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24/11/2011, 16:34
Processo in appello. Dovrà chiarire morte e natura delle lesioni di Simonetta Cesaroni.
La Corte d'assise d'appello di Roma ha disposto una nuova perizia in relazione al delitto di via Poma. La Corte ha, quindi, parzialmente riaperto la fase dibattimentale nel processo d'appello per la morte di Simonetta Cesaroni, avvenuta il 7 agosto del 1990 negli uffici dell'Aig. La consulenza dovrà fare chiarezza sull'orario della morte, sulla natura delle lesioni riportate dalla Cesaroni e sulla modalità di conservazione dei reperti utilizzati per le analisi genetiche. L'acquisizione di accertamenti scientifici svolti negli anni passati è stata disposta oggi dalla corte d'assise d'Appello: si tratta di una perizia biologica redatta da Giampietro Lago e Luciano Garofano nel 1999 su tracce ematiche trovate su una porta interna dell' appartamento dove fu uccisa Simonetta Cesaroni. Per i periti il sangue riscontrato sulla maniglia interna e sul lato interno della porta aveva un dna incompleto e quindi non attribuibile a nessuno.
ACQUISITA PERIZIA DEL '99 Sulle stesse tracce fu svolta una perizia anche da Angelo Fiori, medico legale che all'epoca dell'omicidio era stato nominato dal gip. Fiori mise in luce che quella macchia di sangue è di gruppo A, mentre Simonetta e Raniero hanno entrambi gruppo 0. Nel processo di primo grado, conclusosi con una condanna a 24 anni per Raniero Busco, l'esperto non fu sentito. Il consulente ha, però, scritto una lettera a Franco Coppi che l'ha allegata ai motivi d'appello e che ora è stata acquisita dalla Corte d'assise d'appello. Sull'audizione di Fiori il collegio, presieduto da Mario Lucio D'Andria a latere Giancarlo De Cataldo, si è riservato di decidere all'esito della perizia.
LA MOGLIE DI BUSCO: AVVILITI "Viviamo nell'attesa, cerchiamo di avere fiducia nella giustizia ma siamo ancora molto arrabbiati e avviliti per come è andato il processo di primo grado", ha detto Roberta Milletarì, moglie di Raniero Busco, al termine della prima udienza del processo di appello. La donna, che questa mattina è arrivata in aula mano nella mano con il marito, non ha mai perso di vista in marito che sedeva tra i suoi avvocati e uscendo dall'aula ha trattenuto a stento le lacrime. Con lei, a sostenere Busco (condannato in primo grado a 24 anni), anche il fratello di Raniero e un nutrito gruppo di amici. Proprio il sostegno di tante persone, è stato sottolineato dalla Milletarì: "Ci sono tante persone che ci sono vicine - ha detto - più di quante erano nel processo di primo grado. Da allora abbiamo cercato di vivere normalmente, soprattutto per i nostri bambini. Non è stato facile con lo spettro di questo nuovo processo. Siamo sempre in attesa. La vicinanza di tanta gente è bellissima anche su Facebook è stato aperto un gruppo di sostegno con oltre 1600 sottoscrittori, hanno scritto: 'La legge è fatta dal popolo italiano e il popolo ti crede innocente'. Ci danno veramente forza anche se non è facile".
24/11/2011