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26/01/2012, 09:23

Monti e il buon uso del potere

DI FRANCESCO DAMATO Il passaggio di Monti più consolante per la politica e a livello anche internazionale, è stato tuttavia quello in cui egli ha distinto tra valutazione tecnica e valutazione politica della crisi economica.

Il premier Mario Monti Anche i tecnici, quindi, possono riuscire a rivalutare la politica e a scommettere su di essa per uscire dalle situazioni di crisi. Faceva una certa impressione sentirlo spiegare ieri dal presidente del Consiglio Mario Monti, con quella sua voce inconfondibilmente metallica, prima al Senato e poi alla Camera. Dove ha riferito sulla situazione ed ha voluto prepararsi ai suoi prossimi appuntamenti europei facendosi prudentemente affidare un mandato tutto politico dalla sua maggioranza parlamentare, finalmente raccoltasi e riconosciutasi in un documento comune su un tema troppo a lungo strumentalizzato nel recente passato nel gioco perverso dello scontro preconcetto tra gli opposti schieramenti elettorali. È un gioco, quest’ultimo, al quale Monti ha polemicamente e giustamente alluso quando ha raccomandato di «non esportare in Europa polemiche e contese di casa nostra, che non giovano all’immagine dell’Italia», ma solo «alla propagazione di stereotipi» negativi. Che sono quelli usati nei mesi scorsi a Parigi e a Berlino per diffidare dell’allora governo di Silvio Berlusconi dando ascolto agli attacchi delle opposizioni, ma nel tempo stesso diffidando, e non a torto, anche della capacità e volontà dei suoi avversari di affrontare meglio i nodi della crisi economica e finanziaria. D’altronde è nata anche da questa diffidenza, colta al Quirinale senza lasciare che si traducesse nella odiosa e inammissibile interferenza immaginata in qualche giornale, oltre che dal timore delle elezioni anticipate in un quadro così allarmante, la decisione del presidente della Repubblica di affrontare nello scorso autunno la crisi di governo, una volta apertasi, proponendo a tutti i partiti di fare un passo indietro e ricorrendo ai tecnici. I quali tecnici, una volta insediatisi e messisi al lavoro, dentro e fuori casa, hanno onestamente constatato e riconosciuto, e sentito riconoscere anche all'estero, che il precedente governo non aveva poi demeritato come presumevano e dicevano i suoi avversari, anche se gli era certamente mancata, per i veti notoriamente posti dalla Lega, la forza politica di fare tutto ciò che le dimensioni della crisi e gli impegni comunitari imponevano. "La cancelliera Merkel -ha tenuto ieri a riferire Monti, anche a costo forse di mandare di traverso il suo intervento, a sinistra e al centro, a qualcuno dei suoi estimatori- ha espresso apprezzamenti per alcune scelte compiute da Berlusconi e per il sostegno del Pdl a questo governo". Il passaggio di Monti più consolante per la politica, questa volta senza distinzione tra vecchia e nuova maggioranza, e a livello anche internazionale, è stato tuttavia quello in cui egli ha distinto tra valutazione tecnica e valutazione, appunto, politica della crisi economica. Sul piano tecnico il presidente del Consiglio ha avvertito che "il quadro resta negativo", e in qualche modo persino "peggiorato", se si pensa per esempio alla situazione greca, alla "decelerazione della crescita", per non dire recessione, e al "declassamento di tanti Paesi", fra i quali naturalmente il nostro, da parte dell'agenzia di rating Standard e Poor’s. Ma «se si guarda alla politica - ha aggiunto - vedo un’evoluzione positiva di sensibilità che sembravano cristallizzate». Per cui «cominciano a prendere forma i contorni di una via di uscita dalla grave crisi che ha colpito l’Europa», prima ancora dell’Italia. È tutta politica persino la ritrosia opposta dal presidente del Consiglio a una giornalista che, all’uscita dal Senato, gli ha ricordato «l’arrivo al potere» poco più di due mesi fa. Monti si è ironicamente, ma non troppo, sentito sotto shock per quella espressione, alla quale avrebbe preferito forse «l’arrivo alla guida del governo». Ma dovrà in qualche modo rassegnarvisi, perché il suo è ora anche potere, per quanto il termine possa infastidirlo. Egli deve solo preoccuparsi di farne buon uso.

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Francesco Damato

26/01/2012

  • 27/01/2012 12:05
    Palermo Roma in 4 ore con il Ponte con Freccia Rossa: CHE SOGNO!
  • 27/01/2012 10:52
    è vero, verissimo, a che servono le ferrovie in Sicilia se con qualunque altro mezzo ci si mette molto meno tempo, qualunque percorso si faccia? La verità è che c'è una corrente antisiciliana che si spaccia per antimafiosa, purtroppo sostenuta da taluni politici siciliani medesimi, che non vogliono che la Sicilia, che pure ha una popolazione pari al 10% ed una superficie pari al 15%di quelle nazionali, perchè si tende a curare gli interessi delle regioni centro-nordiche, dominate dalla organizzazione mafio-comunista, cui la Sicilia farebbe, per la sua storia, la sua cultura, i suoi paesaggi,le risorse archeologiche, il suo clima, la sua cucina e la limpidezza delle sue acque, una concorrenza spietata se potesse essere facilmente raggiugibile,soprattutto via ferrovia.
  • 26/01/2012 23:06
    Condivido pienamente quanto suggerito dal commento delle 13.38. Ma Realacci dove lo mette: questo individuo che gode di una del tutto irrisoria percentuale elettorale? dove la dabbenaggine di proporzioni gigantesche e di una malafede rivoltante degli oppositori del ponte?. Peccato però che lo stretto è attraversato ogni anno da 9-10 milioni di persone paganti, che darebbe lavoro a vita a migliaia di calabresi e siciliani; che si finanzierebbe con i pedaggi; che giustificherebbe la realizzazione di treni veloci da e per la Sicilia e il potenziamento delle tratte ferroviarie siciliane(se no ha ragione FS a dismetterle);che libererebbe Messina dall'inquinamento dei mezzi che debbono attraversarla! Che non ha senso impiegare 6 ore da Palermo a Villa SG (KM 260);4 ore da Catania a Villa SG(KM 95), per poi impiegarne 5 da Villa SG a Roma (KM 700). Ma da quale pulpito questo Realacci si oppone alla Volontà di sei milioni di siciliani e di 1 milione e mezzo di calabresi a cui ha la pretesa di togliere il lavoro?
  • 26/01/2012 13:38
    E usiamolo questo potere. Facciamola crescere l’economia di questa Italia liberandola dalla dipendenza dagli altri: si facciano i TERMOVALORIZZATORI, per non pagare a Germania e Olanda e ad altri lo smaltimento dei nostri rifiuti, sfruttandone l'energia prodotta; Si faccia il PONTE SULLO STRETTO; si estendano i TAV da Trapani e da Siracura a tutta l’Italia; si incentivi l’agricoltura NON consentendo ai PANNELLI SOLARI di occupare terreni agricoli ed ELIMINARE i finanziamenti per le PALE EOLICHE il cui costo non è proporzionale alla capacità di produzione di energia e costituiscono elementi di distruzione del paesaggio e della fauna avicola; FACCIAMO le CENTRALI NUCLEARI per non dipendere più dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera, per il fabbisogno di energia elettrica. Queste sono le grandi opere che possono incrementare l’occupazione, che fanno crescere l’economia e che consentono lo sviluppo del Paese. Tutto il resto è bieca demagogia e chiacchiera.
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