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20/08/2010, 05:30
Sarkozy passa dalle parole ai fatti: espulsi gli irregolari. Il nostro Paese si conferma il più tollerante del Vecchio Continente.
In crisi, sì, ma ancora in grado di decidere per il bene del suo Paese. Patria dei lumi, della ragione, della tolleranza, della libertà, uguaglianza e fraternità. La Francia. Questo è Nicolas Sarkozy. Aveva detto che avrebbe espulso i rom non in regola e l'ha fatto: 93 hanno già detto addio alla Francia e siamo soltanto agli inizi. Bruxelles, cioè l'Europa delle casematte politicanti, aveva avvertito Sarkozy, il quale ha scelto di essere se stesso. Un buon esempio da seguire. L'Italia impari.
Nel nostro Paese abbiamo un problema con i rom e con i romeni, ma, a quanto pare, quella vera e propria distorsione cognitiva che si chiama politicamente corretto ha finora impedito una politica di rigore in materia di espulsioni. Il clima può cambiare, in Italia, ma in Francia cambia la politica, che è altro. Deve prima cambiare la cultura diffusa, anche in area cattolica - troppo cattocomunismo con la bava alla bocca -, si sa, e, intanto, l'Italia resta il Paese di gran lunga più tollerante d'Europa. Nonostante la Lega. La «tolleranza zero» un tanto al chilo è servita soltanto a menare il can per l'aia, a fare propaganda, leghista, ma non solo, tutto qua. I fatti sono testardi e mostrano la stessa realtà: la Francia si è mossa e noi siamo ancora alla sociologia progressista e ai dibattiti autunnali. Il centrodestra non ha mutato il corso delle cose. Questo è il dato prima culturale che politico.
In Italia abbiamo un'estesa area di destra, una maggioranza silenziosa che vota a destra da sempre e che non riesce ad avere un Sarkozy che manda a casa i rom irregolari. Alcune aree del mondo culturale cattolico non favoriscono questo mutamento culturale. Anche questo è un fatto. L'Europa rifiuta infantilmente di accettare che il nostro mondo possa essere attaccato dall'interno e che ciò possa causare difficoltà crescenti alla nostra civiltà e al nostro modo di vivere e convivere. Il mantra della «tolleranza» esorbita dalla sfera razionale e va a inscriversi nell'area vastissima delle rimozioni. Il gioco è fatto, ecco l'Europa dei salotti e delle consorterie statolatri che, un mega Leviatano del tutto estraneo al sentire del nostro popolo. Cambiamo scena, ma non scenario: l'Onu. L'Onu sarebbe da abolire. Sarebbe un sollievo culturale, politico e perfino antropologico. La polemica durissima ed esemplare fra il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, Pd decisionista e poco socievole con il politically correct, e Laura Boldrini, dell'Alto Commissariato dell'Onu, la dice lunga sulla vicenda. Chiamparino ha un problema di occupazione di edifici pubblici da parte di somali ed eritrei, usa la pazienza e il controllo politico, poi, dopo il tam tam che spinge centinaia di persone a diventare padrone di ciò che non appartiene loro - è la legge dello Stato e vale per tutto il suolo pubblico -, fa sgomberare.
La Boldrini, in visita speciale per l'Onu, va in giro a Torino con le provette per le analisi del sangue «democratico» e «tollerante» delle istituzioni e si becca la giusta reprimenda del sindaco, che non ci sta, giustamente, a farsi bollare come un lebbroso nel Trecento. Non è vero, «si tratta di buon senso», sottolinea Chiamparino. Ma in un mondo in cui tutto è allegramente relativo, non ci sono più criteri naturali e oggettivi per distinguere il bene dal male e, di conseguenza, nessuna arma per fare davvero il bene comune, cosa volete che interessi alla Boldrini, all'Onu e alla Ue del buon senso? Della sicurezza dei popoli. Dei valori tradizionali dei popoli, il bene più prezioso. Lo schema Ue-Onu serve alle élites di passaggio, non ai popoli che permangono.
Raffaele Iannuzzi
20/08/2010