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22/08/2010, 05:30

I sogni belli del Superenalotto

Ieri nuova fumata nera con il jackpot che sale a 119,5 milioni. Martedì in arrivo l'ennesimo appuntamento con la sorte.

Sale la febbre da Superenalotto Il quotidiano dei vescovi Avvenire prede di mira i telegiornali nazionali, accusati di dare rilievo, ormai, solo alla sequenza del Superenalotto, al colpo di fortuna che può cambiare la vita, e di tralasciare le notizie, la sequenza dei fatti e la realtà concreta. A firmare l'editoriale - dal titolo «Notizie? Quel che conta è il jackpot, quando i tg danno i numeri» - è Angelo Scelzo, Sottosegretario del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali. Adesso non vogliamo contraddire Scelzo che afferma una verità. Ma a tutti noi piace ancora sognare. E se lo facciamo ogni notte, spesso senza accorgercene, ci farebbe piacere svegliarci, un giorno, per ricordare il colpo che ti cambia la vita. Non quella spirituale, evidentemente, bensì l'esistenza di tutti i giorni. Quella fatta anche di cassetti vuoti di speranza e avvolti dal destino, da quel senso onirico che non dovrebbe mai abbandonarci. Proprio come la fede. Non è una delega all'impegno quotidiano o la deriva di un'esistenza fallimentare, ma se la vita non è in gioco, il gioco può far parte della vita. Una fase ludica matura, se volete, ma che in qualche modo fa restare giovani, avvolti da un sogno anche troppo grande. Chi non indivina la sestina, infatti, non ne fa un dramma. La tragedia sarebbe probabilmente quella di non poter giocare più, di stuzzicare la sorte, di sentirsi milionari per il tempo che intercorre tra un'estrazione e l'altra.

E allora? Certo, scoprirsi vincitori sarebbe un bel soprassalto, uno scombussolamento totale guardarsi allo specchio con gli occhi a forma di dollari come nell'icona classica del Paperon de Paperoni rapito dall'idea di fare soldi. E non cambia molto in Italia, visto che parliamo di euro, divisa ancora in modesto vantaggio nel cambio col biglietto verde.

Ma a proposito di biglietto, sogno o son desto. Voglio verificare subito se i numeri sono quelli giocati. Li ho sentiti al Tg e non mi sbaglio, sono i miei... ormai li so a memoria, gioco sempre quelli. Oddio, dov'è la schedina? Nella tasca dei pantaloni: no, sul comodino... l'ho tolta, stava in mezzo ai soldi, ecco sta lì. Fammi vedere, sì sono proprio sei, uno dietro l'altro. Ma forse li ho scritti male sentendoli al telegiornale. Non c'è problema, cerco su Google: eccoli, sembrano gli stessi. Sì, sono proprio loro. Ma magari ha vinto qualcun altro e non sono il solo. Altro controllo... unico vincitore a Roma, la schedina è stata giocata nella tabaccheria di via... Mah sì, sono proprio io. Sono tutti miei: 117,8 milioni di euro. Rapida molitiplicazione con l'equivalente del cambio euro-lire ed eccolì lì, sommergere tutta la camera da letto i miei 228 miliardi e passa di vecchie lire. E adesso, la schedina dove la metto? In cassaforte? Sì, per fare una cortesia ai ladri... macché, la tengo in casa, al sicuro. Ma se, poi, dimentico il nascondiglio? No, non va bene. Devo dirlo a qualcuno. Tanto anche la metà, da dividere con lei, basta a e avanza. Ecco, intanto un problema l'ho risolto, perché la vita deve essere condivisione e un sogno non si può vivere da soli: si rischia di impazzire a imprigionare la gioia. E, poi, per chi fa il giornalista la notizia va data: solo a lei, però.

Qui finisce il sogno, perché ancora una volta chi scrive non ha vinto. Neanche un misero «3». Ma la fase onirica prosegue, continua a correre in rete, a creare adepti del sogno: così, scopri che su Facebook da tempo molte persone, soprattutto i giovani, si scambiano idee sull'utilizzo potenziale di una vincita milionaria al Superenalotto. Dalla battuta molto gettonata («Se vinco mi calo i pantaloni sulla scrivania del capo e ci c... sopra») all'acquisto di case e macchine di lusso, dai viaggi ai gioielli. Senza mai trascurare la beneficenza. Se, poi, si allarga la ricerca, sui desideri a tutto tondo prevale ancora di gran lunga l'amore. Insomma, questa Italia non è assolutamente da buttare.

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Marino Collacciani

22/08/2010

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