'impadronisce anche delle menti buone). Comitive improvvisate a scolpire pupazzoni con rametti al posto delle gambe e carote o cetrioli al posto del naso (il più geniale e coerente il pupazzo con scarpetta giallorosa e la scritta Stamo a -8). Gruppi di adulti tornati compagni di scuola che, ricordando i gavettoni di fine anno, si tiravano carriolate di neve, meglio se maschi contro femmine. Una coppia in snowboard (che ricordava il temerario della sera prima, sceso urlando da via Pieve di Cadore), il ragazzo coi mini-sci a via Saint Vincent, le due signore coi ramponi, le file indiane di professionisti del nordic walking, gli innumerevoli slittini, i sorrisi distribuiti anche al vicino di casa antipatico che non saluti mai, la collettivizzazione dei termos col caffé caldo in questa piazza improvvisata nella zona residenziale che non ha piazze. L'ohhh generale di stupore quando il sole è spuntato a sciogliere i grappoli di ghiaccio. Meglio di una domenica a piedi, ecco. Prima che il ghiaccio rovini la festa.

Vai alla homepage

Angelo Mellone

05/02/2012

  • 06/02/2012 11:16
    Complimenti!!!!!!!!!!!!! Un riassunto veramente delizioso di una giornata inusuale!!!!!!!! Da Roma Nord (via Torrevecchia)!!!!!!!!!!!!!
  • Invia il tuo commento