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01/09/2010, 05:30
Offensiva mediatica dell'Iran. Stampa, Tv di Stato e un blog: "E' una prostituta e va punita". Parigi: "Offese inaccettabili" Teheran si smarca: "Ci dissociamo". L'ANALISI Il regime usa il terrore per riprendersi il Paese
«Carla Bruni merita di morire». La frase shock è contenuta in un nuovo editoriale pubblicato dal quotidiano iraniano filogovernativo e ultraconservatore Kayhan, che già sabato aveva definito la première dame «una prostituta» a causa del suo impegno per salvare la vita di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e per complicità nell'omicidio del marito. La moglie del presidente francese Sarkozy la scorsa settimana aveva scritto una lettera aperta alla donna iraniana, cui esprimeva tutto il suo rifiuto per la pena inflittale. «Perché versare il suo sangue e privare i figli della loro madre?», si leggeva nella lettera della Bruni. «Dal fondo della vostra cella - proseguiva - sappiate che mio marito difenderà la vostra causa senza sosta e che la Francia non vi abbandonerà». Per il fondamentalismo islamico che propone il paradigma femminile, velata-muta-occhi bassi, deve essere sembrata una provocazione bella e buona il fatto che una donna si sia «permessa» di intervenire su un affare interno all'Iran e, cosa ancora più grave, di far valere il ruolo di première dame, per mettere in discussione un codice morale inattaccabile sollevando un putiferio di portata internazionale. «Studiando i trascorsi di Carla Bruni - si legge nell'editoriale del quotidiano di Hossein Shariatmadari - si comprende chiaramente perché questa donna immorale stia appoggiando la causa di una donna condannata a morte per adulterio e complicità nell'omicidio del marito (Sakineh, ndr), lei stessa meriterebbe di morire». La Bruni è colpevole per la sua libertà di pensiero, per le sue scelte personali di donna libera e insofferente degli schemi tradizionali e per i fondamentalisti questo equivale a un reato grave, punibile come l'adulterio, con il massimo della pena. E in questo verdetto il quotidiano non si ferma nemmeno davanti al fatto che a parlare è la moglie di un capo di Stato estero e potrebbe scoppiare un incidente diplomatico. Il governo di Teheran ha preso le distanze ma è evidente che l'articolo di Kayhan, il cui direttore viene nominato direttamente dalla Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, rinfocola la polemica tra Iran e Francia. I rapporti sono tesi, tra Francia e Iran, ormai da diversi mesi e sul programma nucleare iraniano la posizione di Nicolas Sarkozy è stata sempre molto ferma. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Ramin Mehmanparast, ha cercato di spegnere la polemica: «Il ricorso a commenti offensivi contro cariche istituzionali straniere non è corretto e non trova l'approvazione del governo iraniano». Mehmanparast ha però ribadito che «sono state adottate politiche sbagliate» contro l'Iran. Il problema quindi diventa formale. «Preferiamo affrontare la questione con critiche logiche, piuttosto che con termini ingiuriosi che sono del tutto contrari ai principi etici». Poi ha precisato di aver chiesto ai media locali di essere più attenti ed evitare di mettere in difficoltà il governo. Eppure Kahyan è uno degli organi di stampa più vicini all'establishment della Repubblica Islamica. Ma contro Carla Bruni c'è stato una sorta di fuoco allargato. Non solo il quotidiano conservatore, anche la tv di Stato e un blog (wwwinn.ir) sono scesi in campo in questa offensiva mediatica. L'accusa è sulle stesse note: è una «donna immorale» per «il suo passato da modella e cantante, un'attrice depravata che ha complottato per rompere la famiglia di Sarkozy e poter sposare il presidente». «Questa donna promiscua di origine italiana, è una rubamariti e a causa delle proprie azioni non è molto popolare tra i francesi». E «prostituta» è anche, sempre per il giornale iraniano, l'attrice francese Isabelle Adjani: anche lei ha preso le parti della condannata. La reazione di Parigi non si è fatta attendere. «Le offese della stampa iraniana sono inaccettabili» ha tuonato il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero e ha precisato di avere inviato un messaggio al governo iraniano «attraverso i normali canali diplomatici». Carla Bruni è solo una delle tante personalità di spicco che si sono mobilitate per Sakineh, condannata alla lapidazione per adulterio e omicidio. L'esecuzione della sentenza è stata temporaneamente sospesa. Questa decisione lascia aperto qualche spiraglio. Ashtiani, 43 anni e madre di due figli, è apparsa di recente in tv, confessando l'adulterio. Ma secondo il suo legale, Houtan Kian - costretto nei giorni scorsi a fuggire in Europa e lasciare la sua assistita nella prigione di Tabriz, dove è reclusa da quatto anni -, si è trattato di una confessione estorta dietro minaccia. La donna ha raccontato di essere stata complice nell'omicidio del marito e di aver avuto una relazione con il cugino del coniuge. Ma che si tratti di dichiarazioni estorte sotto la minaccia della tortura lo dimostra anche l'accusa che la stessa Ashtiani ha rivolto ai media occidentali per la presunta ingerenza nella sua vita privata. Dei cinque giudici che hanno valutato il suo caso, due hanno votato contro la lapidazione, considerando la colpa già espiata con le 99 frustate già inflitte e dichiarando di non avere sufficienti elementi per una condanna a morte. Ma gli altri tre, tra cui il presidente del tribunale, hanno deciso per la pena di morte. La sospensione della condanna è certamente un buon segno, ma in tanti temono che la donna possa essere giustiziata con altri mezzi, anche in segreto.
Carlo Panella
01/09/2010