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20/01/2012, 05:30

Monti a Tripoli per rilanciare l'Italia

In ballo accordi per cinque miliardi di dollari tra energia e infrastrutture. Cento militari italiani per riorganizzare le forze armate della Libia.

Il premier Mario Monti con il presidente del Consiglio nazionale Transitorio libico Mustafa Abdel Jalil La ripartenza dell'Italia passa anche attraverso la «quarta sponda». Domani il premier Monti sarà a Tripoli per rilanciare la collaborazione economica tra Italia e Libia in base al trattato già attivato il 15 dicembre a Roma con la visita del presidente del Consiglio Nazionale libico Abdul Jalil. Un vertice importante quello di sabato. Monti sarà accompagnato dal ministro degli Esteri Giulio Terzi e da quello della Difesa Giampaolo Di Paola: un terzetto di alto livello in virtù degli accordi che saranno sanciti in via definitiva con il governo provvisorio libico. La missione giunge in momento delicato per la Libia. Gli scontri tra milizie si fanno ogni giorno più frequenti e ieri persino il numero due del Consiglio nazionale di transizione, Abdelhafiz Ghoga, che è anche portavoce dell'organismo, è stato aggredito e malmenato da un gruppo di giovani manifestanti a Bengasi. I manifestanti hanno accusato l'esponente del Cnt di aver voltato le spalle all'ex leader libico Muammar Gheddafi solo per opportunismo. Da settimane gli studenti del campus Ghar Yunis di Bengasi manifestano contro il Cnt, accusato di scarsa trasparenza, oltre che di aver affidato ruoli chiave nell'amministrazione del paese a ex esponenti del regime. La Libia sta rivedendo le sue strategie di investimento. È di ieri la notizia che la Banca Centrale libica si diluirà dal 4,9 al 2,8 per cento del capitale di Unicredit. Lo ha spiegato il governatore Saddeq Omard Elkaber: «Non è il momento per investire all'estero. C'è una decisione del consiglio dei ministri. Intendo né aumenti di capitale, né iniezione di mezzi freschi negli investimenti esteri». Al centro dei colloqui tra il premier Monti e Jalil saranno quegli accordi nel campo delle infrastrutture, del settore energetico, della lotta all'immigrazione e della riorganizzazione delle forze armate. L'Italia, in dicembre, si è impegnata a realizzare infrastrutture nell'arco di vent'anni per una spesa di 5 miliardi di dollari. Soldi che in parte saranno versati dall'Eni come aumento dell'imposta Ires sul reddito delle società. L'impegno italiano prevede anche la costruzione di abitazioni, l'assegnazione di borse universitarie a studenti libici e la restituzione di manoscritti e reperti archelogici trasferiti in Italia nell'epoca coloniale. A fronte di questa disponibilità la Libia dovrà impegnarsi a una maggiore collaborazione nella lotta all'immigrazione clandestina. Altra richiesta sul tappeto è il possibile indennizzo ai profughi italiani dalla Libia, quelli espulsi da Gheddafi nel 1971. Per loro è previsto un esborso da parte di Tripoli di 150 milioni. Le modalità e i tempi saranno discussi domani. La presenza del ministro Di Paola sottintende che tra Libia e Italia ci sarà un nuovo rapporto sul fronte della collaborazione militare. È prevista una presenza media di 100 militari italiani in Libia per il 2012. Lo ha confermato il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, nella sua informativa alle commissioni congiunte Esteri. «Ci accingiamo - ha aggiunto - ad avviare una cooperazione nel settore sicurezza e difesa: l'impegno riguarderà l'addestramento lo sminamento e la sorveglianza del territorio e la cessione di mezzi alle forze libiche». In esame la possibilità di manovre congiunte e una maggiore collaborazione con le industrie militari. Altra boccata di ossigeno per la nostra economia. L'Italia è il primo investitore in Libia. Prima della rivoluzione contro Gheddafi le Pmi italiane investivano per 60 milioni di dollari. L'interscambio nel 2010 è stato di 7 miliardi di dollari.Il valore dell'export verso Tripoli è stato, per l'anno 2010, di 1,2 miliardi. In Libia erano presenti i maggiori player italiani: dall'Anas - capofila di imprese per la realizzazione dell'autostrada lungo la costa -, alla Sirti per le telecomunicazioni che con la francese Alcatel ha in ballo ricche commesse. Importanti anche i rapporti tra Finmeccanica con le sue controllate e il governo libico. Molteplici i settori: dall'aerospazio, ai trasporti e persino alla costruzione della rete ferroviaria. Domani Monti potrebbe chiudere un «accordo di amicizia» e di partenariato che valorizzi l'aspetto economico senza il folclore di inopportuni inchini.

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20/01/2012

  • 21/01/2012 18:48
    Adesso va a battere cassa dai Libici, dopo una guerra di mesi, fatta a malincuore e male. Fa pena.
  • 20/01/2012 21:38
    Invece di andare a mendicare in giro per il mondo, perché non fa un giretto di ispezione in Sicilia ?
  • 20/01/2012 20:17
    Ma Monti ogni tanto dorme pure?
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