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09/03/2011, 05:30
Gheddafi: "Noi non ci siamo mai impicciati degli affari della Padania". Il Senatùr: "È un gatto che sta affogando e che si arrampica sui vetri".
IMMIGRATI Notte di sbarchi prima della tregua
Tra spari e raid aerei e incontri annullati con i giornalisti, dopo nove ore di attesa, a Tripoli c'è anche una singolare battaglia tra Gheddafi e Bossi. Raìs contro senatùr: uno scontro del tutto inedito, ma senza esclusione di colpi. A lanciare il razzo il Colonnello che ieri si è lasciato andare a una lunga esternazione: «Mi fa ridere, mi fa davvero molto ridere, il suo esordio commentando il dibattito in seno alla comunità internazionale sull'ipotesi di una no-fly zone o di un intervento militare in Libia.
Gheddafi ha denunciato «l'ingerenza negli affari interni di un Paese», spiegando che è come «se noi ci occupassimo degli affari della Corsica o della Sardegna. Il Nord Italia - ha aggiunto - era indipendente e si chiamava Padania. Noi non ci siamo impicciati lì dentro. A Bengasi le persone armate, compresi i membri di Al Qaeda, non hanno - ha concluso - rivendicazioni politiche chiare, come è successo in altri Paesi dell'Africa del Nord». Implicito il richiamo a una ipotetica richiesta avanzata alla Libia, a detta di Gheddafi, da parte di Bossi per favorire tempo fa la secessione della Padania. Immediata la replica di Bossi: «Ma ti pare? Abbiamo tantissimi uomini e le armi le facciamo in Lombardia». Così il leader della Lega Nord ha risposto ai giornalisti nel Transatlantico. «Gheddafi - ha aggiunto Bossi - è un gatto che sta affogando e che si arrampica sui vetri. La storia insegna che chi spara sulla sua gente finisce male. Ricordate come fu ucciso Umberto I».
Peraltro il Senatùr, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se fosse d'accordo per un intervento militare in Libia contro Gheddafi, ha affermato: «No, sarebbe peggio». Sulla querelle è intervenuto anche Maroni: «Che le armi si facciano in Lombardia, che ci siano cioè le aziende che le producono è una verità, ma non mi pare che Bossi abbia mai incontrato Gheddafi». Il Pd non si è lasciato sfuggire l'occasione per intervenire: «Va bene che a Carnevale ogni scherzo vale, ma la risposta del ministro Bossi ha dell'incredibile e dell'ingiustificabile. Noi non ci crediamo e lo prendiamo come uno scherzo di cattivo gusto. Citare i molti uomini della Padania e le molte armi prodotte in Lombardia come potenziale offensivo leghista, se non è uno scherzaccio è una affermazione molto pericolosa e, quindi, preferiamo continuare a pensare che sia uno scherzo. Se fosse vero ci sarebbe da preoccuparsi». È quanto ha dichiarato il presidente del forum sicurezza del Pd, Emanuele Fiano.
Non si preoccupa, e soprattutto non rinuncia al suo stile, il raìs che ieri sera si è fatto vedere a Tripoli. Ha convocato una conferenza stampa ed è arrivato con nove ore di ritardo all'hotel Rixos accolto da una ressa di fotografi e cameraman e dalle grida dei sostenitori. Il tempo di attraversare a passo deciso la halle in tunica e turbante color cioccolato fra i duecento giornalisti stranieri che lo aspettavano e poi via. Il leader libico si è chiuso in una stanzetta per un'intervista alla rete televisiva francese Tf1 e a una tv turca durata un'ora. Si è fatto portare la cena.
Con tutti gli altri fuori ad aspettare davanti le tende presidiate dalle amazzoni. Poi il colpo di scena. Gheddafi ha consumato il pasto e se ne è andato dopo avere parlato solo con francesi e turchi così come la scorsa settimana si era fatto intervistare dalla britannica Bbc, dall'americana Abc e dal settimanale londinese Sunday Times. Passando da un'uscita secondaria ha lasciato a bocca asciutta la stampa internazionale agitando il pugno in aria.
Marino Collacciani
09/03/2011