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26/01/2012, 05:30

La rabbia dei pescatori esplode a Roma

Insulti, bombe carta, e petardi contro polizia e carabinieri. Poi le cariche delle forze dell'ordine. Tre feriti fra i manifestanti.

Tensione alla manifestazione dei pescatori a Montecitorio A Montecitorio è il giorno dei pescatori. Arrivano dal Sud. Si sono messi in viaggio nel cuore della notte e già alle 8 del mattino - quando per loro la giornata in genere è già iniziata da un po' - sono di fronte alla Camera dei deputati. All'inizio il sit-in è tranquillo, poi - quando apprendono che i loro rappresentanti verranno ricevuti sono alle quattro e mezza del pomeriggio - cominciano a perdere la pazienza. Arrivano i primi slogan contro Mario Monti e il governo. Quando di fronte a loro - a difesa del Palazzo - aumentano i rappresentanti delle forze dell'ordine gli sfottò e gli insulti cambiano obiettivo. Arrivano petardi e bombe carta. Viene lanciato anche un razzo di segnalazione rosso, di quelli lanciati in mare per mandare un sos. Quando i pescatori avanzano, i razzi cominciano a finire sulle caviglie di carabinieri e poliziotti e la tensione si fa troppo alta, viene dato l'ordine di caricare. Dopo alcuni minuti di calci e manganellate, i marinai alzano le braccia in segno di resa. Uno di loro è ferito al volto, un altro dice di avere una mano rotta. Un terzo è a terra in stato confusionale: lamenta un dolore al torace e non riesce a muovere la gamba. Telecamere e fotografi arrivano prima dell'ambulanza: «Lo avete lasciato a terra a gelare per 45 minuti - accusano - Fosse stato un politico non sarebbe mai successo». Dopo poco la situazione si calma. I marinai rimangono davanti alla Camera per tutto il pomeriggio. Cappelli di lana in testa, mani rovinate e dialetti incomprensibili. I marinai venuti da Salerno fanno fatica a capire quello che strillano i loro colleghi arrivati da Trani, e viceversa. Se ti avvicini a chiedere, però, anche se l'italiano in cui tutti provano a spiegare il perché della protesta non è perfetto, scopri che le ragioni sono le stesse. Dalla Puglia alla Sicilia, da Fiumicino a Villanova, dal Tirreno all'Adriatico. Innanzitutto il caro gasolio. «È arrivato a 80 centesimi ma se entra l'Iva arriveremo a pagarlo un euro - spiega un pescatore - Fino all'anno scorso lo pagavamo 50 centesimi e, nonostante le spese, riuscivamo a portare a casa qualcosa. Adesso uscire in mare non ha senso, non ce la facciamo più». Ma il caro carburante non è l'unico problema. «Signori' a noi l'Europa ci ha rovinato», lamenta Domenico, un marinaio salernitano. Questa volta - ovviamente - lo spread non c'entra. A mettere in difficoltà i pescatori sono le regole imposte dall'Ue.

«Vogliono mettere la licenza a punti - spiega ancora Domenico - Ogni pescatore ha novanta punti e ogni volta che la Guardia Costiera ti becca con qualche irregolarità ti tolgono i punti. Quando li finisci, ti sequestrano la barca e tu resti senza lavoro». Quando gli fai notare che basterebbe non commetterle le irregolarità, lui - indispettito, mentre nelle sue frasi l'italiano lascia sempre più spazio al dialetto - ti risponde: «Ma io mica voglio rubare o uccidere qualcuno. Solo che ti tolgono dei punti anche se hai la bandiera rovinata. O se compili male il diario di bordo (quello in cui devi annotare in modo dettagliato e scrupoloso di cosa si compone il pescato, ndr). Io non so né leggere, né scrivere signori'. Ho iniziato questo lavoro quando avevo dieci anni. Fortuna che con me in barca c'è mio figlio» dice indicando Francesco, 17 anni, in piazza per sapere «se potrò fare questo lavoro per costruire il mio futuro». Non solo diario di bordo e licenza a punti, c'è di più. «Il problema vero è il sacco a maglie larghe. Ci vogliono far pescare come pescano nell'Atlantico. Solo che qui da noi con quelle reti così larghe non prendi niente, mica abbiamo i loro gamberoni noi. E poi finisce pure che le pescherie vendono i gamberetti e le seppioline che arrivano dalla Cina. Non è giusto», spiega Nino. In serata, la pazienza sembra essere finita. Nel buio esplodono nuove bombe carta. La polizia li disperde (cinque sono stati identificati e rischiano una denuncia) e loro - stremati - decidono di tornare a casa. «La prossima volta veniamo armati anche noi».

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Nadia Pietrafitta

26/01/2012

  • 26/01/2012 09:20
    Queste proteste vanno comprese: protestano per non morire di fame e non per avere il condono fiscale. Sarebbe umano prenderli in considerazione. Queste proteste giuste stridono difronte all'enorme evasione fiscale di cui si fa molto poco....
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