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16/12/2011, 21:49
L'ex ministro dello Sviluppo economico sarà processato insieme all'imprenditore Diego Anemone in relazione alla casa di via del Fagutale.
Finanziamento illecito a un singolo parlamentare. Per questa accusa sarà processato Claudio Scajola, in relazione all'acquisto dell'appartamento di via del Fagutale, a pochi passi dal Colosseo, a Roma. Il Procuratore aggiunto della Capitale, Alberto Caperna, e i pubblici ministeri, Roberto Felici e Ilaria Calò, hanno citato direttamente a giudizio davanti al tribunale monocratico l'ex ministro dello Sviluppo economico e l'imprenditore Diego Anemone.
L'ACQUISTO E I LAVORI Secondo l'accusa, Anemone avrebbe pagato, tramite l'architetto Angelo Zampolini, parte - circa 1,1 milioni di euro su 1,7 milioni - della somma versata il 6 luglio 2004 dall'ex ministro dello Sviluppo economico, per acquistare l'immobile e avrebbe poi eseguito lavori di ristrutturazione per 100mila euro. Nelle prossime settimane il tribunale dovrà fissare la data di inizio del dibattimento. Gli accertamenti sono stati svolti dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, guidato dal generale Virgilio Pomponi.
IL PASSAGGIO DI DENARO Il reato di finanziamento illecito - si legge nell'originario capo di imputazione - si riferisce al fatto che "Anemone, quale amministratore di fatto delle società Redim 2002 srl, Amp srl, Medea Progetti e Consulenze srl, Tecnocos srl e Impresa Anemone Costruzioni srl, corrispondeva a Scajola, membro della Camera dei Deputati, un contributo/finanziamento, attraverso l'erogazione dapprima della somma di euro 1,1 milioni per l'acquisto dell'immobile sito in Roma, via del Fagutale n.2 (rogito del 6 luglio 2004), quindi dell'ulteriore somma di euro 100mila circa mediante la messa a disposizione di servizi consistiti nella ristrutturazione del predetto immobile (lavori effettuati o retribuiti fino al maggio 2006), senza che fosse intervenuta la deliberazione degli organi societari e senza che i contributi medesimi venissero regolarmente iscritti nei bilanci delle società" il cui termine di approvazione scadeva il 30 aprile 2007.
LA DIFESA: CASO DA ARCHIVIARE Nella memoria presentata ai pubblici ministeri dai legali di Scajola si sostiene in pratica che non c'è alcun collegamento tra i soldi ricevuti per l'acquisto della casa e le società di Anemone e che lui non sapeva che le aziende incaricate della ristrutturazione fossero legate all'imprenditore. Inoltre la prescrizione andrebbe calcolata dal 6 luglio 2004, giorno del rogito, e quindi la storia sarebbe da archiviare. Per l'accusa la vicenda comincia con la presentazione, nel 2007, dei bilanci delle società di Anemone incaricate di eseguire i lavori di ristrutturazione dell'appartamento. Il reato si prescriverebbe quindi a fine 2014. In base a quanto ricostruito dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza i soldi per acquistare l'immobile sarebbero stati fatti arrivare da Anemone alle sorelle Barbara e Beatrice Papa, proprietarie della casa in via del Fagutale, tramite l'architetto Angelo Zampolini. Scajola si è sempre dichiarato estraneo alle accuse, sostenendo di essere stato all'oscuro del pagamento.
16/12/2011