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    Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.

    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

04/01/2012, 12:32

Lele Mora resta in carcere

Il il riesame di Milano ha respinto l'istanza di scarcerazione. L'agente dei vip ha patteggiato 4 anni e tre mesi per bancarotta ed è recluso da più di sei mesi.

Lele Mora in Videocracy, documentario dell'italo-svedese Erik Gandini sull'Italia televisiva Lele Mora, detenuto da più di sei mesi nell'istituto di pena milanese di Opera, deve rimanere in carcere. A deciderlo i giudici del Tribunale del riesame di Milano che hanno respinto l'istanza di scarcerazione presentata dai legali dell'agente dello spettacolo. Non sono ancora note le motivazioni dei giudici anche se, a quanto si apprende, il Tribunale avrebbe motivato la sua decisione sulla base del pericolo di fuga.


IL TENTATIVO DI SUICIDIO Mora, che ha patteggiato 4 anni e tre mesi per la bancarotta della sua Lm Management,  è in carcere dal giugno scorso. Dimagrito 40 chili, il 31 dicembre ha tentato il suicidio ostruendosi naso e bocca con dei cerotti.


LE STRATEGIE DELLA DIFESA Al momento per la difesa restano due le possibilità aperte per un eventuale alleggerimento della misura. L'una consiste nell'attendere la perizia disposta d'ufficio dal gip di Milano Elisabetta Meyer, nel caso in cui stabilisse un'incompatibilità con il carcere e l'altra nel presentare eventuale ricorso in Cassazione. Proprio nei giorni scorsi il legale di Mora, Luca Giuliante ha depositato alla cancelleria del gip una breve relazione disposta dal consulente di parte, secondo la quale "le modalità di attuazione del tentativo di suicidio del giorno 30 Dicembre 2011 sembrano riferibili ad una prima osservazione superficiale ad un gesto autolesivo dimostrativo ma al contrario rappresenta un importante campanello di allarme per il rischio futuro di attuazione di gesti autolesivi ben più gravi secondo una progettualità di morte".

 

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04/01/2012

  • 04/01/2012 13:00
    ladri, assassini e mafiosi ottengono i domiciliari che si negano ad un "poveraccio", poveraccio in tutti i sensi e che non desta proprio alcun allarme sociale.
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