In questa pagina è attivo il servizio ZanTip:
Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.
Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

06/09/2010, 05:30
I contatti sui social network nascondono gli stessi rischi della vita reale, con qualche aggravante. Capro espiatorio: Sbagliato accusare il web. Colpevole è l'esaltazione di un mezzo pieno d'Insidie.
Il caso della scomparsa di Sarah è utile a cogliere una dimensione cibernetica della realtà e, dunque, con il tutto che è più della somma delle parti: oltre i segnali deboli. Il fatto che ragazza avesse più profili di Facebook non fa notizia. È il pane quotidiano di tutti gli internauti, anche i meno attrezzati. Ciò non toglie, però, che il punto sia l'accesso alla realtà di internet. E il «traffico»: i link e i post. Viaggiano molti, troppi dati personali. Sei visibile, esisti, «ci» sei, al di là del tuo anonimato sociale: appartieni alla tribù della dissacrazione postmoderna. Il neotribalismo della Rete c'è, eccome. La visibilità, il feticcio della Rete: la metafisica dei nostri giorni. Sì, è vero, i cinque sensi non sono interattivi al completo nella Rete; la coscienza dell'altro è appannata, sfigurata e appesa a sensazioni, in un mondo congelato dall'emotivismo, il massimo dell'azzeramento dei sensi in attesa di amore e riconoscimento; c'è anche l'imperizia e l'esaltazione di social network, come Facebook (ma non è il solo): ma qui siamo ad un altro livello di realtà. Sarah aveva le cuffiette e non si è accorta di quanto stesse accadendo.
Era già scomparsa. Già fuori dal mondo dei cinque sensi, in un mondo suo, frutto di passioni e difese, al di là di urticanti scossoni col reale. Internet è un mondo a spirale, non un capro espiatorio. È la Rete come struttura del modo di vivere e pensare di individui oggettivamente scollegati fra loro, in cerca di con-tatto, di toccarsi per vivere insieme, come esprime l'ètimo. Da questo punto di vista, la realtà della Rete è più iper-reale che virtuale. La scenografia di un mondo fatto a misura dei desideri - Second Life ne è stato il paradigma esplicativo - dei singoli, con quel tanto di business che fa vita e motore sociale, più una dose di tensione al mutamento e miglioramento di realtà individuali sempre più sradicate e impoverite. In ogni senso: affettivo, culturale ed oggi anche economico. Si appare e poi si scompare. La via di Warhol: quindici minuti di gloria, per poi sprofondare nel dimenticatoio metropolitano o di provincias. Tranciata via la modernità «classica», è rimasta in piedi una scia di desideri immarcescibili alle sue spalle, ma pochi motori comunitari fondati su fedi, virtù e valori universali. Le persone cercano come possono tutto questo in uno slancio che va oltre la realtà, la trascende: iper-reale.
Una metafisica dei bisogni. Come evidenzia la metafisica della «prosperità» che autori come Bob Proctor e gli epigoni di «The Secret» vendono. Non inventano nulla: c'è già tutto nella materia della Rete. Sarah, forse, non deve la sua scomparsa a Facebook; forse era già scomparsa, voleva ricomparire con il pesce della fortuna stretto tra le mani. La realtà la attende, l'iper-reale l'ha còlta nella fragilità del cuore in attesa. La metafora di ciò che siamo, tutti, poco o tanto, in questo nuovo incantesimo postmoderno. Il mondo visitato e oggi rivisitato da Marc Augé: dal metrò al perimetro vitale che chiamiamo «famiglia». Un bestseller pronto all'uso della magia iper-reale proviene dalla Russia - «Metro 2033» - autore lo sconosciuto Dmitry Glukhovsky, un nuovo guru spuntato dalla matassa della Rete. Il mondo descritto da Seth Godin e Tom Peters: re-imagine. Re-immaginare la realtà per riprodurla come un arazzo rovesciato: la fine è l'inizio e viceversa. C'è spazio, non più tempo. La vita è morsicata come la mela del mattino: il resto, alle 17. Sarah c'è, in questo mondo. Nell'altro, il presente, la cercano ancora.
Raffaele Iannuzzi
06/09/2010