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02/02/2012, 05:30
DI MASIMILIANO LENZI Scandalo Il presidente francese ha fatto rientrare il figlio dj da Odessa con un aereo militare. Il viaggio pagato con un assegno di 7.632 euro che non copre le spese.
Parigi canta Napoli: «Facitem' accapì ca io so 'gnurante, che so' sti carte e che vulit'a me? Parlate chiaro annanz'a tutte quanti, ca tutti vonne sentere e sapè. Chi è sto piccirrillo? Nu figlio mio, chillo che se l'ha crisciuto so' stato io. Signo' e figli sai che so', so' piezz' 'e core ....». No, stavolta non si tratta della trama di un film di Mario Merola, superbo interprete della commedia e della canzone melodico-romantica napoletana del secolo scorso, ma di una vicenda che riguarda i cugini di Oltralpe. Anzi, il loro Presidente. Divertissement a parte, infatti, a leggere il settimanale satirico francese Le Canard Enchainé, alla Francia sarebbe costato più di 30.000 euro riportare a casa il figlio del presidente Nicolas Sarkozy, Pierre, che era stato ricoverato in un ospedale di Odessa, in Ucraina, a causa di un'intossicazione alimentare. Secondo quanto scriveva ieri il settimanale, Sarkozy non avrebbe lesinato sui mezzi. Pierre sarebbe infatti rientrato a Parigi a bordo di un Falcon 50 di una particolare unità dell'Aeronautica militare francese, l'Etec, che si occupa degli spostamenti dei ministri e del Presidente e che interviene nei casi di evacuazione sanitaria. Il giornale entra addirittura nel dettaglio e precisa che l'aereo era partito dall'aeroporto di Villacoublay, vicino alla capitale Parigi, lo scorso 25 gennaio, che si è posato a Odessa tre ore e mezzo dopo e poi è tornato indietro, riportando a casa il figlio del presidente. Al Canard, Nicolas Sarkozy ha assicurato di aver finanziato di tasca sua il volo con un assegno di 7.632 euro. Ma secondo i calcoli del settimanale, «basati su dati ufficiali del ministero della Difesa», viene precisato che un'ora di volo di un Falcon 50 costerebbe 5.600 euro. Il che farebbe in totale, per un volo di sette ore andata e ritorno, circa 39.200 euro. Poco meno di 32.000 euro - conclude il Canard - sarebbero quindi risultati a carico dello Stato e dei contribuenti francesi. Pierre, 26 anni, si trovava ad Odessa per esibirsi come cantante rap in un locale della città sul Mar Nero: lo spettacolo di Dj Mosey, questo il suo nome d'arte, è stato però annullato a causa del malessere. L'aspetto più curioso di questa vicenda, quasi un contrappasso - stando alla versione fornita dal Canard - è che il «tengo famiglia» con cui troppo spesso viene impacchettato il nostro Paese dentro a stereotipi che narrano di italiani mammoni e abbarbicati alla famiglia, beh, perlomeno è un male pure francese. Noi, che alla Parigi di rivoluzione e di grandeur, abbiamo sempre preferito Napoli, per la sua veracità, la sua schiettezza, la sua strafottenza, la sua scalogna e il suo calore, ci sentiamo ripagati in parte per una risata sarcastica e gratuita di un po' di tempo fa. Andava in scena una conferenza stampa, era l'ottobre del 2011, a Roma regnava ancora Silvio Berlusconi, quando Sarkozy e la Merkel ad una domanda sull'Italia, «Berlusconi vi ha rassicurato?», si scambiarono uno sguardo reciproco di intesa e due sorrisi larghi. In altro contesto, poi, con uno dei suoi noti fuori onda, Sarkozy avrebbe rincarato la dose: «Con Berlusconi l'Italia non era più credibile, incarnava il discredito del suo Paese». La solita litania sugli italiani, i loro vizi, la loro inaffidabilità. Un copione noioso e stantio. Almeno oggi, ai tempi del Governo Monti e delle elezioni presidenziali in Francia, lasciateci perdere. Come diceva il buon Eduardo De Filippo «non possiamo essere noi a distribuire il bene e il male. Non conosciamo le proporzioni».
Massimiliano Lenzi
02/02/2012