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01/09/2010, 16:07
Iraq, crisi, Labour e alcol: il volume con tutti i segreti dell'ex premier inglese finisce sulla prima pagina di tutti i giornali. "Berlusconi? Gli altri leader promettono. Lui mantiene".
"Era chiaro che come primo ministro Gordon Brown sarebbe stato un disastro". Le memorie di Tony Blair non tradiscono le attese: l'ex premier britannico si è subito guadagnato le prime pagine con le osservazioni sul suo successore, sulla guerra in Iraq, sul partito laburista e anche su alcuni aspetti della sua vita personale, non ultimo il quotidiano ricorso a vino, gin e whisky. A meritare i titoli dei maggiori quotidiani del Regno Unito è soprattutto la burrascosa convivenza al governo tra Blair e Brown.
SCALTRO MA EMOTIVO - L'attuale inviato del Quartetto in Medio Oriente (oggi assente al lancio del libro proprio per presenziare la ripresa dei negoziati diretti israelo-palestinesi a Washington) ha scritto che Brown minacciò personalmente di farlo cadere sull'onda dello scandalo "Cash for Honours" del 2006, quando vennero rivelate le illecite donazioni fatte ai laburisti da numerose personalità per accedere alla Camera dei Lord. Lo stesso Brown, poi - prosegue Blair -, decise di rimanere al governo in cambio dell'abbandono della riforma delle pensioni. Cacciare l'allora cancelliere dello scacchiere dal governo, tuttavia, sarebbe stato peggio, commenta il fondatore del New Labour, in quanto Brown era molto forte all'interno del partito e la mossa non avrebbe fatto altro che accelerare la sua ascesa come primo ministro. I commenti di Blair sul suo successore sono ambivalenti: da un lato vengono riconosciuti la grande intelligenza, la straordinaria energia, l'intuito politico di Gordon Brown. Dall'altro, però, Blair sottolinea l'assenza di veri principi, di "intelligenza emotiva" manifestata dal cancelliere. In particolare, secondo il tre volte primo ministro, Brown non capì il senso politico del New Labour e non chiarì mai se era favorevole al nuovo corso del partito. Proprio per il fatto di non aver mai definito la sua posizione su questo aspetto cruciale, Brown era votato "al disastro" come primo ministro.
SOSTEGNO A MILLIBAND - Blair ricorda anche di aver incoraggiato David Miliband a opporsi a Brown nel 2007 nella corsa alla leadership laburista. Miliband, tuttavia, preferì non esporsi, preferendo attendere tempi migliori. Tempi che sono giunti adesso: cominciano oggi, infatti, le votazioni per il nuovo leader del partito e David Miliband è il candidato di punta. Nelle sue memorie e nelle interviste rilasciate in questi giorni, Blair non ha espresso esplicitamente una preferenza. Ma alcune sue affermazioni, in particolare quella secondo cui nessun premier sarebbe credibile senza un piano per la riduzione del debito, lasciano capire che la sua preferenza è sempre per l'ex ministro degli Esteri.
IRAQ, GUERRA GIUSTA - Per quanto riguarda l'Iraq, Blair ha offerto la stessa analisi fatta in occasione della sua audizione resa alla Commissione incaricata di indagare sulla guerra. Dicendosi enormemente dispiaciuto per le vittime del conflitto e per le sofferenze patite dai militari, l'ex premier ha ribadito che il costo in termini di vite umane e di sicurezza sarebbe stato maggiore lasciando Saddam Hussein e i suoi figli al potere. In ogni caso, proprio per dimostrare la propria solidarietà ai soldati, Blair ha annunciato di aver già devoluto quattro milioni di sterline avute come anticipo per la pubblicazione del libro nella costruzione di un centro sportivo per i reduci e i mutilati di guerra. Unica ammissione di colpa sul conflitto iracheno, rimane l'incerta pianificazione del dopoguerra, come del resto già riferito alla Commissione d'inchiesta.
CRISI E ALCOL - Sulla crisi finanziaria, l'ex premier ha invitato il partito a evitare eccessive derive a sinistra dopo la vittoria dei conservatori dello scorso maggio: "Il pubblico capisce la differenza tra uno Stato costretto a intervenire per stabilizzare il mercato e un governo che come ai vecchi tempi cerca di svolgere un ruolo di attore fondamentale nell'economia". Se si sceglie quest'ultima strada, avverte Blair,"nel 2015 i laburisti perderanno in maniera persino peggiore". La Bbc, infine, rivela la sorpresa dello spin doctor di Blair, Alistair Darling, nell'apprendere delle abitudini alcoliche dell'ex inquilino di Downing Street: "Non l'ho mai visto condizionato dall'alcol, in nessuna circostanza. Probabilmente ciò che intende dire nel libro è che a volte ha usato gli alcolici come una specie di stampella, di sostegno".
IL CAV E I GIOCHI A LONDRA - Blair nel libro parla anche del premier italiano. "C'è un'ultima persona senza la quale non avremmo potuto vincere: Silvio Berlusconi - scrive riguardo l'attribuzione delle Olimpiadi a Londra - Nell'agosto precedente (2004, ndr) gli avevo fatto visita nella sua casa in Sardegna per chiedergli aiuto sulla candidatura. L'Italia era uno dei protagonisti fondamentali. Mi aveva domandato fino a che punto fosse importante per noi ottenere le Olimpiadi. 'Molto', gli avevo risposto. 'Molto?'. 'Molto'. 'Sei mio amico', aveva detto Berlusconi, 'Non ti prometto niente, ma vedrò cosa posso fare'. Questo comportamento è tipico di Silvio ed è per questo che lo ammiro. Quasi tutti i politici promettono, ma poi non combinano nulla. Lui non aveva promesso, aveva agito". "I rapporti personali contano, questo è ovvio - scrive ancora Blair - ma chi pensa siano elaborati stratagemmi e calcoli matematici a determinare le negoziazioni e i compromessi, sembra ignorarlo. A tutti i livelli, ma soprattutto ai vertici, la politica ruota intorno alle persone. Se un leader ti piace, cerchi di aiutarlo anche se ciò può andare contro i tuoi interessi. Se non ti piace, non lo aiuti. Se prendi le distanze per motivi politici - per esempio perchè, come nel caso di Silvio, c'è più di una controversia sul suo conto - va benissimo, ma non illuderti: a perdere è il tuo Paese. Quel leader non è stupido e sa che non sei disposto a pagare un prezzo per avvicinarti a lui. Credi che non ti serbi rancore? Non so come abbiano votato gli italiani, però...".
01/09/2010