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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

03/09/2010, 05:30
Israeliani e palestinesi la vogliono capitale, ma necessita di uno status particolare. Mubarak, Netanyahu, Obama, Abu Mazen e Re Abdullah pronti all'impresa di firmare la pace.
La città santa delle tre religioni monoteiste è uno dei nodi più difficili del dossier israelo-palestinese. Yerushalayim in ebraico o Al Quds in arabo rappresenta la causa primaria di un conflitto che affonda le sue radici nel colonialismo di marca anglossassone. Intransigenza religiosa si fonde con rigidità politica.
Su tutto pesa l'incubo del terrorismo che usa la violenza e lo stragismo per affossare un processo di pace che da trent'anni si impantana nella palude dei veti incrociati, laggiù davanti alle mura della città vecchia. Eppure oggi, mentre a Washington si riaprono le speranze di una soluzione negoziata di questo eterno conflitto, anche il nodo di Gerusalemme sembra allentarsi. La Knesset, il parlamento israeliano, ha dichiarato la città «capitale unificata di Israele», ma politici come Barak rompono il tabù e parlano di «divisione» della città. Gerusalemme ovest resterebbe ebraica e acquisirebbe anche 12 rioni ebraici della parte est, che dalla Porta di Damasco sarebbe nei confini della Palestina. Più complessa la spartizione della cosiddetta Città di David.
La Spianata delle Moschee, sacra ai musulmani, rappresenta per gli ebrei il Monte del Tempio e richiederebbe uno statuto a parte. In tutto questo resterebbero in bilico i luoghi santi della cristianità: il Santo Sepolcro, il Monte degli ulivi, la via della Passione di Cristo. Dal 1948 il Vaticano auspica uno statuto speciale per Gerusalemme. Idea questa che Giovanni Paolo II cercò in tutti i modi di realizzare. L'ipotesi è una gestione condivisa dei luoghi santi delle tre religioni monoteiste con uno statuto speciale sotto l'egida dell'Onu che ne garantisca l'universalità e la salvaguardia della libertà religiosa. E che nessuno «dichiari guerra in nome di Dio».
Maurizio Piccirilli
03/09/2010