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26/01/2012, 12:09

Eurispes: italiani depressi, il Paese è bloccato

Secondo il presidente Gian Maria Fara, la crisi che sta attraversando il Paese "mette in discussione certezze e risultati raggiunti negli ultimi decenni".

L'Italia vive un generale "senso di depressione", e la responsabilità è di tutti. Classe dirigente e società, per coprire a vicenda i propri interessi, hanno siglato tra loro una sorta di patto di non belligeranza che di fatto blocca il Paese. E' quanto sostiene l'Eurispes nella premessa al Rapporto 2012 che viene pubblicato oggi. Secondo il presidente dell'istituto di ricerca, Gian Maria Fara, la crisi che sta attraversando il Paese "mette in discussione le certezze e i risultati raggiunti dalla società italiana nel corso degli ultimi decenni". "Il Paese - afferma Fara - vive un generale senso di depressione che attraversa tutte le classi sociali: i poveri perché vedono allontanarsi la possibilità di migliorare la loro situazione economica; i ceti medi perché hanno paura di una progressiva proletarizzazione; i ricchi perché si sentono criminalizzati e hanno persino timore di mostrare il proprio status". La responsabilità appartiene quella che Fara definisce "la classe dirigente generale" della quale fanno parte imprenditori, elites culturali, manager pubblici e privati; sindacalisti, i grandi commis dello Stato, magistrati, professori, uomini dell'informazione e della ricerca. "Una classe dirigente generale che dovrebbe produrre buoni esempi" e che invece "costituisce un blocco solidale e separato dal resto del Paese, articolato sul modello feudale, che non ha nessuna intenzione di rinunciare, neppure in piccola parte, ai privilegi conquistati".
 

Anche la societa' ha molto da farsi perdonare perché "si è adeguata" al volere della classe dirigente "diventandone complice in cambio della tolleranza e della comprensione dei propri istinti egoistici e familisti che deresponsabilizzano e assicurano nicchie di impunità e di esercizio di piccolo potere". E gli esempi sono lampanti: in Italia, sostiene l'istituto, esistono tre Pil: uno ufficiale (1.540 Mld); uno sommerso (equivalente al 35 % di quello ufficiale (540 Mld); uno criminale frutto dei proventi delle attività illegali che supera i 200 Mld". Nel Paese, ancora, "circola più ricchezza di quanto non raccontino le statistiche ufficiali e questo spiega anche la capacità dimostrata dal sistema nel suo complesso di reggere di fronte ad una crisi devastante e - prosegue Fara - anche la durezza con la quale siamo trattati dai nostri partners europei, Germania in testa". Per l'Eurispes, inoltre, l'evasione fiscale ed il sommerso sono certamente opera dei grandi evasori, ma anche della connivenza quotidiana di milioni di italiani che producono o alimentano essi stessi il sommerso". Secondo l'Eurispes per uscire dalla crisi quel "patto di complicità che blocca la società italiana" si deve infrangere e tutti devono riscoprire i doveri e le responsabilità "superando l'egoismo e la difesa corporativa degli interessi".


Anche la politica, spiega il presidente dell'Eurispes, deve ricostruire il rapporto interrotto con la società, "anche per rispondere all'onda qualunquista dell'antipolitica che mette in discussione le stesse istituzioni democratiche a cominciare dal Parlamento", istituzione che "dovrebbe stare a cuore a ogni cittadino". Per l'istituto i temi del lavoro e dell'occupazione rappresentanto una vera emergenza nazionale. Le parti sociali, sostiene il Rapporto, devono avviare un confronto serio e senza preclusioni, "ricordando che la realtà non può essere piegata alle regole, ma sono queste che devono adeguarsi alle mutate condizioni economiche e sociali". Per l'Eurispes, la discussione intorno all'art. 18 "non è determinante per la ripresa dell'economia", e il vero tema da affrontare è quello della produttività e delle ristrutturazioni. "Occorre riscoprire il valore della programmazione e della progettazione - prosegue Fara -. Il Paese deve darsi un progetto e mettere a frutto le proprie risorse e le proprie capacità". Deve difendere e valorizzare i propri asset, fronteggiare, ad esempio, la falsificazione internazionale dei prodotti agro alimentari ("che frutta ai falsificatori 60 mld di euro l'anno") e gestire la presenza di milioni di immigrati "che producono una quota consistente del Pil". Infine, l'Eurispes lancia un segnale d'allarme sulla difficile situazione dei ceti medi e sull'impoverimento delle famiglie che mettono in discussione la tenuta stessa del sistema.

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26/01/2012

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