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23/01/2012, 08:48

La gita macabra dei nuovi barbari

DI MARIO SECHI È un balletto di indifferenza, un sinistro racconto sulla tragica fine del senso e il trionfo del controsenso. Tutti in posa, un sorriso e... clic! Il naufragio diventa lo show dei collezionisti del dolore degli altri.

Turisti si scattano le foto dinanzi la Concordia arenata al Giglio Uno degli aspetti più inquietanti della contemporaneità è la spettacolarizzazione del dolore, la banalizzazione della morte, la degradazione del lutto a evento voyeuristico, frammento da cliccare, fotografare e postare su Facebook per farsi belli con gli «amici». È un macabro gioco amplificato all’infinito in quell’era del social network di cui prima o poi qualcuno dovrà incaricarsi di elencare i guasti. Prendere il traghetto, andare all’isola del Giglio per fare un pic nic nei dintorni di quella che è una bara galleggiante è un brutto segno dei tempi. Non siamo di fronte al semplice «guardare», ma alla messa in scena di set fotografici digitali in cui le coppiette si baciano sorridenti e le famigliole portano i bimbi dove s’erge come uno scoglio d’acciaio un gigante dei mari che è la metafora della Grande Mietitrice, la morte. È un balletto di indifferenza, un sinistro racconto sulla tragica fine del senso e il trionfo del controsenso. Tutti in posa, un sorriso e... clic! il naufragio diventa lo show personale dei collezionisti del dolore altrui, i nuovi barbari.

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Mario Sechi

23/01/2012

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