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17/01/2012, 05:30
I palombari della Marina in azione con le microcariche. Sei morti accertati. La Farnesina conferma: mancano 6 italiani, 14 tedeschi, 4 francesi, 2 statunitensi, un ungherese, una peruviana e un cittadino dell'India. Oggi il comandante dal Gip. L'evacuazione decisa dall'equipaggio: ci fu ammutinamento.
La conta dei morti prosegue senza sosta, anche se il mare ieri ha scosso il relitto e, speriamo una volta di più, le coscienze di molti, rallentando i soccorsi. La sesta vittima, un passeggero che indossava il giubbotto salvagente, individuato dai Saf dei vigili del fuoco l'altra notte, è stata recuperata soltanto nel tardo pomeriggio di ieri. Prima che le condizioni del mare peggiorino, restano quindi due giorni ai soccorritori per trovare i dispersi. Poi, potrebbero doverlo fare con la nave completamente affondata. Perché ieri alle 11,40 quello che si temeva da tre giorni è accaduto: la Concordia, spiaggiata come una balena davanti all'isola del Giglio da venerdì, si è mossa. Di poco, ma si è mossa: 9 centimetri in verticale e uno e mezzo in orizzontale.
Il rischio che affondi diventa così un problema con cui fare i conti in fretta: se la nave dovesse scivolare sullo scalino di roccia e finisse a 70 metri di profondità prima che i serbatoi siano svuotati, sarebbe difficile evitare anche un disastro ambientale. «C'è un rischio altissimo, non solo per il Giglio ma per tutto l'arcipelago Toscano», ha detto il ministro dell'Ambiente Clini. Onda dopo onda, colpo dopo colpo, la nave sale e scende, si sposta avanti e indietro. Per ora, e fortunatamente, senza conseguenze devastanti. Per ora, però. Le previsioni dicono che fino a giovedì-venerdì il mare dovrebbe tenere, poi è previsto un peggioramento. Che potrebbe far scivolare il bestione fino allo «scalino».
Inoltre, c'è un altro pericolo imminente: la fuoriuscita di combustibile. Ieri, per la prima volta da venerdì, nel mare a poppa della Concordia sono apparse piccole chiazze di carburante. Si tratta di combustibile leggero, che evapora e dunque non desta troppo allarme, anche se le navi del Ministero dell'Ambiente hanno già steso un cordone di galleggianti tutto attorno alla nave, come misura precauzionale. Ma se dovesse fuoriuscire il combustibile pesante, allora sarebbero guai. Sull'isola sono già arrivati una ventina di esperti della Smit Savage, la società incaricata dalla Costa di pompare fuori dai serbatoi le 2.500 tonnellate di carburante di una nave che aveva effettuato appena due ore di tragitto dopo la partenza da Civitavecchia. I soccorritori ieri hanno dovuto interrompere le operazioni di ricerca dei dispersi per quasi tutto il giorno e la nuova situazione li ha costretti a prendere una decisione drastica: stop alle ricerche notturne. Troppo pericoloso. E nel buio del disorientamento (in un'ora i sommozzatori hanno potuto ispezionare solo 7 cabine) si fa sempre più probabile l'ipotesi che la nave diventi fossa comune dei dispersi introvabili. Ma quanti sono in realtà? Rebus totale perché dalla Prefettura di Grosseto, l'organo cui spetta il conteggio, non è arrivata una comunicazione ufficiale. Domenica il presidente della Provincia, citando numeri della Costa Crociere e non smentito dalle autorità, aveva parlato di 17 persone che mancavano all'appello, 11 passeggeri e 6 membri dell'equipaggio. Che ieri sarebbero dovute diventare 16 con la sesta vittima recuperata. Ma non è così. Anzi: il numero «ufficioso» - ma confermato da più fonti attendibili - di persone che mancano all'appello oscilla tra le 29 e le 34, con questa ultima cifra che è la più vicina a quella reale.
Nel dettaglio, i membri dell'equipaggio che mancano all'appello non sarebbero sei ma quattro, compreso il pianista di bordo, Giuseppe Girolamo. A questi vanno aggiunti 4 cittadini francesi - confermati dal Ministero degli Esteri - gli americani Gerald e Barbara Heil, forse un peruviano, e cinque italiani: William Arlotti di Rimini e sua figlia Daiana, la biellese Maria D'Introna e le due donne siciliane Maria Grazia Trecanico e Lucia Virzì. Ma non è finita: a questi si aggiunge un numero ancora imprecisato di cittadini tedeschi. Secondo una fonte qualificata italiana, sarebbero 18; fonti tedesche parlano invece di un numero che oscilla tra 12 e 15.
L'unica certezza, purtroppo, è che il bilancio delle vittime è destinato a salire. Di parecchio. Perché se anche qualcuno di quelli che mancano all'appello è sfuggito ai conteggi, più passa il tempo e più cresce il numero di quelli sepolti nella nave. E sempre più certe sembrano essere le responsabilità del comandante Francesco Schettino, «scaricato» anche dalla Costa che, per bocca del presidente e Ad Pierluigi Foschi, ha ammesso «l'errore umano».
Marino Collacciani
17/01/2012