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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

03/09/2011, 05:30

Ankara rompe con Israele

La Turchia espelle l'ambasciatore di Tel Aviv. Il precedente: le mancate scuse per l'attacco alla nave turca Marmara. Il presidente Gul: il blocca di Gaza è illegale.

Precipita la crisi tra Ankara e Tel Aviv. A un anno dall'attacco alla nave umanitaria turca Mavi Marmara, diretta a Gaza, costato la vita a nove cittadini turchi, la Turchia rompe le relazioni con Israele. Da quella notte del 31 maggio 2010, i rapporti tra i due Paesi, alleati e vicini all'Occidente, si sono inaspriti e da legami di amicizia si è passati a critiche reciproche sempre più frequenti. La chiusura inchiesta da parte israeliana su quell'episodio e le mancate scuse ad Ankara sono stati la goccia che ha provocato la rottura. La Turchia è stata per molto tempo l'alleato regionale di Israele, ma le relazioni tra i due paesi, dfficili fin dai tempi dell'offensiva «Piombo Fuso» di Tel Aviv su Gaza, nel 2008-2009, sono precipitate dopo il raid della marina israeliana contro una nave umanitaria turca.


Espulsione dell'ambasciatore israeliano, sospensione degli accordi militari e appello alla Corte internazionale di Giustizia. Sono queste le ritorsioni messe in atto dalla Turchia in seguito alle mancate scuse di Israele per l'attacco alla nave umanitaria turca. «Arrivati a questo punto - ha detto il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu durante una conferenza stampa - prendiamo le seguenti misure: i rapporti fra Turchia e Israele vengono ridotti al livello di secondo consigliere di ambasciata. Tutti i responsabili di rango superiore al secondo segretario, come l'ambasciatore, torneranno al loro Paese entro mercoledì». Ma Tel Aviv non molla e ha ribadito che non ha alcuna intenzione di scusarsi formalmente con Ankara. «In qualità di paese con la più lunga costa mediterranea in Europa, la Turchia prenderà ogni precauzione per la sicurezza della navigazione marittima nel Mediterraneo orientale», ha detto Davutoglu, senza fornire spiegazioni. Il capo della diplomazia turca ha anche annunciato che ricorrerà alla Corte de L'Aja «per esaminare la legalità del blocco messo in atto da Israele su Gaza dal 31 maggio 2010».


Rammarico sì, scuse no. È questa la posizione di Israele, ribadita da fonti governative di alto livello, in risposta alle ritorsioni decise dalla Turchia in seguito al rifiuto israeliano di scusarsi per la morte di nove attivisti turchi uccisi l'anno scorso durante l'abbordaggio di una flottiglia impegnata a sfidare il blocco navale della Striscia di Gaza. Israele, quindi, esprime rammarico per le vittime ma non si scuserà. «Israele esprime rammarico (per i morti), ma non si scuserà per un'operazione di autodifesa», si legge in una dichiarazione filtrata a Gerusalemme dopo consultazioni ristrette fra il premier Benyamin Netanyahu, il ministero della Difesa e quello degli Esteri. Nella dichiarazione si afferma che il governo Netanyahu è pronto ad «adottare il rapporto» Onu della commissione Palmer sulla vicenda della flottiglia, sia pure con «alcune riserve». Rapporto definito «serio, professionale e approfondito».


Stando all'interpretazione israeliana, tale documento riconosce che la missione della flottiglia fu «un tentativo flagrante di forzare il blocco navale della Striscia di Gaza»: blocco giudicato legale dalla commissione Palmer e che lo Stato ebraico giustifica con la necessità di «impedire il contrabbando d'armi e missili a favore di Hamas, organizzazione terroristica sostenuta dall'Iran che controlla Gaza». La dichiarazione sostiene inoltre che l'abbordaggio dello scorso anno fu condotto senza la volontà di colpire nessuno, ma che i militari israeliani «si dovettero difendere» dopo essere stati «attaccati con coltelli, bastoni e tubi di ferro da attivisti violenti dell'organizzazione (islamica turca) IHH» e dopo che alcuni di loro «erano rimasti feriti». Di qui la disponibilità a esprimere «rammarico», ma non a scusarsi per «un'operazione di autodifesa, poiché Israele, come ogni Stato, ha il diritto di difendere i suoi cittadini e soldati». Nello stesso tempo, il governo israeliano assicura di riconoscere «l'importanza delle relazioni storiche passate e presenti fra il popolo turco e il popolo ebraico», sottolineando di aver «fatto ripetuti tentativi per dirimere la controversia» con Ankara e manifestando «rincrescimento che tali tentativi non abbiano avuto successo». Israele, in ogni modo, «continuerà a operare» per chiudere il contenzioso. Quanto infine all'espulsione dell'ambasciatore da Ankara, le fonti considerano che in realtà l'alto diplomatico abbia «già concluso la sua missione, congedandosi di recente dai colleghi turchi», e notano che egli sarebbe comunque «dovuto rientrare in patria in questi giorni».

 
La Turchia, invece, ha criticato il rapporto stilato dalle Nazioni Unite, anticipato dal New York Times, che valutando l'episodio parlava di reazione «eccessiva» da parte della marina israeliana, ma anche definito legale il blocco a Gaza. Il presidente della Repubblica turca Abdullah Gul ha definito il rapporto «non valido». La Turchia per la normalizzazione dei rapporti chiedeva le scuse ufficiali di Israele, la compensazione economica per le famiglie delle vittime e la fine dell'embargo sulla Striscia di Gaza. Condizioni «irricevibili» per Tel Aviv. Criticando le «azioni illegali» di Israele, il ministro turco ha affermato che le relazioni «non si normalizzeranno finchè queste condizioni non saranno realizzate. È tempo che Israele paghi il prezzo di queste azioni illegali» ha aggiunto.

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Maurizio Piccirilli

03/09/2011

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