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29/05/2011, 05:30

Ahmadinejad accusato di stregoneria dai mullah

DI RAFFAELE IANNUZZI Scontro tra diavoli in Iran. Toni da operetta nella sfida per il potere nella Repubblica islamica. Sempre più ai ferri corti gli antichi alleati: il presidente e la Guida suprema.

Ahmadinejad L'Islam si declina in molti modi. Uno dei quali potrebbe, seppur sommessamente, indurci a pensare che, in realtà, non esistano i Samurai invincibili. Neanche in Iran. Più precisamente: nell'Iran di Ahmadinejad. Già, perché il consigliere di Ahmadinejad per la politica estera, Esfandiar Rahim-Mashai, suo possibile successore, è stato arrestato. L'accusa è di quelle non circolanti nelle procure occidentali. A Brooklin sarebbe una battuta neanche troppo felice. A Roma, indurrebbe a buttarla in caciara, secondo stilemi alla Alberto Sordi. Ma in Iran, la questione è seria: stregoneria. Il consigliere di Ahmadinejad è stato accusato di «aver usato poteri soprannaturali e invocato i jinn (spiriti)» per «far prevalere la politica» del presidente rispetto a quella del numero uno, la Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei. Le elezioni sono vicine e ovviamente il clan del Presidente si affretta a fare gestione della crisi secondo il manuale, cap. 1, paragrafo primo: «Si tratta di una storia inventata di sana pianta in vista delle prossime elezioni». Scontro frontale, sul suolo islamico, tra la forza politica e progettual-pragmatica della leadership politica iraniana e la Guida Suprema, ovvero chi può controllare attraverso il Consiglio i candidati e può, anzi deve, sovrintendere alla «purezza» della dottrina islamica, in ogni sua possibile estensione. Solo che - primo punto - l'Islam è tanto rigido in ogni sua applicazione, quanto plurale e sgretolato nella sua proclamazione dottrinale. Ogni imam detta legge e, quando la politica si muove sul terreno della costruzione di una specie di califfato munito di solide strutture domestiche, dunque umma al cubo più elettrificazione mondiale (vedi armi nucleari, progettazioni, ecc.), scoppia la querelle. Ahmadinejad è un populista della più pura schiatta e mantiene una cospicua base di consensi tra i diseredati, di cui non gli frega niente, ma che mantiene indefessamente come barriera anti-occidentale, dato che la partita degli equilibri, dopo il Maghreb, si gioca da quelle parti. Khamenei sta giostrando con le sue armi e sa bene che l'accusa di «stregoneria», con in più l'arma delle analisi del sangue a mezzo del Consiglio dei candidati alla presidenza, basta e avanza per stoppare il progetto iper-islamizzante e, insieme, nazionalistico-pragmatico di Ahmadinejad. Ma si dà, in ogni caso, il fatto che la tesi di un illuminismo riformatore nell'Islam politico, come, parimenti, di una contaminazione positiva tra i pezzi dell'Islam integrista e conservatore e le dinamiche della globalizzazione servono soltanto a scrivere i white papers dei seminari europei con Tariq Ramadan, e stop. L'Islam è una poliarchia naturale in politica e un caleidoscopio indecifrabile sul piano teologico, ma sta di fatto che l'islamologia stia diventando come la seconda Scolastica: c'è chi sa, e sentenzia; e chi non sa, e abbozza. Morale della favola: l'Iran totalitario e populistico è culla di califfati embrionali e nazionalismi a cifra antisemita, per i primi; mentre per i secondi, tutto è cronaca e caciara globalizzante. A mio modesto avviso - «filosofo ignorante», per dirla con Gaber -, da quelle parti si sta giocando la seconda ridefinizione della forma politica e strategica dell'Islam che colpirà l'Occidente. Dunque, come in ogni teatro di battaglia tra le mura domestiche, le frontiere teologiche e gli spauracchi politici prima configgono, e dopo, di fronte al Nemico (Noi), tutto ridiventa modello «Lenin in Arabia». Ecco perché a noi deve interessare, eccome, la stregoneria brandita come spada e segno di discernimento tra il «puro» e l' «impuro». Deve interessarci, perché, da lontano, i nostri nemici vedono meglio, agitando le acque, le loro acque. Prima di ripiombarci addosso come un sol uomo. Il «che fare» è diventato il mantra dell'islamismo radicale, mentre, tra le plebi, circola la retorica dello sfruttamento. Non si sana, questo stato di cose, con la logica salottiera dei nichilisti. In altre parole: allarme rosso.

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Raffaele Iannuzzi

29/05/2011

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