AdnKronos

 scorri notizie più vecchie
 scorri notizie più recenti

Rassegna stampa

Tempo.it nel Web con Google

POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA
  • stampa
  • commenta
  • dizionario

    Trova significati nei dizionari Zanichelli

    In questa pagina è attivo il servizio ZanTip:

    Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.

    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

10/01/2012, 05:30

Elezioni negli Usa, guerra fratricida tra repubblicani

L'ex ambasciatore a Pechino e mormone attacca il correligionario Romney. Tea Party assente dalle primarie che oggi si tengono in New Hampshire.

L'ex governatore del Massachusetts Mitt Romney Il Gold Old Party sempre più nel caos. La corsa per la Casa Bianca degli aspiranti candidati repubblicani è costellata di insidie frutto dei dissidi interni che vanno oltre la normale disputa elettorale. Non mancano colpi bassi e le ultime battute della campagna elettorale nel New Hampshire - dove oggi si svolgeranno le primarie - è stata anche l'occasione di uno scontro, diciamo fratricida, tra i due candidati mormoni alla Casa Bianca. Jon Huntsman, l'ex governatore dell'Utah, ed ex ambasciatore di Barack Obama in Cina, ha attaccato infatti il super favorito Mitt Romney accusandolo di portare avanti una politica partigiana senza guardare agli interessi del paese. «Io invece credo nella necessità di mettere il mio paese al primo posto, mentre Mr Romney sembra credere che sia necessario mettere prima la politica», ha detto Huntsman replicando chiaramente agli attacchi ricevuti da Romney per il fatto di aver accettato di rappresentare l'amministrazione democratica in Cina. «Credo che questo sia il problema di questo paese in questo momento - ha detto ancora Huntsman che è il più moderato del gruppone dei candidati Gop, e spera quindi di poter ottenere una visibilità che finora non avuto in New Hampshire - questa è la ragione per cui non riusciamo ad essere uniti come popolo, perché tutto è politicizzato, invece di ricordare che siamo prima di tutto americani e che farlo è l'unico modo per risolvere i problemi a lungo termine».

 
L'attacco a testa bassa di Huntsman nei confronti di Romney, che tutti i sondaggi danno come il vincitore scontato della prima tornata di primarie vere e proprie dopo la vittoria di misura nei caucus dell'Iowa, dimostra come l'ex governatore dell'Utah sa che quella di oggi è la sua prima, e forse ultima, occasione di dare uno slancio alla sua candidatura. «Per Huntsman ora o mai più», sintetizza un titolo del Washington Post ricordando che il candidato ha investito tutte le risorse finanziarie in New Hampshire, stato più ricettivo alle sue posizioni moderate. Per mesi l'ex ambasciatore in Cina, paese che ha cominciato a conoscere, imparandone alla perfezione la lingua, quando vi è stato mandato da giovane come missionario mormone, ha battuto ogni singola cittadina del New Hampshire.


Nello sprint finale, Huntsman ha raccolto un certo slancio, dandogli la speranza di un buon piazzamento per poter continuare la corsa. Ma a insidiarlo c'è anche il candidato «libertario» Ron Paul. Staccati Newt Gingrich e Rick Santorum. Fanalino di coda, a un passo dall'addio alla sfida presidenziale, Rick Perry. Nel variegato panorama Gop sembra scomparso uno dei movimenti protagonista dell'opposizione conservatrice all'amministrazione Obama. Il Tea Party risulta il grande assente di questa prima fase delle primarie repubblicane. Tanto che in New Hampshire gli attivisti del movimento sembrano rassegnati ad assistere inermi alla seconda vittoria del loro «nemico giurato», il troppo moderato Mitt Romney.


Del resto la loro paladina, Michelle Bachmann è stata costretta al ritiro visto lo scarso risultato nello Iowa. Troppo estremista, il Tea Party non riesce a trovare un candidato unico da sostenere e così i voti e le donazioni si disperdono. Oggi sarà anche il giorno del movimento «Occupy», gli indiganti che hanno intenzione di di far sentire la propria voce davanti ai seggi in New Hampshire. In particolare contro Romney che in un discorso ha fatto il passo falso di dichiarare che «a me piace linceziare la gente». A Manchester le tende e gli strisiconi degli indignati occupano il centro della città. Un grosso striscione attacca il Partito conservatore: «Politics run on money», la politica si legge sul denaro. Ma in un'altra zona c'è un altro cartello molto meno rassicurante per Barack Obama, che riecheggiando toni simili a quelli usati dal movimento del Tea Party, pone di fatto i due maggiori partiti sullo stesso piano: «We the people yes, Democrats, Repubblican, no», «Noi popolo sì, democratici e repubblicani no».

Vai alla homepage

Maurizio Piccirilli

10/01/2012

Nessun commento presente
Clicca qui per inviare il tuo commento