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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

27/01/2012, 09:02
DI GIUSEPPE SANZOTTA Chi difende il proprio particolare lo fa ignorando i problemi generali e ostacola nei fatti l'inserimento dei giovani.
Sembra un bollettino di guerra. I camionisti in sciopero, pescatori pronti a bloccare i porti dopo aver bombardato di petardi Montecitorio. I farmacisti in agitazione, gli avvocati protestano, i tassisti mobilitati, i notai preoccupati. Per non parlare delle comunità che non vogliono centrali, treni veloci, discariche o impianti di riciclaggio. Nel calderone mettiamoci anche i politici restii a cedere alcuni dei privilegi e i sindacati fermi nella difesa dei diritti acquisiti. Tutti in comune hanno una cosa, difendere la propria posizione, comunque, senza curarsi della necessità di modernizzare il Paese, di garantire la concorrenza e soprattutto di inserire chi delle varie caste non fa parte: giovani soprattutto. Non è una protesta sociale diffusa, sono le corporazioni che si difendono. Interessate al proprio particolare e che ritengono il mercato qualcosa che va bene solo per altri. Questo in generale. Naturalmente in qualche caso le rivendicazioni potrebbero avere anche un fondamento. Ma la tentazione non è tanto quella di correggere alcuni effetti delle liberalizzazioni, oppure di segnalare interventi necessari per favorire le imprese, la tentazione è quella di fare della propria vicenda il problema assoluto. I diritti degli altri non contano. C’è uno Stato che dovrebbe avere due funzioni: da una parte aiutare finanziariamente e salvaguardare chi è in difficoltà e dall’altra impedire che chi invece se la passa bene debba preoccuparsi di eventuali concorrenti. Lo Stato come una grande mamma che aiuta e rassicura dimenticando che questa politica dell’assistenza ha portato a un debito spaventoso. Inoltre la chiusura alla concorrenza impedisce ad altri di cimentarsi sullo stesso terreno. Prendiamo i camionisti e i pescatori. A parte alcune richieste tecniche nella sostanza vogliono pagare poco il gasolio. Non bastano le agevolazioni promesse. Ma perché analoga richiesta non potrebbe essere presentata da tante altre categorie che utilizzano l’auto per lavoro? Alla fine a pagare il prezzo intero sarebbero solo pensionati e lavoratori dipendenti. Cioè chi già paga tutte le tasse. Poi ci sono le richieste di chi non vuole concorrenti. Lo slogan è: siamo troppi. Gli altri non possono entrare nel club se non cooptati o pagando. Conoscete tanti notai che non siano figli o parenti di altri notai? E i farmacisti perché non vogliono l’apertura di altre attività? Perché un cittadino può aprire un ristorante e un laureato in farmacia non può fare la stessa cosa? Perché un giovane avvocato non può cercare di crearsi una propria clientela offrendo servizi a costi più bassi? L’elenco potrebbe essere ben più vasto. Il fatto è che in passato la politica ha cercato di tenersi buone le categorie in cambio di voti. Lo ha fatto regalando pensioni d’invalidità non dovute al Sud, oppure assumendo nella pubblica amministrazione, soprattutto in vicinanza delle elezioni. Tutti voti. Ma anche una delle cause che ha creato quel macigno di 1.900 miliardi di debito che ostacola il nostro futuro. Il prevalere di interessi particolari non lascia immuni neanche le comunità nel loro insieme. La Lega ha fatto appello all’egoismo del Nord. Non sono da meno quelle amministrazioni che dicono no a ogni forma di centrale, anche la più sicura. Per non parlare delle discariche o termovalorizzatori. Tutti i sindaci interessati dicono la stessa cosa: servono, ma altrove. E gli amministratori di «altrove» diranno la stessa cosa. Discorso analogo con l’alta velocità. Manifestazioni, agitatori di professione pronti a mobilitarsi per un no alla modernità. La partita è qui. Rompere le corporazioni, tutte, e sconfiggere gli egoismi. Questa la scommessa, non solo di Monti, ma di tutti gli italiani che vogliono voltare pagina. Una sfida al medioevo dell’economia. Da vincere.
Giuseppe Sanzotta
27/01/2012