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04/09/2010, 05:30

La Chiesa esige rispetto per ripartire

L’idea della Moschea a Ground Zero pone l’Islam in posizione di preminenza. A New York ignorato San Nicola, luogo di culto distrutto l'11 settembre.

Ground Zero a New York La Grande Mela spacca i cattolici, perché c'è una diffusa sensazione di paura e di sospetto nella comunità cattolica di New York, all'ombra di quelle che furono le Torri Gemelle. I colloqui in atto tra un razzo a propulsione (Hamas) e un missile dialettico (Ahmadinejad) con contribuiscono a rasserenare la quiete di una fede che chiede solo di essere rispettata. Gli esiti del dibattito in corso con alcuni potenti dell'area mediorientale, con Obama a fare da gran paciere non del tutto credibile, gettano dubbi a raffica su chi non condivide alcuni suoi passi incauti (o, diversamente, studiati): ovviamente, parliamo della moschea a Ground Zero. L'Osservatore Romano paventa una serie di pericoli che fondano sostanzialemnte sul buon senso.


«Una controversia - osserva il giornale della Santa Sede - che sembra quasi fatta apposta per far aumentare il numero di potenziali terroristi islamici e dar ragione alle tesi di quanti ritengono inevitabile, nel prossimo futuro, una "guerra" contro l'Islam: sono queste le sensazioni diffuse tra i fedeli della comunità cattolica di New York a proposito della controversia tra i sostenitori e gli oppositori del progetto di aprire un centro di cultura islamico e una moschea nelle vicinanze di Ground Zero, a New York, dove un tempo sorgevano le Twin Towers, distrutte dall'attentato dell'11 settembre 2001». Già nei giorni scorsi monsignor Timothy Michael Dolan, arcivescovo di New York, aveva sottolineato di aver ulteriormente approfondito la sua collaborazione con i leader religiosi musulmani ed ebrei per identificare rappresentanti laici e religiosi da invitare a incontri interreligiosi: in modo da evitare in futuro il ripetersi di uno scontro d'opinioni come quello ora in atto a proposito del progetto per la moschea.


«Ho paura che finora non sia stato fatto abbastanza per incrementare le relazioni con i nostri fratelli e sorelle musulmani», ha dichiarato il presule. L'arcivescovo Dolan ha aggiunto che «c'è un grande bisogno di riunirsi tutti insieme non solo per risolvere il problema sorto in questi giorni a riguardo dell'uso dell'area intorno a Ground Zero ma, soprattutto, per discutere sui temi più ampi che causano tensione nei rapporti tra cristiani, musulmani ed ebrei». L'Osservatore Romano fa notare come il 18 agosto scorso l'arcivescovo di New York si fosse offerto quale mediatore per trovare un accordo sulla locazione del futuro Centro islamico. Nella conferenza stampa per l'annuncio dell'iniziativa, monsignor Dolan aveva sottolineato che «come cattolici, ci sentiamo coinvolti in qualche modo dal problema perché, anche nel non troppo lontano passato, la nostra comunità religiosa è stata a volte colpita da discriminazioni». E si ha notizia anche di una teleconferenza tenuta il primo settembre dall'organizzazione Faith in the Publi Life. Nel corso di questo incontro telematico, il professor Andrew Bacevich, docente di relazioni internazionali presso la Boston University, aveva dichiarato che «intenzionalmente, oppure no, la mal posta questione sul permettere o meno che una moschea possa sorgere vicino a Ground Zero dà comunque l'impressione che gli Stati Uniti considerino l'Islam come un problema per la sicurezza nazionale». Il docente della Boston University aveva aggiunto che «parlando da cattolico, una religione soggetta a notevoli discriminazioni, tengo presente il fatto di essere pienamente un cittadino americano pur essendo devoto alla mia tradizione religiosa. Per questo trovo inaccettabile, e profondamente anti-americano, dover negare ai credenti di altre tradizioni religiose la libertà di cui io stesso godo». E l'Osservatore torna a sottolineare: «Per ora l'opinione pubblica degli Stati Uniti rimane divisa sul progetto di aprire un centro islamico in un edificio che si trova giusto a due isolati dal World Trade Center e la ormai prossima ricorrenza degli attentati alle Twin Towers non contribuisce a calmare gli animi. Tutto questo mentre - come fa notare il giornale vaticano - i responsabili dell'arcidiocesi ortodossa greca di America (canonicamente legata al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli) hanno denunciato la noncuranza delle autorità della città di New York che rifiutano di sostenere la ricostruzione della chiesa di San Nicola a Manhattan, l'unico luogo di culto distrutto dall'attentato dell'11 settembre 2001.


Mentre, com'è noto, il progetto di edificare un centro culturale islamico vicino a Ground Zero ha ricevuto il via libera del sindaco. Nei giorni scorsi il portavoce dell'arcidiocesi, padre Alexis Karloutsos, ha dichiarato che le autorità di New York hanno semplicemente «dimenticato» la chiesa che sorgeva nei pressi di Ground Zero. La chiesa di San Nicola, un edificio di quattro piani, venne completamente distrutta dal crollo di una delle torri del World Trade Center. Infine, la buona notizia arriva da Betlemme e riguarda il restauro della chiesa della Natività. I rappresentanti della Chiesa greco-ortodossa, della Chiesa apostolica armena e del Patriarcato latino, che condividono il possesso della Chiesa della Natività a Betlemme - come ha specificato l'Osservatore Romano - hanno firmato un accordo, alla presenza di esponenti dell'Autorità palestinese, per procedere alla ristrutturazione del tetto dell'antica chiesa che sorge sul luogo dove, secondo la tradizione neotestamentaria, è nato Gesù. Per l'esecuzione del restauro l'Autorità palestinese ha messo a disposizione un milione di dollari. La prima fase dei lavori sul tetto durerà circa cinque mesi, ma non è stata ancora precisata la data d'inizio dei lavori. In occasione della firma, padre Pizzaballa ha dichiarato: «Questo è l'inizio di un nuovo modo di vivere insieme a Betlemme. Questa basilica, molto antica e bisognosa di restauro, è divenuta il simbolo della nostra incapacità di dialogare. Spero che essa ora diverrà, al contrario, il nuovo spazio dove le Chiese potranno dimostrare la loro capacità a collaborare».

 

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Marino Collacciani

04/09/2010

  • 04/09/2010 12:04 iddu
    l'idea di una moschea a ground zero non è certo diversa da quella di una chiesa cristiana a la mecca. o tutte e due o nessuna delle due
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