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06/09/2010, 05:30

Vita e morte ai tempi di Facebook

I contatti sui social network nascondono gli stessi rischi della vita reale, con qualche aggravante. Capro espiatorio: Sbagliato accusare il web. Colpevole è l'esaltazione di un mezzo pieno d'Insidie.

Una delle foto pubblicate su facebook dal ''gruppo per cercare Sarah Scazzi'', la ragazza quindicenne scomparsa il 26 agosto scorso ad Avetrano Il caso della scomparsa di Sarah è utile a cogliere una dimensione cibernetica della realtà e, dunque, con il tutto che è più della somma delle parti: oltre i segnali deboli. Il fatto che ragazza avesse più profili di Facebook non fa notizia. È il pane quotidiano di tutti gli internauti, anche i meno attrezzati. Ciò non toglie, però, che il punto sia l'accesso alla realtà di internet. E il «traffico»: i link e i post. Viaggiano molti, troppi dati personali. Sei visibile, esisti, «ci» sei, al di là del tuo anonimato sociale: appartieni alla tribù della dissacrazione postmoderna. Il neotribalismo della Rete c'è, eccome. La visibilità, il feticcio della Rete: la metafisica dei nostri giorni. Sì, è vero, i cinque sensi non sono interattivi al completo nella Rete; la coscienza dell'altro è appannata, sfigurata e appesa a sensazioni, in un mondo congelato dall'emotivismo, il massimo dell'azzeramento dei sensi in attesa di amore e riconoscimento; c'è anche l'imperizia e l'esaltazione di social network, come Facebook (ma non è il solo): ma qui siamo ad un altro livello di realtà. Sarah aveva le cuffiette e non si è accorta di quanto stesse accadendo.

 
Era già scomparsa. Già fuori dal mondo dei cinque sensi, in un mondo suo, frutto di passioni e difese, al di là di urticanti scossoni col reale. Internet è un mondo a spirale, non un capro espiatorio. È la Rete come struttura del modo di vivere e pensare di individui oggettivamente scollegati fra loro, in cerca di con-tatto, di toccarsi per vivere insieme, come esprime l'ètimo. Da questo punto di vista, la realtà della Rete è più iper-reale che virtuale. La scenografia di un mondo fatto a misura dei desideri - Second Life ne è stato il paradigma esplicativo - dei singoli, con quel tanto di business che fa vita e motore sociale, più una dose di tensione al mutamento e miglioramento di realtà individuali sempre più sradicate e impoverite. In ogni senso: affettivo, culturale ed oggi anche economico. Si appare e poi si scompare. La via di Warhol: quindici minuti di gloria, per poi sprofondare nel dimenticatoio metropolitano o di provincias. Tranciata via la modernità «classica», è rimasta in piedi una scia di desideri immarcescibili alle sue spalle, ma pochi motori comunitari fondati su fedi, virtù e valori universali. Le persone cercano come possono tutto questo in uno slancio che va oltre la realtà, la trascende: iper-reale.


Una metafisica dei bisogni. Come evidenzia la metafisica della «prosperità» che autori come Bob Proctor e gli epigoni di «The Secret» vendono. Non inventano nulla: c'è già tutto nella materia della Rete. Sarah, forse, non deve la sua scomparsa a Facebook; forse era già scomparsa, voleva ricomparire con il pesce della fortuna stretto tra le mani. La realtà la attende, l'iper-reale l'ha còlta nella fragilità del cuore in attesa. La metafora di ciò che siamo, tutti, poco o tanto, in questo nuovo incantesimo postmoderno. Il mondo visitato e oggi rivisitato da Marc Augé: dal metrò al perimetro vitale che chiamiamo «famiglia». Un bestseller pronto all'uso della magia iper-reale proviene dalla Russia - «Metro 2033» - autore lo sconosciuto Dmitry Glukhovsky, un nuovo guru spuntato dalla matassa della Rete. Il mondo descritto da Seth Godin e Tom Peters: re-imagine. Re-immaginare la realtà per riprodurla come un arazzo rovesciato: la fine è l'inizio e viceversa. C'è spazio, non più tempo. La vita è morsicata come la mela del mattino: il resto, alle 17. Sarah c'è, in questo mondo. Nell'altro, il presente, la cercano ancora.

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Raffaele Iannuzzi

06/09/2010

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