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14/05/2011, 05:30
DI FABIO CAPOLLA Il cellulare spento e riacceso dopo la morte della donna. Il marito, Salvatore Parolisi: "Invece di pensare ai miei errori, trovate chi l'ha ammazzata".
Melania Rea torna a Somma Vesuviana. Torna in quel paese che non ha mai abbandonato, che diventava rifugio quando si sentiva sola. A Somma Vesuviana la giovane donna trovata uccisa con quasi trenta coltellate in un bosco di Civitella del Tronto, nel teramano, era nata, aveva i genitori, le amiche. La vita nelle Marche era pesante. La Procura di Ascoli Piceno ieri, al termine di un secondo esame autoptico sul corpo di Melania, ha concesso il nulla osta alla restituzione della salma alla famiglia. I funerali dovrebbero svolgersi tra lunedì e martedì nella chiesa di Santa Maria del Pozzo. A celebrarli dovrebbe essere il vescovo di Nola. L'autopsia è stata eseguita dal medico legale Adriano Tagliabracci alla presenza di due militari del Ris di Roma. Il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Alessandro Patrizio, ha spiegato che il medico legale aveva espresso il bisogno di approfondire alcuni particolari della precedente indagine. Adesso saranno compiute ulteriori analisi di laboratorio che, insieme con i risultati degli esami già eseguiti, faranno parte del dossier finale di Tagliabracci che sarà consegnato agli inquirenti. Fuori dalla camera mortuaria dell'ospedale di Teramo, a distanza dai giornalisti, era salito il fratello di Melania, Michele, insieme a uno zio. «Per il momento non è cambiato niente - ha detto Michele Rea - rimane tutto com'era. Siamo più fiduciosi che mai». Ricordando poi Vittoria, la figlia di diciotto mesi di Salvatore e Melania, rimasta con il padre e i nonni, che continua a chiedere della mamma. Un'inchiesta che rimane nelle mani della Procura di Ascoli non essendo stato confermato che Melania Rea sia morta in Abruzzo. Nel pool degli inquirenti è tornata a pieno titolo anche il sostituto procuratore Cinzia Piccioni. E ieri sera con la certezza di poter partecipare ai funerali della moglie, in un'intervista televisiva, Salvatore Parolisi si è sfogato. «Anziché indagare su quello che uno ha potuto fare, sbagliare o meno... Andassero a beccare chi è stato. Chiedo questo a tutti: darmi una mano, a chi ha visto qualcosa e sentito qualcosa lì a San Marco. Non voglio... Non voglio che si continui a far soffrire la mia famiglia, la sua famiglia, tutte le persone che la conoscono e sentire tutte queste cose su di me. Uno ammette i propri errori. Ma non c'entra niente con quello che è successo a Melania». E prosegue con un appello: «Portarmi chi è stato: questo dovete fare. Lo chiedo a tutti i giornalisti, a tutte le persone. Non voglio essere più scocciato, non voglio più fare interviste. Le faremo alla fine. Basta». Ad Ascoli, in attesa dei risultati dell'autopsia, dei riscontri effettuati dai carabinieri del Ris sugli oltre cento reperti che sono stati isolati sulla scena del crimine sono continuati gli interrogatori in Procura. Gli investigatori non tralasciano nessuna ipotesi. Mentre da una parte si scava nella vita del marito cercando di capire i rapporti tra la coppia, spiegare le relazioni extraconiugali, dall'altra si verificano tutte le ipotesi, non ultima quella del mostro che avrebbe sorpreso Melania Rea nel tragitto verso il bagno a Colle San Marco. Nelle ultime ore la concentrazione è tornata sul cellulare della vittima, ritrovato accanto al cadavere. Nel bosco sui Monti della Laga, al confine tra le Marche e l'Abruzzo non è difficile scoprire che c'è assenza di campo. Ma proprio sul silenzio del telefonino di Melania si stanno cercando delle risposte. Secondo quanto accertato, avrebbe squillato fino alle 19 del 18 aprile. Poco più di cinque ore dalla scomparsa. Poi il silenzio. Il cellulare della giovane donna non era più raggiungibile. Spento o senza campo? Un mistero, un giallo nel giallo. Dopo le 19 chi cercava Melania non prendeva la linea, il suo cellulare non squillava. Forse Melania non era nel bosco e il cellulare era stato spento? Qualcuno ha tolto la batteria? Interrogativi che chiedono risposte. Il giorno del ritrovamento del corpo, almeno 36 ore dopo, il cellulare era nuovamente funzionante. Sul telefono ora servono nuovi riscontri, avviati con le compagnie telefoniche. E mentre Salvatore Parolisi chiede la verità le amiche di Melania difendono la coppia. «Molte donne non riescono a tacere davanti ai tradimenti dei loro uomini - racconta Anna, una delle amiche - e invece lei faceva finta di non vedere, perché la sua vita, da quando ha conosciuto Salvatore, era incentrata sulla buona riuscita del matrimonio. Aveva quale esempio la vita coniugale dei suoi genitori, molto uniti e felici, e non voleva essere da meno».
Fabio Capolla
14/05/2011