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28/09/2011, 05:30

La lenta agonia del Mediterraneo

Il fondatore di Greenpeace Paul Watson teme il rischio-estinzione del tonno rosso. "Per salvarlo occorre dare uno stop alla pesca per 20 anni".

Il tonno rosso a rischio estinzione Il Mediterraneo sta morendo. È l'allarme lanciato da Paul Watson, co-fondatore di Greenpeace e oggi leader di Sea Shepherd, durante la Global conference di Evian, dedicata a sviluppo sostenibile e tutela dell'ambiente. Un rimedio ci sarebbe: «Per salvarlo - sostiene "il capitano" - bisognerebbe bloccare la pesca per 20 anni. Nessuno dovrebbe pescare niente. Così lo stanno distruggendo. È un puzzle molto intricato, ci sono 23 Paesi che hanno le loro sponde sul Mediterraneo e nessuno è pronto ad assumersi i propri impegni sulla tutela dell'ecosistema e delle specie. Ma il mare sta morendo. Bisognerebbe creare un'area tabù, come fanno i popoli indigeni di Tahiti. Lì c'è l'autorità degli sciamani a vigilare e tutti rispettano le regole».

 
Invece nel Mare Nostrum - ha proseguito nella denuncia Watson - tutti sembrano girarsi dall'altra parte. Come per esempio nel caso del tonno rosso: «I Paesi del nord Mediterraneo lo pescano dicendo "se non lo facciamo noi lo faranno i tunisini". I tunisini lo pescano dicendo, "se non lo facciamo noi lo faranno i libici". E così via. Ma la verità è che c'è un interesse a far ridurre la specie a portarla vicino all'estinzione, per questione di soldi». È il meccanismo di domanda e offerta: «Meno pesci ci sono, più il prezzo sale, quindi se la popolazione è ridotta al minimo chi vende i tonni è seduto su una miniera d'oro. È quella che si chiama "economia dell'estinzione"».


E, secondo i «pirati» di Sea Shepherd, è un problema che i governi non sono capaci di risolvere da soli, per mancanza di vera volontà politica. «Come per gli Oceani, dove abbiamo tutte le convenzioni necessarie alla tutela, ma nessun incentivo ad applicarle. L'unica soluzione è che le persone si diano da fare e agiscano in prima persona per tutelare il mare. Alcuni li chiameranno "pirati", ma non devono preoccuparsene, perché la rotta che seguono è l'unica strada per il cambiamento». Insomma, verrebbe da dire «elementare Watson». Ma forse sarebbe più corretto cambiare la prima vocale per un più congruo «alimentare Watson», perché di un grosso affare del food si tratta. In ogni caso, anche Scherlock Holmes non avrebbe avuto vita facile nell'indagine. Infatti, sono più di 600 le imbarcazioni che pescano di frodo nel Mediterraneo: «Dobbiamo intervenire e dobbiamo affrontare qualunque rischiosia necessario affrontare per scaciare dal mare questi criminali. Abbiamo l'esperienza e il coraggio necessari per affrontare questi delinquenti. Ma abbiamo bisogno di sostegno».


E intorno al tonno rosso si è effettivamente scatenata una sorta di mattanza, con i giapponesi al centro di un enorme business: risulta, infatti, che la Mitsubishi Corporation stia acquistando il maggior numero di tonni rossi disponibili sul mercato e li stia congelando. I maligni sostengono che l'obiettivo sia quello dell'investimento votato all'estinzione. La presidente di Sea Shepherd France, Lamya Essemlali, ha tuonato: «Questo massacro perdurante è intollerabile, le uccisioni devono avere fine». E sotto accusa del capitano Watson è finito persino Robert De Niro. L'attore - co-proprietario della catena di ristoranti «Nobu» - è «accusato» di non essersi opposto all'acquisto di tonno rosso e di altri pesci sulla lista del menu che nessuno vorrebbe avere sotto gli occhi: quello dell'estinzione.

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Marino Collacciani

28/09/2011

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