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29/01/2012, 05:30
Roma: l'allarme del presidente della Corte d'appello Santacroce. Il pg Ciampoli: non si può parlare di una nuova banda della Magliana.
A distanza di 48 ore dalla cerimonia in Cassazione è stato ripetuto lo stesso concetto: «Sul fronte dell'amministrazione della giustizia il clima è decisamente cambiato». Anche ieri mattina, nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario presso la Corte d'appello della Capitale, il presidente Giorgio Santacroce ha elogiato il lavoro del nuovo esecutivo e in particolare quello che sta portando avanti il Guardasigilli Paola Severino, che tra i suoi obiettivi ha quello di riformare il processo civile e alleggerire il sovraffollamento delle carceri. «Un cambio radicale di agenda», ha scritto il presidente Santacrone nella sua relazione. Nella fotografia scattata sulla giustizia del distretto del Lazio dal presidente non potevano mancare i numerosi omicidi e tentati omicidi avvenuti negli ultimi mesi. Tanto da portare Santacroce a definire la provincia di Roma «da romanzo criminale. Molte aggressioni, per le modalità esecutive e per le caratteristiche soggettive delle vittime, risultano maturate a seguito di contrasti insorti tra gruppi rivali». Anche Santacroce ha voluto prendere in esame l'elevato numero di procedimenti penali e quindi non ha esitato a ripetere che è necessaria una depenalizzazione. «La politica deve tornare a concentrare l'attenzione sulle riforme che veramente servono, quelle per intenderci dall'anima eminentemente deflattiva, capaci di ridurre il pesante arretrato accumulatosi negli uffici giudiziari visto che per azzerarlo tutto dovrebbe fermarsi per anni senza l'arrivo di nuovi processi». Dopo il presidente Santacroce ha preso la parola il procuratore aggiunto Luigi Ciampoli, che a sua volta ha esaminato la situazione criminale della Capitale. «Non si può parlare della esistenza di una nuova banda della Magliana, allo stato delle indagini non sono stati evidenziati elementi che colleghino tra di loro i delitti. Al momento sono emersi elementi per ritenere che tali delitti, o alcuni di essi, rappresentino segnali di un tentativo di monopolizzare il mercato dello spaccio. Piuttosto sembra evidente che i sodalizi criminali autoctoni operanti nell'usura, nel gioco d'azzardo e nel traffico di stupefacenti, si atteggiano ormai con una violenza efferata, come se il livello di conflittualità fosse lievitato e non subisse più alcun meccanismo di autoregolazione».
Augusto Parboni
29/01/2012