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    Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

25/08/2010, 05:30

Gli islamici somali fanno una strage

Mogadiscio, assalto all’hotel Muna. Due kamikaze In due si sono fatti esplodere: 32 morti tra civili ed esponenti governativi. Un gruppo di integralisti rivendica l’attentato e parla di 60-70 vittime. Il Paese nel caos.

Uccisioni in Somalia da parte degli islamici Strage in un albergo di Mogadiscio: le milizie islamiche di Shabaab hanno attaccato al cuore di quel che resta della democrazia somala, colpendo con un blitz un hotel frequentato da parlamentari e funzionari del governo transitorio. Il bilancio è di almeno 32 morti, tra i quali sei deputati e quattro dipendenti dell'esecutivo. Anche bambini tra le vittime civili. Decisamente più alto il bilancio dei morti trionfalmente fatto circolare dagli Shabaab nella loro rivendicazione. «I nostri "martiri" hanno portato a termine con successo una grande operazione - ha dichiarato il portavoce dell'organizzazione fondamentalista Sheikh Ali Mohamud Rage -. Sono riusciti a uccidere 60-70 funzionari governativi, poliziotti, responsabili dell'intelligence e impiegati civili». Al momento la cifra non ha trovato conferma, ma non è escluso che il numero delle vittime possa aumentare se risulteranno esatti i racconti di alcune persone che si trovavano nell'albergo a tre piani.


«Io mi sono lanciato da una finestra - ha detto un ragazzo -. Infatti, dopo aver ammazzato le guardie e colpito tutti quelli che c'erano nella hall, i due kamikaze sono saliti sulla terrazza e da lì hanno continuato a sparare, l'uno accanto all'altro, contro le forze di sicurezza che avevano circondato l'edificio... urlavano "Allah Akbar" e sparavano... poi uno dei due è saltato in aria e subito anche l'altro» ha fatto la stessa fine». L'hotel è stato accerchiato dai militari somali e dalle forze dell'Unione africana che hanno ingaggiato una scontro a fuoco con gli attentatori. Un terzo kamikaze si è arreso. Negli ultimi tre anni, dopo il ritiro dei soldati etiopici e il fallimento delle mediazioni tentate dalla comunità internazionale a vari livelli (Unione Africana e Ue in prima fila), gli Shabaab non hanno mai smesso di attaccare le forze del debole governo di transizione.


Ma l'offensiva cominciata l'altroieri - in pieno Ramadan - e sfociata nell'attacco all'hotel potrebbe indicare una svolta verso un ulteriore incancrenirsi del conflitto contro quelli che i fondamentalisti islamici definiscono «gli invasori cristiani e il governo apostata». Di sicuro, l'attentato assesta un duro colpo all'apparato di sicurezza somalo, supportato da oltre 6.300 militari dell'Unione Africana nel tentativo di contrastare l'espansione del braccio di al Qaeda che mira a prendere il controllo del Paese. Dopo il ritiro dei soldati etiopici e il fallimento delle mediazioni tentate dalla comunità internazionale a vari livelli (Unione Africana e Ue in prima fila), a fare le spese restano, come sempre ormai da quasi vent'anni, i civili: donne e bambini in primo luogo. Secondo le ultime stime dell'Onu, solo negli ultimi tre anni 21.000 persone sono state uccise, un milione e mezzo di sfollati vagano all'interno del Paese, mezzo milione sono fuggiti in altri Stati del Corno d'Africa. Intanto, gli Stati Uniti sono convinti che molti degli affiliati a Shabaab «facciano anche parte di al Qaida e lavorino per mettere a segno attentati non solo in Somalia ma anche in altre zone dell'Africa, come dimostra l'attentato a Kampala, in Uganda, durante i Mondiali di calcio in Sudafrica». Lo ha detto ieri il consigliere della Casa Bianca per l'antiterrorismo, John Brennan che ha aggiunto: «Al Qaida è attiva nell'Africa orientale da oltre dieci anni e molti degli individui che oggi sono negli Shabaab ne fanno parte».

 

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Marino Collacciani

25/08/2010

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