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04/09/2010, 05:30

I "missili" dell'Iran sulla pace

Il presidente Ahmadinejad chiama i palestinesi alla resistenza. La Repubblica islamica attacca: i negoziati tra Anp e Israele sono destinati al fallimento.

Il presidente Ahmadinejad I negoziati per la pace in Medio oriente sono appena ricominciati e già all'orizzonte si affacciano nuvole minacciose provenienti da due direzioni: l'Iran, dove nella giornata dedicata a Gerusalemme il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha suonato le campane a morte per le trattative e ha chiamato i palestinesi alla resistenza; e Gaza, dove tredici gruppi armati palestinesi hanno creato un centro per coordinare gli attacchi contro Israele. A Teheran e nelle altre città iraniane si è celebrata ieri la giornata di «al-Quds» (il nome arabo di Gerusalemme), nata nel 1979 per sostenere la causa della popolazione dei Territori. E puntuali come ogni anno sono arrivate le parole di fuoco del presidente della repubblica islamica. I negoziati ripresi ieri a Washington con la mediazione dell'Amministrazione Usa di Barack Obama «sono destinati a fallire», ha tuonato. Anzi, «sono nati morti». Perché Abu Mazen, il leader dell'Autorità Nazionale Palestinese, è un semplice «ostaggio » di Israele, privo di alcuna legittimità a rappresentare il popolo palestinese, mentre i Paesi arabi non hanno il coraggio di agire.


Il destino dei Territori può essere deciso solo «dalla resistenza dei palestinesi in Palestina e non a Washington, Parigi o Londra», ha detto Ahmadinejad. Teheran non ha perso l'occasione anche per lanciare un messaggio diretto a Israele: se l'Iran sarà attaccato per bloccarne il programma nucleare, Teheran risponderà «colpendo i siti nucleari israeliani». Alle parole di Ahmadinejad hanno fatto eco quelle di parte dei manifestanti, che hanno gridato «morte a Israele» e «morte all'America» tra lo sventolio delle bandiere palestinesi. L'appello alla resistenza di Ahmadinejad ha trovato sponda a Gaza, dove Hamas ha fatto brillare le sue armi contro Israele. Il braccio armato del partito islamico, le Brigate Ezzedin al-Qassam, ha annunciato ieri la nascita di un accordo di cooperazione con altre dodici formazioni combattenti palestinesi.


L'obiettivo, dichiarato, è quello di «coordinare le operazioni contro il nemico», anche in territorio israeliano, «con ogni mezzo» possibile. Una dichiarazione di guerra che pesa come un macigno sui negoziati, ma che non spegne le speranze degli israeliani. Il premier Benyamin Netanyahu, rientrato ieri da Washington, ha fatto sapere che, se si dovesse riuscire come previsto a concludere un accordo entro un anno, «si potrà allora pensare a sottoporle a un referendum» tra i cittadini. E il presidente Simon Peres ha parlato di inizio «sorprendentemente buono» delle trattative.

 

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Francesco Alfani

04/09/2010

  • 04/09/2010 13:37 gennaro
    Il problema e che lo facciamo ancora parlare sta specie di Presidente
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